Trump: inversione sui dazi ma isola la Cina, Borse in visibilio

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Donald Trump fa inversione sui dazi e mette le ali alle Borse. Il presidente degli Stati Uniti ha congelato le tariffe per 90 giorni su decine di Paesi. Ora gli USA hanno in piedi solo una tariffa di base del 10% sulle importazioni da tutte le nazioni o regioni, compresa l’Ue, con esenzioni per chip, rame, legname, prodotti farmaceutici, lingotti, energia e minerali non presenti nel territorio americano. Con la Cina, invece, la guerra commerciale si inasprisce. Dopo la mossa di Pechino di innalzare dal 34% all’84% i dazi sui beni di importazione americani come rappresaglia per l’ulteriore stretta di Washington di portare i dazi sulla Cina dal 54% al 104%, è arrivata la controreplica di Trump. Ora le merci cinesi che entrano negli Stati Uniti sono colpite da prelievi del 125%.

Ciò non ha impedito agli investitori di acquistare massicciamente le azioni, segnando una giornata storica sui mercati finanziari. A Wall Street, l’indice S&P500 ha chiuso con un balzo del 9,52%, mentre il Nasdaq ha terminato la sessione addirittura con un aumento del 12,16%. L’euforia questa mattina si è estesa alle Borse europee, con i listini in deciso rialzo. Il rally di sollievo arriva dopo giorni tormentati sui mercati, messi sotto pressione da vendite che hanno bruciato migliaia di miliardi di dollari a seguito dell’annuncio del 2 aprile di dazi più pesanti del previsto.

 

In questo articolo:

 

  • Dazi. le ragioni della mossa di Trump
  • E ora cosa succede?

 

Dazi: le ragioni della mossa di Trump

Il mondo è rimasto attonito di fronte al nuovo cambio di direzione di Trump, specialmente perché nei giorni scorsi il leader newyorchese si era mostrato inflessibile di fronte alle critiche degli economisti, della stampa e persino dei parlamentari repubblicani a Capitol Hill. Inoltre, il presidente statunitense aveva sfidato i mercati finanziari dichiarando a muso duro di “essere il presidente di Main Street e non di Wall Street”. Cosa ha fatto cambiare opinione a Trump? Spiegando la sua decisione di mercoledì, l’inquilino della Casa Bianca si è riferito alla disfatta del mercato globale, che a un certo punto non ha riguardato solo le azioni ma anche i Treasury, sollevando timori per un allargamento del deficit americano. “Bisogna avere flessibilità” ha detto davanti ai giornalisti. Il segretario del Tesoro, Scott Bessent, ha parlato di “una strategia” alla base della decisione di mettere i dazi in pausa per 90 giorni, in attesa di un accordo con gli alleati. “Sono stati buoni alleati militari, non perfetti alleati economici”, ha dichiarato.

La Cina per il momento resta fuori. Bessent ha incolpato Pechino per le tariffe di ritorsione. “Non vendicatevi e sarete ricompensati”, ha ribadito il numero uno al Tesoro. Gli altri Paesi hanno per lo più cercato colloqui con la Casa Bianca, mentre il Dragone si è opposto alla politica commerciale di Trump definendola come “un atto di bullismo” e dichiarando che non si farà intimidire. Il presidente americano ha detto che ora non prevede ulteriori aumenti di dazi sulla Cina, ma si aspetta che le due nazioni arrivino a un accordo mediante un incontro diretto con il leader cinese Xi Jinping. Anche Bessent ha mostrato apertura. “Possiamo avvicinarci alla Cina”, ha detto.

Il botta e risposta tariffario tra Washington e Pechino rischia di tradursi in un gioco al massacro per l’economia delle due superpotenze mondiali. Gli economisti di Goldman Sachs oggi hanno tagliato le previsioni di crescita del Pil cinese per il 2025 dal 4,5% al 4%, citando proprio l’impatto dei dazi USA. L’aspetto più preoccupante è che la posizione dell’ex-Impero Celeste si è irrigidita a tal punto che le autorità non danno più segnali di voler contrattare con Trump. Anzi, il governo cinese sta cercando di rafforzare i legami con i partner commerciali proprio per resistere all’approccio bellicoso del presidente americano. “La leadership cinese non sembra avere fretta di fare un accordo”, ha scritto in una nota Julian Evans-Pritchard, responsabile dell’economia cinese di Capital Economics. “Sembra che possa permettersi di resistere all’impatto dei dazi statunitensi e che Trump si troverà in una posizione indebolita più avanti, man mano che le ricadute economiche e politiche dei dazi aumenteranno”.

 

E ora cosa succede?

Non appena si l’entusiasmo sui mercati finanziari si sarà stemperato, molti investitori si chiederanno se la guerra commerciale tra gli USA e il resto del mondo sia davvero finita. Il congelamento dei dazi non significa che spariranno. Bisognerà trovare un accordo bilaterale tra gli Stati Uniti e i partner perché ciò accada, il che non sarà del tutto scontato visto il clima. “La letteratura suggerisce che gli effetti dell’incertezza possono essere negativi quanto i dazi e qui c’è un’enorme quantità di incertezza”, ha affermato Nicolò Tamberi, research officer in economia del Centre for Inclusive Trade Policy dell’Università del Sussex nel Regno Unito. “Quindi, anche se Trump farà accordi per evitare l’impatto dei dazi oggi, forse cambierà idea domani”. Steven Abrahams, responsabile della strategia di investimento di Santander US Capital Markets, vede anche la possibilità di “un secondo Liberation day”, facendo riferimento a quanto dichiarato da Trump il 2 aprile nell’evento in cui ha annunciato i dazi, parlando di giorno di liberazione per il popolo americano. “Senza chiarezza per i prossimi 90 giorni, gli investitori potrebbero decidere di non investire”, ha affermato.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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