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Transizione 5.0, cos’è e come funziona il credito d’imposta alle imprese

Un modulo fotovoltaico

Investire in sostenibilità conviene con Transizione 5.0, il piano che promuove la transizione energetica e l’innovazione delle imprese italiane. Con la conversione in legge del decreto n. 19 del 2 marzo 2024 e in attesa dei decreti attuativi, il governo ha messo in piedi un programma complessivo da 13,38 miliardi di euro: 6,3 miliardi a valere sui fondi del PNRR e oltre 6,4 miliardi dal piano 4.0 che dura fino al 2025. Ma quali sono le istruzioni per accedere a questi fondi?

 

Transizione 5.0, cos’è e come funziona il bonus

Lanciato all’interno della piattaforma Italia Domani per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Transizione 5.0 è l’investimento per favorire la rivoluzione verde e la transizione ecologica del sistema impresa italiano. La missione, prevista dal REPowerEU per ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili, è implementare i processi produttivi ad un modello energetico efficiente, sostenibile e basato sulle rinnovabili. L’obiettivo è ottenere un risparmio energetico di 0,4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio nel periodo 2024-2026.

Il bonus per le aziende è fruibile sotto forma di credito d’imposta. Il criterio di assegnazione dell’agevolazione non dipende da parametri come la forma giuridica dell’azienda, il regime fiscale di determinazione del reddito, la dimensione o il settore d’appartenenza. Il fattore principale per l’assegnazione è aver effettuato nel 2024 e nel 2025 nuovi investimenti in strutture produttive nell’ambito di progetti di innovazione che permettono di raggiungere una riduzione dei consumi energetici.

 

I requisiti per il bonus Transizione 5.0

Il bonus viene concesso a condizione che le imprese, tramite gli investimenti agevolabili, conseguano complessivamente una diminuzione dei consumi energetici nel loro ciclo produttivo. La riduzione dei consumi della struttura produttiva che occorre ottenere grazie a Transizione 5.0 non deve essere inferiore al 3%. In alternativa, bisogna conseguire una riduzione dei consumi energetici dei processi interessati dall’investimento pari almeno al 5%. La quota di riduzione dei consumi e di risparmio energetico raggiunti rispetto al periodo precedente l’avvio dell’investimento, deve essere certificata da un ente abilitato.

I progetti di innovazione premiati sono quelli relativi a strutture produttive presenti sul territorio italiano, fatti da aziende che a beneficio dell’ambiente e del clima hanno effettuato investimenti in beni materiali strumentali all’esercizio d’impresa ad eccezione delle biomasse, beni immateriali e spese del personale. Tra i beni immateriali rientrano i software, i sistemi, le piattaforme e le applicazioni per l’intelligenza degli impianti che garantiscono il monitoraggio continuo e la visualizzazione dei consumi energetici e dell’energia autoprodotta e autoconsumata o che introducono meccanismi di efficienza energetica. Se acquistati insieme a questi ultimi, sono accettati anche i software per la gestione d’impresa.

I moduli fotovoltaici ammissibili sono quelli prodotti in Unione europea con un’efficienza a livello di modulo di almeno il 21,5%, con celle ad efficienza di minimo il 23,5% e con celle bifacciali ad eterogiunzione di silicio o tandem con un’efficienza di cella di almeno il 24%. Le spese del personale includono i costi dei formatori per le ore di partecipazione ai corsi connessi al processo di formazione, gli onorari per formatori e partecipanti, le spese di viaggio, i materiali e le forniture, l’ammortamento degli strumenti e delle attrezzature, i costi dei servizi di consulenza, le spese generali, amministrative e di locazione per le ore durante cui i partecipanti hanno seguito la formazione.

Naturalmente tutte queste spese per la formazione, attuabili nel limite del 10% degli investimenti effettuati nei beni materiali e immateriali, devono essere relative all’acquisizione delle competenze utili nello sfruttamento delle tecnologie per la transizione energetica dei processi produttivi. Le attività formative, inoltre, andranno erogate da soggetti esterni che verranno individuati con uno specifico decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

 

Credito d’imposta 5.0: quote e maggiorazioni

Il credito d’imposta è del 45% della spesa fino a un massimo di 50 milioni di euro. Il bonus non è automatico: l’impresa non può più gestire l’agevolazione in autonomia compensandola nel modello F24. A differenza di Transizione 4.0, c’è una condizione essenziale da rispettare con Transizione 5.0: bisogna comunicare preventivamente il progetto di investimento al GSE, il Gestore dei servizi energetici che fa da garante e promotore dello sviluppo sostenibile.

È il GSE, in accordo con il Mimit, a determinare il credito d’imposta utilizzabile fino al 31 dicembre 2025 e non cumulabile con il bonus per investimenti in nuovi beni strumentali previsto dal piano 4.0. Sfruttabile esclusivamente in compensazione decorsi i cinque giorni dalla regolare trasmissione del progetto da parte del Gestore dei servizi energetici all’Agenzia delle Entrate, il credito d’imposta viene compensato subito dopo aver ottenuto il via libera da parte delle autorità ed è riconosciuto con queste percentuali:

 

  • 35% del costo per investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
  • 15% del costo per investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni;
  • 5% del costo per investimenti oltre i 10 milioni di euro e fino al limite massimo di 50 milioni.

 

La quota viene aumentata con maggiorazioni del:

 

  • 40%, 20% e 10% in caso di riduzione dei consumi energetici della struttura produttiva superiore al 6% o, in alternativa, dei processi interessati dall’investimento superiore al 10%;
  • 45%, 25% e 15% in caso di riduzione dei consumi energetici della struttura produttiva superiore al 10% o, in alternativa, dei processi interessati dall’investimento superiore al 15%.

 

L’ammontare del bonus che non viene ancora utilizzato al 31 dicembre 2025 è differibile e può essere sfruttato in cinque quote annuali dello stesso importo. Viceversa, il credito d’imposta non può essere ceduto o trasferito, nemmeno all’interno del consolidato fiscale. Quanto all’attestazione della riduzione dei consumi energetici, infine, deve essere riproporzionata su base annuale e calcolata con riferimento ai consumi registrati nell’esercizio precedente a quello di avvio degli investimenti, al netto delle variazioni dei volumi produttivi e delle condizioni esterne che influiscono sui consumi. Discorso diverso per le nuove imprese: per queste il risparmio conseguito deve essere calcolato rispetto ai consumi medi annui i cui parametri saranno individuati con un apposito decreto attuativo.

 

Le critiche al piano Transizione 5.0

Assocarta, Assofond, Assomet, Assovetro, Confindustria Ceramica e Federbeton esprimono forti perplessità sul piano lanciato per supportare le imprese nel processo di decarbonizzazione. Secondo i rappresentati delle associazioni di categoria dei comparti industriali dal cartario al cemento, Transizione 5.0 è un’occasione sprecata per l’esclusione nell’articolo 38 del DL 19/2024 di quei settori “che sono e devono essere in prima linea per il raggiungimento della neutralità carbonica”: il sistema ETS e delle biomasse.

Auspichiamo vivamente che, nella conversione della norma primaria, possano essere risolte questa criticità, consentendo anche alle imprese più energivore di programmare gli investimenti possibili nella ristretta tempistica prevista da Transizione 5.0. Basterebbe inserire il riferimento ad attività nell’ambito del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS) che generano emissioni di gas a effetto serra previste non inferiori all’80° percentile dei pertinenti parametri di riferimento ed includere le biomasse, anche usate in cogenerazione, in accordo alla RED II o alla RED III.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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