Una delle situazioni più difficili per un paese si verifica quando i propri titoli di Stato crollano sui mercati obbligazionari, evento accompagnato quasi sempre a una crisi di fiducia nei confronti del debito nazionale. Sotto il profilo finanziario, la perdita di fiducia viene misurata dallo spread, ovvero dal divario di rendimento tra le obbligazioni pubbliche di uno Stato e il rendimento dei titoli di un paese considerato sicuro. Ad esempio, lo spread Btp/Bund misura lo scarto in termini di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, ossia relativi alla più solida e stabile economia europea. Il calo dei prezzi dei titoli di Stato non è sempre una notizia negativa. Ci sono alcune circostanze in cui lo Stato può trarne beneficio.
In questo articolo:
- Titoli di Stato: ecco i casi in cui vengono riacquistati
- Non sempre conviene
Titoli di Stato: ecco i casi in cui vengono riacquistati
Ci sono alcuni casi che vale la pena enunciare in cui uno Stato decide di riacquistare sul mercato i propri titoli di Stato.
I tassi di interesse scendono
Se lo Stato ha emesso titoli con tassi alti e, successivamente, i rendimenti di mercato scendono — perché la Banca centrale ha tagliato il costo del denaro oppure perché si è rafforzata la fiducia verso il debito del paese — può convenire riacquistare i vecchi titoli, che pagano interessi elevati, e rifinanziarsi emettendo nuovi titoli a tassi più bassi. Il risultato è un risparmio in termini di riduzione della spesa per interessi.
I titoli quotano sotto il valore nominale
Questo è il caso apparentemente più allettante per uno Stato. Se i titoli sul mercato valgono meno di 100, ad esempio 70 o 80, il Ministero delle Finanze può decidere di riacquistarli a prezzo scontato, cancellandoli al valore nominale. In questo modo ottiene una riduzione del debito in termini nominali.
Ridurre il debito in circolazione
Se ci sono risorse disponibili, ovvero si crea una situazione di avanzo di bilancio o di liquidità in eccesso, riacquistare titoli riduce direttamente lo stock di debito. Si tratta di una scelta tipica nei periodi di finanza pubblica solida. Tuttavia, questo non è un caso molto frequente, dato che le amministrazioni pubbliche sono spesso alla ricerca di nuovi fondi per finanziare la spesa.
Gestione delle scadenze (debt management)
Lo Stato può riacquistare titoli anche quando la scadenza è ravvicinata o la struttura del debito è poco efficiente. In sostanza, il Tesoro vuole evitare che si manifestino picchi di rimborso e, al contempo, rendere il profilo del debito più stabile nel tempo.
Situazioni di mercato favorevoli o strategiche
Esistono alcune condizioni di mercato particolarmente favorevoli che spingono lo Stato a comprare i propri titoli, come, ad esempio, la presenza di molta liquidità nel sistema. A volte, invece, il governo vuole inviare un segnale preciso ai mercati operando strategicamente sui propri titoli, magari per migliorare gli indicatori di sostenibilità del debito. Ciò avviene spesso nelle fasi in cui gli investitori sembrano perdere fiducia nel debito di un Paese.
Non sempre conviene riacquistare titoli di Stato
Una domanda che molti si pongono è: se i prezzi dei titoli di Stato calano molto, il governo, riacquistandoli, risparmia un sacco di soldi sul rimborso del debito? E allora perché preoccuparsi, come invece spesso avviene?
In linea teorica, se un titolo ha valore nominale 100 e viene riacquistato, ad esempio a 80, lo Stato risparmia 20 di debito e quindi ne trae un vantaggio. Tuttavia, il problema reale è: perché i prezzi scendono? La verità è che i titoli di Stato non crollano a caso. Quando ciò avviene, è perché il mercato percepisce un rischio maggiore oppure perché i tassi di interesse sono saliti. In entrambi i casi, significa che per lo Stato rifinanziarsi diventa più costoso. Il punto cruciale, spesso ignorato, è che per riacquistare i propri titoli il Tesoro deve avere liquidità, che arriva quasi sempre dalle tasse oppure da nuovo debito.
Quindi, se i tassi sono più alti, lo Stato si indebita a un costo maggiore rispetto a prima, pagando, ad esempio, un 4-5% di interesse, a fronte del 2% corrisposto sui vecchi titoli. Di conseguenza, da un lato migliora il livello del debito, ma dall’altro peggiora la struttura finanziaria ad esso collegata. In altri termini, se lo Stato prende a prestito al 5% per riacquistare debito al 2%, sta scambiando un debito economico con un debito più oneroso.
Un altro aspetto molto importante è che il riacquisto di titoli di Stato può trasmettere al mercato un segnale negativo. Quando i prezzi calano, infatti, è perché gli investitori stanno vendendo, e quindi il mercato perde fiducia. Se lo Stato intervenisse massicciamente per riacquistare, potrebbe mostrare preoccupazione, rischiando di peggiorare ulteriormente la percezione.
Esiste anche una questione di coordinamento con la Banca centrale, che spesso è deputata a intervenire acquistando titoli di Stato in situazioni particolari. Se lo facesse direttamente lo Stato, si potrebbe creare un disallineamento, poiché sono le autorità monetarie a gestire la liquidità nel sistema.









