Nel primo trimestre del 2026, Ubs ha archiviato risultati nettamente superiori alle attese, con un utile netto attribuibile agli azionisti di 3,04 miliardi di dollari, in crescita dell’80% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A catalizzare l’attenzione degli investitori e a spiegare il rialzo di oltre il 5% del titolo alla borsa di Zurigo nella seduta odierna è però il tono adottato dall’amministratore delegato Sergio Ermotti sul tema dei requisiti patrimoniali.
In apertura della presentazione dei conti, il numero uno della banca ha ribadito la volontà di contribuire a un “dibattito basato sui fatti” in modo “costruttivo”, segnalando una postura più dialogante rispetto alle settimane precedenti, caratterizzate da un confronto aspro con il governo di Berna.
In questo articolo:
- Ubs, una trimestrale da record
- Requisiti patrimoniali, Ermotti sceglie il dialogo
- Finma, nel mirino il piano d’emergenza di Ubs
Ubs, una trimestrale da record
I numeri del primo trimestre 2026 segnano un progresso su tutti i fronti. I ricavi totali si sono attestati a 14,24 miliardi di dollari, in aumento del 13% su base annua; su base underlying, la crescita è stata del 15% a 13,64 miliardi, trainata da un incremento del 18% nei ricavi delle divisioni core. L’utile prima delle imposte ha raggiunto 3,84 miliardi di dollari (+80% annuo), mentre su base underlying il dato si è fermato a 3,99 miliardi (+54%). Il rapporto costi/ricavi è migliorato al 72,5%, segnando il quarto trimestre consecutivo di leva operativa positiva, con i ricavi che hanno superato i costi di 13 punti percentuali.
La divisione Investment Bank ha registrato la performance più brillante, con ricavi totali a 4,05 miliardi di dollari (+27% annuo). Global Markets ha toccato un nuovo massimo storico a 3,25 miliardi di dollari underlying (+31% annuo), con record nelle aree Equities e Foreign Exchange, Rates & Credit. Global Banking ha segnato +30%, con un trimestre particolarmente forte nell’Equity Capital Markets. Il Global Wealth Management ha contribuito con ricavi underlying a 6,98 miliardi (+12%), beneficiando di una crescita del 10% nei ricavi netti ricorrenti da commissioni e di un +17% nei ricavi da operazioni. I nuovi asset netti hanno raggiunto 37,4 miliardi di dollari, con una crescita annualizzata del 3,1% e flussi positivi in tutte le regioni. L’asset management ha raccolto 14 miliardi di nuova liquidità, spinto dalla domanda di etf e di soluzioni gestite separatamente. Sul fronte del capitale, il coefficiente Cet1 ha raggiunto il 14,7%, con un leverage ratio al 4,4%, entrambi al di sopra degli obiettivi comunicati al mercato. L’eps diluito è stato di 0,94 dollari, rispetto agli 0,51 dollari del primo trimestre 2025.
Requisiti patrimoniali, Ermotti sceglie il dialogo
A temperare l’entusiasmo per i risultati operativi è il peso crescente del fronte regolatorio: il Consiglio federale svizzero ha pubblicato in aprile le modifiche finali all’Ordinanza sull’adeguatezza patrimoniale, introducendo un’accelerazione dell’ammortamento del software capitalizzato, al massimo tre anni ai fini regolamentari, e una revisione degli aggiustamenti di valutazione prudenziale. Tali modifiche entreranno in vigore il 1° gennaio 2027, con l’eccezione del trattamento del software, posticipato al 1° gennaio 2029. Per il colosso svizzero, l’impatto netto stimato sul Cet1 è di circa 2 miliardi di dollari; a livello di gruppo consolidato, la decurtazione stimata è di circa 4 miliardi. Il punto più controverso resta la proposta trasmessa al Parlamento, che prevede la piena deduzione delle partecipazioni nelle filiali estere dal Cet1 di Ubs, con implementazione progressiva su sette anni: 65% di deduzione nel primo anno, con incrementi annuali di cinque punti percentuali fino al 100%.
Secondo le stime del governo, tale misura richiederebbe un capitale Cet1 aggiuntivo di circa 20 miliardi di dollari a livello standalone; sommando le modifiche a livello di ordinanza, il fabbisogno complessivo salirebbe a circa 22 miliardi. A questi si aggiungono i 15 miliardi già necessari come conseguenza dell’acquisizione di Credit Suisse, portando il totale a circa 37 miliardi. Il Consiglio federale stima un fabbisogno effettivo inferiore, pari a circa 9 miliardi, tenendo conto dell’attuale solidità patrimoniale del gruppo. Sul fronte degli strumenti AT1, il governo ha confermato di non voler procedere con le modifiche proposte nel giugno 2025. Ermotti ha precisato che questi sviluppi “non cambiano e non cambieranno chi siamo come istituto”, ribadendo l’impegno verso il modello diversificato e la presenza globale. Qualora le proposte venissero approvate nella forma attuale, il coefficiente Cet1 salirebbe dall’attuale 14,7% a circa il 18,4%. La ministra delle finanze Karin Keller-Sutter ha nel frattempo avvertito che un’attuazione insufficiente delle proposte da parte del Parlamento potrebbe portare a un intervento diretto sull’ordinanza, mantenendo aperta la possibilità di un irrigidimento successivo.
Finma, nel mirino il piano d’emergenza di Ubs
Alla pressione del Consiglio federale si affianca quella dell’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma), che nel suo rapporto annuale ha descritto il 2025 come un anno ad alto rischio, caratterizzato da tensioni macroeconomiche e geopolitiche crescenti. Ubs occupa una posizione di attenzione del tutto particolare: oltre un terzo dei controlli condotti su 113 istituti ha riguardato la banca, un dato senza precedenti che riflette la complessità del gruppo dopo l’integrazione di Credit Suisse. Di rilievo è anche la valutazione del piano d’emergenza, giudicato dalla Finma formalmente conforme ma non attuabile nella pratica — un rilievo che investe direttamente la capacità della banca di gestire scenari di crisi in autonomia, senza ricorrere a interventi pubblici.
Finma e Banca Nazionale Svizzera avrebbero già sollecitato un rafforzamento del capitale primario per circa 10 miliardi di dollari, elemento che si inserisce nella traiettoria già orientata verso requisiti più elevati delineata dal Consiglio federale. Sul piano dei poteri di vigilanza, la presidente della Finma Marlene Amstad ha rinnovato la richiesta di introdurre sanzioni pecuniarie dirette nei confronti delle banche: l’autorità dispone oggi solo di strumenti drastici, come la revoca della licenza o il divieto di esercizio dell’attività, privi di gradazioni intermedie. L’introduzione di sanzioni proporzionate consentirebbe un approccio più flessibile e preventivo, colmando un vuoto normativo che la stessa Finma considera un limite strutturale alla propria capacità di intervento.









