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Tassa extraprofitti banche: autogol per l’economia italiana

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni tra i banchi del governo in Parlamento

La tassa sugli extraprofitti delle banche potrebbe essere nel medio termine più dannosa che utile. Colpire il settore bancario significa infatti colpire l’economia italiana. Visto così l’intervento annunciato dal governo sarebbe un vero e proprio autogol. Per rendersene conto potremmo dover aspettare qualche mese, quando il sostegno del finanziamento bancario all’economia, già in contrazione, si ridurrà ulteriormente. È una possibilità concreta secondo Lorenzo Tacconi dell’Ufficio patrimoni responsabili di Banca Etica, interpellato da Borsa&Finanza.

 

Perché la tassa sugli extraprofitti potrebbe essere un autogol

Robin Hood che interviene contro le ricche banche per redistribuire parte di queste ricchezze ai poveri è un’immagine forte che fa sicuramente presa. Tuttavia la realtà non è così semplice. “Questa misura – spiega Tacconi – peserà soprattutto sulle banche di dimensioni medio-piccole, quelle più a contatto con l’Italia produttiva, quelle che erogano il credito all’economia reale e alle PMI, e che in molti territori evitano la crescente desertificazione bancaria. In un’economia che sta rallentando, dove l’erogazione di credito dovrebbe essere al contrario sostenuta, mettere in difficoltà le banche è una scelta rischiosa”.

In altri termini, il rischio è che la decisione del governo sia pro-ciclica e aumenti l’effetto della restrizione monetaria in corso causata dai rialzi dei tassi della Banca centrale europea. Finora l’economia si è dimostrata resiliente ma gli effetti della politica monetaria iniziano a farsi sentire e dispiegheranno i loro effetti nei prossimi mesi. “Stiamo guardando i margini bancari del passato – puntualizza Tacconi – costruiti sull’effetto positivo del rialzo dei tassi di interesse, ma da ora in avanti vedremo anche il lato negativo della medaglia: le banche dovranno fare fronte all’aumento dei non-performing loans in un’economia in sofferenza”. La conseguenza sarà un credito bancario più rarefatto.

Il governo ha precisato che il prelievo non potrà superare lo 0,1% dell’attivo bancario, riducendo così il costo del provvedimento per gli istituti di credito. Le stime sono difficili da fare. Si parla di circa un miliardo di euro per il sistema. Tuttavia l’effetto segnaletico rimane e non è positivo né per l’Italia né per chi ci guarda dall’estero.
Il sistema bancario può apparire solido e ricco ma è un settore delicato che ha dovuto affrontare grandi difficoltà nel recente passato e che dovrà sostenere enormi investimenti nel prossimo futuro. I suoi margini potrebbero ridursi tanto rapidamente quanto si sono gonfiati in uno scenario molto competitivo.

“Ristrutturazioni, accantonamenti, riduzione della leva, gestione di crediti deteriorati, aumenti di capitale, aumento dei costi per la trasparenza e per la vigilanza. Per le banche sono stati anni difficili e utilizzare come parametro di riferimento il 2021 non è corretto. Nel 2021 eravamo in piena crisi pandemica” sottolinea Tacconi che prosegue: “Così si va a colpire una situazione che stava lentamente tornando alla normalità”.

 

Tassa extraprofitti: l’effetto sulle azioni bancarie

Le azioni del settore bancario hanno recuperato, tra ieri e oggi, quasi tutto il ribasso accumulato martedì all’indomani del primo annuncio del governo. Tuttavia, guardando al prosieguo dell’anno e agli esercizi successivi al 2023, la tassa sugli extraprofitti potrebbe costringere gli istituti di credito a ritoccare le loro previsioni.
“Le banche hanno fatto una pianificazione finanziaria per arrivare a erogare un certo livello di dividendi che possa risultare attrattivo per gli investitori e battere la concorrenza delle cedole dei titoli di Stato. Anche se il governo è intervenuto con delle precisazioni sul funzionamento della tassa sugli extraprofitti, la sostenibilità di quei dividendi potrebbe essere stata messa in discussione” conclude Lorenzo Tacconi.

 

Le banche chiudono i rubinetti del credito

Le analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre confermano i timori sulla restrizione del credito bancario all’economia. In un report pubblicato a inizio agosto l’Associazione segnala che tra maggio 2022 e maggio 2023 i prestiti bancari alle imprese italiane non finanziarie sono diminuiti del 5% mentre in Francia e Germania sono aumentati rispettivamente del 4,5% e del 7,4%. Anche la Spagna ha registrato una contrazione ma più contenuta, a -2,8%.

Dal 2011 – prosegue il report – il trend dei prestiti bancari alle aziende è in costante calo. Una leggera inversione di tendenza si è verificata tra i primi mesi del 2020 e settembre 2022, grazie alle garanzie pubbliche messe in campo dai governi Conte 1 e Conte 2. Nell’ultimo anno la tendenza ha cambiato segno. L’aumento dei tassi di interesse ha contribuito in misura determinante a ridurre il flusso dei prestiti alle attività economiche e a pagarne maggiormente le conseguenze sono state le piccole imprese. Quelle con meno di 20 dipendenti, infatti, hanno subito la riduzione degli impieghi vivi del 7,7 per cento (- 9,5 miliardi); per quelle con almeno 20, invece, il taglio è stato della metà: -3,8 per cento (-22,5 miliardi di euro).

La tabella mostra la riduzione del credito a disposizione delle imprese in Italia. Negli ultimi due anni si è registrata una forte diminuzione. Nell'area euro solo Cipro ha fatto peggio.
Andamento dei prestiti alle imprese nell’area euro – Fonte: elaborazione Ufficio studi CGIA su dati BCE

 

 

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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