Titoli di Stato USA: come il rendimento incide sulle azioni - Borsa e Finanza

Titoli di Stato USA: come il rendimento incide sulle azioni

Titoli di Stato USA: come il rendimento incide sulle azioni

Il rendimento dei titoli di Stato USA decennali si trova a un livello cruciale in questo momento. Attualmente viaggia al 3,15%, appena sopra il punto spartiacque che delimita la possibilità di ulteriori rialzi o ribassi. In altri termini, se il rendimento dovesse scendere sotto il 3%, significherebbe che gli investitori sono tornati a comprare i Treasury Bond americani, scansando i timori che l’economia vada in recessione. A quel punto, secondo gli strateghi di Mask Risk Advisors, il livello da monitorare sarebbe quello di un rendimento al 2,7%, che costituirebbe un supporto importante. Qualora invece ci fosse una nuova ondata rialzista, si potrebbe raggiungere una quota del 3,5% prima e 3,8% dopo, a giudizio degli esperti. A quel punto vorrebbe dire che il quadro è peggiorato decisamente.

Quest’anno i rendimenti dei titoli di Stato USA hanno superato per la seconda volta dal 2018 il 3%, perché la Federal Reserve ha inasprito la sua politica monetaria alzando il costo del denaro e spingendo in alto i rendimenti obbligazionari. Quando i tassi aumentano, infatti, gli investitori vendono i titoli di Stato per equilibrare i rendimenti sul mercato con prezzi più bassi.

Da qui alla fine dell’anno la Banca Centrale americana continuerà a stringere sui tassi per almeno altre quattro volte, con un incremento per volta che sarà dallo 0,5% allo 0,75%. L’obiettivo dichiarato in pompa magna ormai è quello di abbassare l’inflazione più alta da 40 anni. Tuttavia, queste aspettative sono state in buona parte già scontate dal mercato, quindi non è escluso che le vendite sui titoli di Stato USA siano giunte al termine o manca poco per essere in dirittura d’arrivo.

 

Titoli di Stato USA: cosa significa per le azioni la variazione dei rendimenti

Come il rendimento dei titoli di Stato USA si muoverà al di sopra o al di sotto del livello critico del 3% risulterà di fondamentale importanza per le azioni in Borsa. Se è vero che una risalita oltre questo punto innescherà una vendita dei T-Note e un incremento del rendimento al 3,5%-3,8%, l’ambiente che si creerà per le azioni non sarà dei migliori.

Quando i tassi salgono sul mercato le società sostengono un onere maggiore a finanziarsi e i flussi di cassa futuri vengono scontati a un interesse superiore, risultando meno preziosi in termini attuali. Questo è particolarmente vero per le società come quelle tecnologiche, che investono molto sulla crescita e il cui ritorno degli investimenti sarà più evidente a lungo termine. Viceversa, se il rendimento delle obbligazioni americane dovesse abbassarsi fino al 2,7%, vorrebbe dire che il mercato non sta più temendo una recessione, la quale implica la flessione della crescita e il calo dell’occupazione.

Questo giova particolarmente alle azioni perché aumenta la fiducia del mercato, rimanendo validi i discorsi sul minor costo di finanziamento e sul maggior valore dei flussi reddituali attualizzati. Quindi, l’osservazione dell’andamento dei titoli di Stato USA a 10 anni potrebbe essere un orientamento prezioso per l’investitore per capire dove potrà andare il mercato azionario nei prossimi mesi.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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