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Titoli di Stato italiani: per Scope Ratings rischiano esclusione da TPI della BCE

Titoli di Stato italiani: per Scope Ratings rischiano l'esclusione dal TPI della BCE

I titoli di Stato italiani potrebbero non essere più idonei all’acquisto da parte della Banca centrale europea. A sostenerlo è un report di Scope Ratings, secondo cui i conti pubblici italiani quest’anno saranno peggiori e quindi il paese non rispetterebbe più le condizioni per rientrare nell’ambito dello scudo anti-spread previsto dalla BCE. Quest’ultimo, denominato anche Transmission Protection Instrument (TPI), è uno strumento di emergenza che viene attivato nel caso in cui i rendimenti sui titoli di Stato di un paese facente parte dell’eurozona salgano troppo.

Le regole di attivazione non si conoscono nei minimi dettagli, ma lo scorso anno il governatore Christine Lagarde aveva chiarito che qualora gli spread aumentassero per via di “errori politici”, il programma non verrebbe utilizzato. In sostanza, gli Stati membri devono attenersi a quelle che sono le regole del blocco, avere una sostenibilità di bilancio ed essere al riparo da squilibri a livello macro.

 

La posizione dell’Italia

L’Italia in che posizione è? Secondo la Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economia e finanziaria (Nadef) approvata dal Consiglio dei ministri a fine settembre, il deficit sarà al 5,3% del PIL quest’anno per effetto della contabilizzazione del Superbonus, mentre salirà dal 3,6% precedentemente previsto al 4,3% nel 2024. Solo nel 2026 ci sarà l’allineamento con gli obiettivi dell’Ue con un deficit al 3%. Il rapporto debito/PIL per il 2024 è fissato al 140,1% senza alcuna riduzione fino al 2026, con il PIL che crescerà l’anno venturo solamente dell’1,2% rispetto a una stima ad aprile dell’1,5%.

Questi numeri hanno agitato gli animi degli investitori e hanno fatto salire lo spread tra i titoli di Stato italiani a 10 anni e gli equivalenti Bund tedeschi oltre la soglia psicologica di 200 punti base. Sono dati che non piacciono agli analisti di Scope Ratings secondo cui “per mantenere il suo rating sull’Italia a BBB+ è necessario che i titoli di Stato italiani rientrino nel programma anti-spread della BCE”. L’appuntamento comunque è al 1° dicembre, quando l’agenzia esprimerà il suo giudizio sul nostro paese.

 

Titoli di Stato italiani sotto esame

Entro la fine dell’anno Roma dovrà passare sotto le forche caudine di tutte le società di rating che daranno la loro valutazione sul merito creditizio italiano. Tra la metà di ottobre e le prime due settimane di novembre scenderanno in campo S&P Global, DBRS, Fitch e Moody’s, il cui parere probabilmente guiderà l’andamento delle obbligazioni pubbliche sul mercato.

Nel frattempo vi è anche il rischio che la BCE chiuda anticipatamente i reinvestimenti nell’ambito del PEPP, il programma di acquisto dei titoli di Stato varato durante la pandemia e che dovrebbe proseguire fino alla fine del 2024. Se l’Eurotower dovesse sospendere i reinvestimenti si tratterebbe di mancati acquisti per circa 50 miliardi di euro, pari a circa il 10% delle esigenze di finanziamento stimate per il 2025, osserva Scope Ratings. L’agenzia europea si aspetta comunque che il governo porterà avanti le riforme e un graduale consolidamento di bilancio nei prossimi anni, anche se rileva il “rischio di un allargamento del deficit e ritardi nell’implementazione dei progetti finanziari con i fondi Ue”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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