Da quando il cancelliere entrante della Germania, Friedrich Merz, ha annunciato un gigantesco pacchetto di spesa da 1.000 miliardi di euro, i rendimenti dei titoli di Stato tedeschi decennali si sono impennati. La scorsa settimana hanno lambito il 3%, livello che non si vede da ottobre del 2023.
La più grande economia europea potrebbe compiere un passo epocale, modificando la sua Costituzione per rimuovere i limiti autoimposti sul deficit fiscale. Ciò aprirebbe le porte al piano di investimenti nella difesa e nelle infrastrutture del Paese. Il piano sarebbe a debito e quindi metterebbe sotto pressione le finanze dello Stato.
Gli investitori non sono abituati a questa forma di espansionismo fiscale di una nazione che ha fatto del rigore il suo cavallo di battaglia in Europa. Di conseguenza, l’idea che la Germania possa adottare un approccio più simile a quello degli Stati membri dell’area mediterranea mette il mercato in uno stato di allerta. La reazione finora è stata lo scarico dei Bund e la salita dei rendimenti.
Titoli di Stato tedeschi: rendimenti al 4% possibili, ma attenzione ai dazi
I titoli di Stato tedeschi sono sempre stati considerati un bene rifugio, sia perché espressione dell’economia più forte del Vecchio continente, ma soprattutto per la garanzia insita di nell’austerità politica. Nel periodo in cui i tassi di interesse erano prossimi allo zero, i Bund a 10 anni davano persino un ritorno negativo.
Ora le dinamiche stanno cambiando, perché la Germania ha bisogno di rilanciare un’economia che negli ultimi anni ha flirtato con la recessione. Quindi, dove potrebbero arrivare i rendimenti del Tesoro?
Secondo Vasileios Gkionakis, economista senior e strategist di Aviva Investors, via via che le misure fiscali in Germania stimolano la crescita, i rendimenti possono continuare a salire fino a raggiungere addirittura il 4%. “Un intervallo compreso tra il 3,5% e il 4% è del tutto fattibile, dati gli annunci e una traiettoria realistica per la crescita, il pareggio di bilancio, l’inflazione e la politica monetaria”, ha scritto l’esperto in una nota, senza tuttavia fornire una tempistica in cui la previsione possa concretizzarsi. Se questo scenario dovesse realizzarsi, si tratterebbe del livello dei rendimenti dei Bund più alto dalla grande crisi del 2008.
L’economista però considera un ostacolo nella risalita dei rendimenti: i dazi del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Il magnate ha annunciato tariffe reciproche a partire dal 2 aprile, il che implica ulteriori imposizioni a livello settoriale in grado di colpire l’Europa oltre a quelle generalizzate su acciaio e alluminio.
L’aggressività trumpiana rischia di fare danni, in quanto rallenterebbe la crescita della regione. Se così fosse, probabilmente la Banca centrale europea sarebbe costretta a tagliare il costo del denaro, facendo in questo modo aumentare i prezzi delle obbligazioni e calare i rendimenti. “Tariffe severe e permanenti probabilmente limiterebbero un ulteriore aumento dei rendimenti, in particolare se la BCE fosse costretta a tagliare i tassi di interesse per stimolare la crescita”, ha detto Gkionakis. Tuttavia, “anche in questo scenario apocalittico, farei fatica a vedere rendimenti dei Bund inferiori ai livelli attuali tra circa un anno”, ha aggiunto.









