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Turchia: HSBC, ecco perché investire sugli asset del Paese

Turchia: HSBC, ecco perché investire sugli asset del Paese

HSBC punta sugli asset della Turchia. Secondo la banca britannica, nel Paese si stanno creando le condizioni per un afflusso di capitali dall’estero, grazie al cambiamento radicale nella politica monetaria della Banca centrale nell’ultimo anno. Da quando Recep Tayyip Erdogan è stato rieletto come presidente della Turchia alle elezioni di maggio 2023, l’istituto monetario ha attuato una serie di rialzi dei tassi di interesse portandoli dall’8,5% al 50%. Soprattutto, ha tagliato i ponti con un passato caratterizzato da una politica monetaria ultra accomodante incentrata su un basso costo del denaro.

Nel suo precedente mandato Erdogan si era opposto all’atteggiamento ortodosso seguito dai banchieri centrali di tutto il mondo secondo cui, in situazioni di inflazione elevata e indebolimento monetario, occorre stringere sui tassi di interesse. Il leader turco riteneva che viceversa i tassi alti generavano inflazione perché i più alti costi di finanziamento delle imprese venivano poi trasferiti ai consumatori. Recentemente si è dovuto convincere dell’inesattezza delle sue idee, allorché l’inflazione è andata fuori controllo, la lira turca ha aggiornato costantemente i minimi storici sul dollaro USA e i capitali esteri sono fuggiti dal Paese.

L’approccio più convenzionale ha ridato fiducia agli investitori, secondo HSBC, ponendo le basi per “un miglioramento più rapido e profondo dei fondamentali della nazione nella seconda metà dell’anno”, ha affermato Murat Ulgen, responsabile globale della ricerca sui mercati emergenti presso la banca. L’esperto ha definito “irrazionale” l’atteggiamento passato delle istituzioni turche, ree di aver portato il Paese a un’iper-inflazione. Adesso, con la normalizzazione della politica monetaria, Ulgen prevede prezzi al consumo in diminuzione, così come il deficit delle partite correnti.

 

Turchia: HSBC, è il momento di investire

Quindi bisogna investire negli asset turchi? Ulgen non ha dubbi, sottolineando anche il fatto che con la riduzione negli anni del posizionamento da parte degli investitori nel reddito fisso e nell’azionario, “ci sia un enorme margine di miglioramento”. Di conseguenza, la Turchia “è uno dei nostri mercati preferiti su azioni, credito e cambi”, ha affermato l’analista di HSBC.

C’è da dire che segnali veramente forti ancora ce ne sono pochi sul mercato turco. Gli afflussi degli investitori esteri non sono abbondanti, forse perché aspettano un vero consolidamento della sobrietà monetaria e fiscale del Paese. Quest’anno, ad esempio, gli investitori stranieri hanno acquistato obbligazioni in lire turche per appena 87 milioni di dollari, rispetto ai 2 miliardi di dollari dello scorso anno (dati Bloomberg). Ad oggi, inoltre, le partecipazioni straniere al debito pubblico in lire è di circa 2,5 miliardi di dollari, mentre nel 2013 aveva raggiunto un picco di oltre 70 miliardi di dollari. Sul mercato azionario è un’altra storia. I grandi investitori stanno puntando sull’equity e nell’ultimo anno i ritorni azionari hanno superato il 30%.

 

Domani la riunione della Banca centrale

Nella giornata di domani andrà in scena l’importante meeting della Central Bank of the Republic of Turkey. Gli analisti si aspettano ancora la linea dura con un’altra mossa al rialzo sui tassi, dopo la stretta di 5 punti percentuali del mese scorso. Si pensava a un picco quando il tasso di riferimento aveva raggiunto quota 45%, ma l’esigenza di contenere i prezzi e stabilizzare la moneta ha preso il sopravvento e forse sarà decisiva anche questa volta. Il governatore Fatih Karahan ha affermato che farà tutto il necessario per stabilizzare l’economia, ponendosi come obiettivo quello di portare il carovita sotto il 40% quest’anno. Tuttavia, i policymaker della Banca prevedono nei prossimi mesi un indice dei prezzi al consumo al picco del 75%, prima di prepararsi alla discesa. Ulgen vede l’inflazione scivolare al 40% quest’anno, per dimezzarsi nel 2025.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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