La salita dei rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a lunga scadenza attrae l’attenzione degli investitori internazionali. A sostenerlo, in un’intervista a Bloomberg, è Matthew Hornbach, responsabile globale della strategia macro di Morgan Stanley, secondo cui “c’è ancora un’enorme quantità di offerta sulla parte lunga del mercato dei bond nipponici”. A suo avviso, “il Ministero delle finanze, che ha una cadenza più lenta nel modo in cui adegua il suo programma di emissioni, alla fine riceverà il messaggio dalla comunità degli investitori di ridurre le sue emissioni”.
Negli ultimi giorni si è vociferato che il Ministero potrebbe riacquistare i titoli di Stato giapponesi sul mercato con scadenze tra i 20 e i 40 anni per diminuire l’offerta e abbassare i rendimenti. Tuttavia, non è ancora chiaro quando l’ente governativo potrebbe mettere in campo una mossa del genere.
Gli investitori stanno vendendo i bond nipponici perché preoccupati dell’aumento costante del debito del Giappone, che potrebbe essere messo ulteriormente sotto pressione con i futuri rialzi dei tassi di interesse da parte della Bank of Japan.
Al riguardo, l’istituto monetario guidato da Kazuo Ueda potrebbe rallentare il ciclo delle strette. Stesso discorso per il quantitative tightening da 400 miliardi di yen (2,8 miliardi di dollari) a trimestre che dovrebbe terminare a marzo del 2026.
Tra gli economisti, si sta facendo strada l’ipotesi che la Banca centrale non aumenterà il costo del denaro prima del prossimo anno, proprio per evitare di appesantire il bilancio pubblico sul fronte del debito. Alla fine di giugno, la BoJ dovrebbe svelare il piano di acquisti di obbligazioni per il periodo che inizia ad aprile del prossimo anno.
Titoli di Stato giapponesi: dove andranno i rendimenti?
Hornbach di Morgan Stanley ha dichiarato che i rendimenti dei Treasury statunitensi a lungo termine e il dollaro scenderanno nel tempo, via via che i dazi si fanno sentire. Questo, insieme al fatto che le Banche centrali di tutto il mondo dovrebbero prima o poi ridurre i rendimenti, finirebbe per impattare anche sui rendimenti delle obbligazioni giapponesi.
I ritorni dai bond nipponici, insomma, sarebbero trascinati al ribasso, anche se il Sol levante non riuscisse a mantenerli a livelli bassi. “I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi, per la maggior parte della mia carriera nei mercati, sono stati visti come il punto di ancoraggio per la duration globale”, afferma Hornbach. “Anche se i titoli di Stato giapponesi potrebbero non essere più considerati l’ancora globale per i mercati obbligazionari, altre Banche centrali stanno agendo in modi che penso portino in ultima analisi a tassi di interesse più bassi in tutto il mondo”.









