Titoli di Stato USA: rendimenti a 10 anni oltre 4% per prima volta da 2010
Cerca
Close this search box.

Titoli di Stato USA: rendimenti a 10 anni oltre 4% per prima volta da 2010

Titoli di Stato USA: rendimenti a 10 anni oltre il 4% per la prima volta dal 2010

I nervi degli investitori attualmente sul mercato dei titoli di Stato USA sono estremamente tesi. Il rendimento dei T-Note a 10 anni ha superato la soglia psicologica del 4% per la prima volta dal 2010. Non solo; dal 3,2% di fine agosto si accinge a fare il più grande aumento mensile dal 2003, oltre a essere sulla buona strada per il più forte incremento annuale di sempre. Questo ha un significato molto importante, perché il rendimento del Tesoro a 10 anni rappresenta un punto di riferimento chiave per i costi di finanziamento a livello globale. Per quanto riguarda i Treasury Bond a 2 anni, i titoli hanno raggiunto una resa del 4,35%, valore massimo dall’agosto 2007. Inoltre, con un salto di 3,55 punti percentuali quest’anno, il rendimento potrebbe proiettarsi verso un aumento storico.

 

Titoli di Stato USA: volatilità alle stelle

A preoccupare è l’altissimo tasso di volatilità che ha investito il mercato da 24.000 miliardi di dollari, segnando il più violento periodo di turbolenza dall’inizio della pandemia. Lo dimostra l’indice Ice BofA Move, che riproduce la volatilità del mercato obbligazionario. Il parametro è arrivato al livello più alto da marzo 2020, denotando un crescente stato di agitazione degli operatori, spaventati dall’aumento dei tassi da parte della Federal Reserve. “In questo momento si vive un vortice di volatilità”, ha affermato Gennadiy Goldberg, strategist di TD Securities, che ha precisato come ci siano investitori che “stanno alla larga dalle obbligazioni a causa della volatilità e proprio per questo finiscono per aumentarla”.

La liquidità nel mercato del Tesoro ha subito un processo di deterioramento in questi mesi, esacerbando le oscillazioni dei prezzi. Questo sta tenendo lontani i gestori dei fondi che hanno diminuito la domanda di titoli di Stato USA. Oggi il Tesoro metterà all’asta 36 miliardi di dollari in titoli pubblici a 7 anni, ma in questo ambiente molto depresso ciò rappresenta una vera sfida. “Penso che continueremo ad avere uno sciopero degli acquirenti, fino a quando non ci sarà più certezza”, ha riferito Tom Simons, economista del mercato monetario presso la banca d’investimento statunitense Jefferies.

 

Tutte le preoccupazioni degli investitori

Il leit motive che spinge i trader a vendere i titoli di Stato USA riguarda ovviamente la politica monetaria della Federal Reserve, che con l’aumento ripetuto del costo del denaro sta facendo salire i rendimenti. La Banca Centrale a stelle e strisce ha attuato la terza stretta consecutiva di 0,75 punti percentuali nell’ultimo meeting del 20/21 settembre e, con molte probabilità, farà lo stesso da qui a fine anno. Gli investitori ormai si aspettano che il tasso terminale si collochi tra il 4,5% e il 5%, anche se non manca chi addirittura stima livelli oltre.

In questi giorni, vi sono anche altre situazioni che stanno contribuendo a fomentare incertezza e paura, provenienti da ogni parte del mondo. In Giappone, lo yen è in caduta libera e il Governo ha dovuto effettuare il primo intervento diretto nel mercato valutario dal 1998. In Gran Bretagna, la sterlina sta subendo la stessa sorte, raggiungendo il minimo storico rispetto al dollaro, dopo il piano di riduzione delle tasse elaborato dal Governo. Mentre l’Europa è alle prese con una crisi energetica che ogni giorno tende a esacerbarsi, come dimostra l’ultimo caso successo con la perdita di gas dai gasdotti Nord Stream. Il clima di sfiducia generale non aiuta gli investitori, sebbene i Treasury Bond americani siano da sempre considerati beni rifugio. Tuttavia, stavolta, tale caratteristica si intreccia con il percorso della Fed, il che esalta tutte le variabili che possono trasferire incertezza nei mercati.

 

AUTORE

Picture of Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *