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Titoli di Stato USA: FMI, gli short degli hedge sono un rischio per la stabilità finanziaria

Titoli di Stato USA: FMI, le posizioni short degli hedge fund un rischio per la stabilità finanziaria

Il sistema finanziario potrebbe essere destabilizzato dalla posizione short degli hedge fund sui titoli di Stato USA, a giudizio del Fondo monetario internazionale (FMI). Nel suo report sulla stabilità finanziaria, l’istituto con sede a Washington ha lanciato l’allarme in quanto “si è accumulata una concentrazione di vulnerabilità a causa del posizionamento in vendita nei future su Treasury da parte di fondi altamente indebitati”.

L’FMI segnala anche un altro grande rischio derivante dalla concentrazione. Alla fine dello scorso anno, otto fondi avevano in mano circa il 50% delle posizioni corte sui future con sottostante i titoli di Stato USA, ha sottolineato l’istituto. In verità da allora, secondo i dati forniti dalla Commodity Futures Trading Commission, la concentrazione è diminuita a circa il 38%, ma ancora l’effetto leva è rilevante. Questo significa che un aumento dei rendimenti rischia di creare un trambusto importante nel mercato obbligazionario e un crollo delle quotazioni.

 

Titoli di Stato USA: l’importanza della Fed e il commercio di base

La salvaguardia della stabilità del sistema finanziario è molto dipendente dalla politica monetaria della Federal Reserve. La Banca centrale sta effettuando un inasprimento quantitativo, che comporta la riduzione delle partecipazioni in titoli di Stato USA. Ciò implica un calo della liquidità iniettata nel sistema “innescando potenzialmente un balzo dei costi di finanziamento e portando il mercato a disfarsi dei titoli” ha asserito l’FMI.

Sotto stretta osservazione da parte delle autorità di vigilanza è il trading di base degli hedge fund, che durante la pandemia ha creato grandi turbolenze nel mercato obbligazionario. Si tratta di un meccanismo attraverso cui i fondi sfruttano le discrepanze tra i prezzi dei future e quelli a pronti, vendendo i primi e acquistando il sottostante. Questo meccanismo di arbitraggio, che viene implementato utilizzando i pronti contro termine, può funzionare in condizioni di normale liquidità nei mercati finanziari. Quando quest’ultima viene meno, si crea un “ingolfamento” delle negoziazioni dei titoli di Stato.

Tra l’altro, i guadagni degli hedge fund nel commercio di base sono molto limitati e ogni giorno gli istituti devono rinnovare i pronti contro termine. Questo significa che un aumento brusco dei tassi di interesse sui titoli presi a prestito renderebbe l’operazione non più profittevole, costringendo gli hedge fund a liquidare la loro posizione e generare di conseguenza alta volatilità. “Gli investitori del trading di base si affidano a bassi scarti di garanzia e bassi tassi pronti contro termine per sfruttare le loro posizioni e aumentare la redditività del commercio di base. Un’impennata dei tassi repo – innescata, ad esempio, da sorprese nell’inasprimento quantitativo – può rendere l’operazione non redditizia e innescare la vendita forzata di titoli del Tesoro e una rapida liquidazione delle posizioni sui futures mentre i fondi cercano di ridurre rapidamente la leva finanziaria”, ha scritto l’FMI nel rapporto

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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