Titoli di Stato europei: la paura di una recessione spinge in alto i rendimenti - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Titoli di Stato europei: la paura di una recessione spinge in alto i rendimenti

Titoli di Stato europei: la paura di una recessione spinge in alto i rendimenti

Nel mercato dei titoli di Stato europei si comincia a respirare la stessa aria che si respirava un decennio fa, quando la crisi del debito sovrano dei Paesi dell’Eurozona aveva generato un panico mai visto prima negli investitori. I rendimenti dei Bund tedeschi hanno registrato un aumento del rendimento, sulla scadenza decennale, all’1,3% contro appena lo 0,18% dell’anno passato. Anche le obbligazioni pubbliche italiane hanno subito turbolenze notevoli negli ultimi mesi. come conseguenza lo spread tra BTP e Bund a 10 anni questa settimana è risalito in area 230 punti base, riflettendo anche l’ansia per le elezioni politiche italiane in calendario il prossimo settembre.

A determinare questi movimenti sui titoli di Stato europei, oltre ai fattori locali come le elezioni italiane, vi è lo spauracchio della recessione. La crisi energetica ha colpito l’Europa più di altre aree geografiche  rischia di mettere in ginocchio l’economia del Vecchio Continente, alle prese con la carenza di forniture di gas naturale proveniente dalla Russia. Il gasdotto Nord Stream 1 sospenderà le attività tra il 31 agosto e il 2 settembre per manutenzioni non programmate e la notizia è stata sufficiente a generare una nuova impennata nei prezzi del gas naturale. Il timore è che prima o poi si arrivi a uno stop definitivo degli approvvigionamenti, il che sarebbe un duro colpo per l’economia dell’intera area. Le quotazioni del gas alle stelle e salate bollette dell’energia stanno creando i presupposti per parecchi default in ambito imprenditoriale e per una forte frenata dei consumi delle famiglie.

 

Titoli di Stato europei: manca il sostegno della BCE

La precaria situazione economica dell’Europa si riverbera sul mercato dei titoli di Stato, che non possono più contare come prima sul supporto della BCE. Dopo l’arrivo della pandemia, Francoforte aveva messo in campo un piano imponente per sostenere gli acquisti di bond, ma ora l’inflazione al galoppo ha costretto l’Eurotower a cambiare strategia. A luglio ha attuato un aumento di mezzo punto percentuale dei tassi d’interesse e nella riunione del prossimo 8 settembre le attese sono per un’ulteriore stretta aggressiva.

La recessione è il prezzo da pagare per riportare sotto controllo i prezzo al consumo. Lo ha confermato la scorsa settimana Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo dell’istituto centrale, affermando che

 

“le pressioni inflazionistiche non si riducono da sole”.

 

A questa dichiarazione ha fatto eco quella del governatore della Banca Centrale tedesca Joachim Nagel, che prevede un indice dei prezzi al consumo superiore al 10% per la prima volta in 70 anni in Germania.

 

Le opinioni degli analisti

Di fronte a questo quadro non esaltante, gli analisti esprimono reoccupazione. Antoine Bouvet, stratega senior della banca olandese ING, ritiene che le condizioni di mercato dei titoli obbligazionari siano compromesse, perché

 

“tutti hanno la stessa visione e quindi nessuno è disposto a collocarsi dalla parte opposta”.

 

Bouvet ha aggiunto che in genere l’attività di mercato si calma durante il periodo estivo, ma

 

“prima di entrare nella pausa di agosto la liquidità stava peggiorando per via di una maggiore incertezza economica e di una minore propensione al rischio”.

 

Snigdha Singh, co-responsabile del trading europeo di obbligazioni, valute e materie prime presso Bank of America, ha messo in luce come la volatilità sia accresciuta e vi siano quindi meno nuove operazioni di obbligazioni sovrane e societarie in tutto il Continente. Craig Inches infine, responsabile dei tassi e della liquidità di Royal London Asset Management, osserva come gli spread denaro-lettera si siano allargati per effetto delle condizioni del mercato obbligazionario globale in peggioramento. Questo, a suo giudizio, potrebbe essere un ulteriore freno negli acquisti.

AUTORE

Picture of Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *