Tiger Global: ecco quanto ha perso con il crollo delle azioni tech - Borsa e Finanza

Tiger Global: ecco quanto ha perso con il crollo delle azioni tech

Tiger Global: ecco quanto ha perso con il crollo delle azioni tech

L’hedge fund Tiger Global è stata una delle vittime più illustri del tracollo delle azioni tecnologiche a Wall Street. Nel 2022 il fondo ha perso la bellezza di 17 miliardi di dollari, bruciando due terzi di tutti i guadagni realizzati nell’arco di oltre 20 anni, dalla nascita avvenuta nel 2001. Le sue posizioni in azioni al 31 dicembre 2021 valevano 46 miliardi di dollari, mentre alla fine del primo trimestre dell’anno in corso il valore era sceso a poco oltre 26 miliardi di dollari, sia per effetto dei disinvestimenti sia a causa delle perdite di portafoglio accusate.

All’inizio di questa settimana Tiger Global ha comunicato di aver venduto parzialmente o totalmente quote di partecipazione in alcuni gruppi tecnologici di rilievo, come Netflix, Airbnb e Peloton. La rivelazione non è stata accompagnata da alcuna motivazione, ma voci vicine alla società hanno riferito che la decisione sia stata dettata dalla volontà di evitare altre perdite, che ormai hanno raggiunto il livello in cui il fondo non addebita le commissioni di performance del 20%.

 

Tiger Global: la parabola dell’hedge fund

Il disastro di Tiger Global è iniziato dopo la pandemia, quando la Federal Reserve ha reso chiaro al mondo che avrebbe iniziato a inasprire la politica monetaria. A quel punto i titoli tecnologici, di cui è folto il portafoglio del fondo, sono andati in caduta libera. Prima di allora, Tiger aveva vissuto un anno di grazia nel 2020, con le valutazioni delle azioni tech salite alle stelle. Il guadagno annuale del fondo era stato del 48%, con 10,4 miliardi di dollari di profitti. Grazie a questo, l’Amministratore Chase Coleman aveva ottenuto la palma del 14esimo più grande gestore di tutti i tempi, secondo LCH Investments. Tra le attività di hedge fund e quelle di private equity, il totale degli assets gestiti era arrivato a 90 miliardi di dollari.

Nell’autunno del 2021 la metamorfosi. L’inflazione era diventata un problema serio per la Fed, che non poteva più continuare a sostenere la tesi che fosse solo un fenomeno transitorio. Ciò ha comportato che gli investitori hanno iniziato a liberarsi delle azioni tecnologiche facendo abbassare le quotazioni. Tiger Global ha chiuso il 2021 con un calo del 7%. La catastrofe però si è materializzata nei primi 4 mesi del 2022, dove il fondo ha perso il 43,7%, più del doppio rispetto alla discesa del NASDAQ del 21%. L’unica nota lieta per gli investitori è stata che almeno la società non ha accampato scuse. “I mercati non sono stati cooperativi dato il contesto macroeconomico, ma non crediamo nelle scuse e quindi non ne offriremo nessuna”, ha scritto Tiger ai risparmiatori all’inizio di maggio.

Secondo Amin Rajan, Amministratore Delegato della società di consulenza Create Research, una caduta di questa portata è un evento raro e sarà molto difficile per l’hedge fund tornare ai suoi giorni di gloria. Ad ogni modo, la società gestita da Coleman non è l’unica vittima del sell-off violento del mercato quest’anno. L’hedge fund Cypress ad esempio ha perso il 27%, Cascade è calato del 32,5%, mentre Sky Global è sceso del 24%, dopo che nell’ultimo quinquennio ha ottenuto guadagni a 2 cifre ogni anno.

 

Tiger Global: le speranza di ripresa legate alle azioni tech

Si rialzerà dal fondo Tiger Global nei prossimi tempi? La società si è mostrata ottimista nei confronti degli investitori, sostenendo che le condizioni di mercato cambieranno e che nel lungo periodo la crescita del settore tecnologico è rimasta intatta. Tuttavia, gli investitori hanno bisogno di osservare i fatti, al di là dei proclami. E almeno per quest’anno le prospettive sulle azioni legate alla crescita non sono dei migliori, con la Fed che è in procinto di alzare ripetutamente i tassi d’interesse per combattere l’inflazione.

Un fattore positivo che gioca a vantaggio dell’hedge fund sta nel fatto che gli investitori non possono prelevare denaro per 2 anni e successivamente può essere richiesto indietro solo il 25% della loro liquidità all’anno. Questo vuol dire che occorrono 6 anni affinché si possa riscattare totalmente la quota. E ciò potrebbe essere decisivo se il quadro macroeconomico e dei mercati dovesse mutare nell’arco di un anno, come si crede.

 

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