Doccia fredda per il governo italiano dopo la lettera inviata dalla Dg Comp (Direzione generale della Concorrenza europea) in merito al Dpcm del 18 aprile che attiva il golden power per l’ops (offerta pubblica di scambio) lanciata da Unicredit su Banco Bpm.
In una missiva di oltre 50 pagine, l’organo della Commissione europea smonta uno per uno i quattro punti cardine del provvedimento dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
Unicredit esulta, dopo che già aveva ottenuto una vittoria parziale con la sentenza di ieri del Tar del Lazio che riconosce solo due delle prescrizioni di Palazzo Chigi. Dal governo, invece, reazioni contrastate, con qualche ministro di punta che attacca l’Unione europea accusandola di ingerenza su questioni interne e qualcun altro che invece getta acqua sul fuoco. In questo articolo:
- Unicredit: cosa ha stabilito l’Europa sul golden power
- Unicredit-Banco Bpm: e ora cosa succede?
- La reazione del governo
Unicredit: cosa ha stabilito l’Europa sul golden power
Secondo quanto stabilito da Bruxelles, il decreto del governo italiano sul golden power “potrebbe costituire una violazione dell’articolo 21 del Regolamento Ue sulle concentrazioni” e di altre disposizioni del diritto comunitario come quelle “sulla libera circolazione dei capitali e sulla vigilanza prudenziale della Bce”. A spiegare meglio il punto di vista dell’Europa è stato il portavoce della Commissione, Thomas Regnier, che in conferenza stampa ha sottolineato come gli Stati membri dell’Ue abbiano “la capacità e la facoltà di imporre determinate condizioni quando lo Stato ha un interesse legittimo e una fusione presenta un potenziale rischio per la sicurezza pubblica”. In sostanza, Bruxelles ha espresso “ragionevoli dubbi” sul fatto che il tentativo di Unicredit di impadronirsi di Banco Bpm rappresenti effettivamente una minaccia in termini di sicurezza per il Paese. Inoltre, il governo italiano viene criticato per non aver espresso le stesse preoccupazioni sulla sicurezza con riferimento alla possibile acquisizione di Mediobanca da parte di Banca Mps.
La lettera della Dg Comp è arrivata un giorno dopo il pronunciamento del Tar del Lazio sullo stesso argomento. L’organo giudiziario ha respinto due dei quattro capisaldi su cui poggiava il golden power. Nello specifico, ha bocciato il tentativo del governo di impedire la riduzione, per un periodo di cinque anni, del rapporto impieghi/depositi di Banco Bpm e Unicredit in Italia, nonché il provvedimento che richiede il mantenimento del livello del portafoglio di project finance a tempo indeterminato. Ha accolto invece la richiesta a Unicredit di lasciare la Russia entro 9 mesi e di mantenere il peso attuale degli investimenti di Anima Holding – controllata al 90% da Banco Bpm dopo l’opa lanciata quest’anno – in titoli di emittenti italiani.
Unicredit-Banco Bpm: e ora cosa succede?
La lettera della Dg Comp non è esecutiva, in quanto la decisione definitiva sarà presa dopo un riscontro del governo. Quest’ultimo avrà una finestra temporale di 20 giorni lavorativi per decidere il da farsi. Le opzioni sono due: rispondere alla lettera evidenziando tutte le sue rimostranze o fare un nuovo decreto che tenga conto di quanto espresso da Bruxelles. Solo a quel punto, una volta che l’Italia avrà presentato le proprie osservazioni alla valutazione preliminare e tenuto conto della sentenza del Tar, “la Commissione valuterà i prossimi passi”, ha affermato il portavoce Ue.
Roma ha fatto sapere che “con spirito collaborativo e costruttivo risponderà ai chiarimenti richiesti così come fatto in sede giurisdizionale dinanzi al Tar nei termini e con motivazioni ritenute già legittime dai giudici amministrativi”.
Secondo fonti vicine alla Commissione, il verdetto finale dipenderà molto dal comportamento dell’Italia, in particolare se l’esecutivo dovesse riscrivere o ritirare il decreto. Non è escluso che si apra una procedura di infrazione contro l’Italia e una battaglia legale proprio tra Roma e Bruxelles.
Nel frattempo, in un clima di totale confusione, l’ops di Unicredit nei confronti di Banco Bpm rimane al palo. Finora si è registrato solo lo 0,14% di adesioni, mentre la scadenza del 23 luglio si avvicina. A rendere le cose più complicate è stato l’ampliamento dello sconto sull’offerta, salito al 9%, dopo l’ultima giornata di Borsa che ha segnato un balzo del 5,19% delle azioni Bpm e una crescita solo dello 0,52% del titolo Unicredit. In questi giorni, l’istituto guidato da Andrea Orcel dovrebbe convocare un Consiglio di amministrazione per decidere la strategia da adottare, in particolare se rilanciare il prezzo dell’ops. Una situazione rischiosa, considerando che lo scenario futuro è alquanto incerto a causa di diverse situazioni ancora in ballo.
La reazione del governo
Qualche esponente di spicco del governo Meloni non ha gradito la lettera pervenuta da Bruxelles. Secondo il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, nonché vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, “il sistema bancario è un asset strategico per l’Italia, la quale può e deve normare come ritiene senza che qualcuno da Bruxelles si permetta di intervenire”. Più moderato invece è il commento dell’altro vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo cui “il golden power è materia di competenza anche dell’Unione europea”.









