Il golden power esercitato dal governo italiano sull’offerta pubblica di scambio di Unicredit nei confronti di Banco Bpm è parzialmente illegittimo. Lo ha stabilito una sentenza di 71 pagine del Tar del Lazio, che così fa decadere il Decreto del presidente del Consiglio del 18 aprile. Tutto da rifare quindi. O meglio, l’esecutivo dovrà attuare un nuovo decreto che tenga conto delle rilevazioni dell’organo giudiziario. Ne consegue che l’ops in scadenza il 23 luglio non può andare avanti. Si attende quindi la sospensione della Consob, nella speranza che quanto prima si chiarisca una situazione normativa senza precedenti. In questo articolo:
- Unicredit: ecco cosa ha deciso il Tar sull’ops Banco Bpm
- Cosa succederà ora?
Unicredit: ecco cosa ha deciso il Tar sull’ops Banco Bpm
Dei quattro punti su cui poggiava il golden power attivato dal governo Meloni, solo due sono stati accolti dal Tar, mentre gli altri dovranno essere rimossi. Tra i secondi, in primo luogo il governo non può impedire la riduzione, per un periodo di cinque anni del rapporto impieghi/depositi praticao da Banco Bpm e Unicredit in Italia, prescrizione richiesta nel tentativo di perseguire “l’obiettivo di incrementare gli impieghi verso famiglie e piccole e medie imprese nazionali”. In secondo luogo, il Tar ha dichiarato illegittimo il provvedimento secondo cui debba essere mantenuto il livello del portafoglio di project finance a tempo indeterminato. In pratica il Tribunale ha dato ragione a Unicredit sul fatto che queste misure avrebbero comportato una politica aziendale meno libera e autonoma.
La banca guidata da Andrea Orcel è invece obbligata a lasciare la Russia nell’arco di nove mesi. Questo punto era tra quelli più spinosi per l’istituto di Gae Aulenti. La prescrizione è stata motivata da aspetti di natura geopolitica sui quali i giudici non possono interferire. Tuttavia, Unicredit sottolinea l’impossibilità di una vendita materiale delle attività finanziarie a causa dei paletti imposti dal presidente russo Vladimir Putin. In altre parole, occorrerà il via libera da Mosca per effettuare le operazioni. Inoltre, secondo Unicredit, “la competenza è appannaggio della Bce”, con la quale c’è un’interlocuzione in corso. L’altro punto del golden power avallato dal Tar è il mantenimento del peso attuale degli investimenti di Anima Holding in titoli di emittenti italiani. L’asset managet è controllato (90%) dal Banco Bpm dopo l’opa lanciata quest’anno. I giudici hanno però spiegato che la prescrizione è soltanto programmatica e non vincolante.
Unicredit si è dichiarata soddisfatta, in quanto le misure rimaste in piedi nel golden power non sono tali da impedire l’obiettivo finale di fare propria Banco Bpm. In una nota, però, la seconda banca italiana ha specificato che occorre “un nuovo decreto” per definire una situazione ancora incerta. La sentenza del Tar ha fatto contenta anche Banco Bpm, secondo cui “viene riconosciuto il corretto operato del governo e, in particolare, confermata la sostanziale legittimità delle prescrizioni contenute”. Il motivo del giudizio positivo di Banco Bpm è che “la sentenza è intervenuta esclusivamente in merito al profilo temporale della prescrizione sul rapporto impieghi/depositi e ha richiesto che venga fissato un orizzonte temporale rispetto al mantenimento del livello di portafoglio di project finance, confermando integralmente le misure relative al peso degli investimenti di Anima Holding e alla cessazione di tutte le attività in Russia”.
Cosa succederà ora?
Non essendoci precedenti di rigetto (almeno parziale) di un golden power, il quadro generale della situazione risulta poco chiaro. Dagli uffici di Piazza Gae Aulenti cercheranno di capire come muoversi, in attesa delle mosse del governo per un nuovo Dpcm e della Consob sull’ops. Su quest’ultimo aspetto, Unicredit potrebbe avviare una serie di colloqui con l’autorità di regolamentazione della Borsa italiana per pianificare i prossimi passi. Ad ogni modo,la riunione del Consiglio di amministrazione della banca deciderà il da farsi. Le opzioni sono tre: chiedere un nuovo rinvio alla Consob, ritirarsi dall’offerta su Banco Bpm o proseguire negli otto giorni di Borsa aperta che rimangono prima della scadenza del 23 luglio. La banca “valuterà ora tutte le iniziative opportune in maniera tempestiva”, ha sottolineato l’azienda di credito in una nota.
Intanto, anche il Ministero dell’economia e delle finanze esulta perché l’impianto del golden power è rimasto inalterato nei due suoi punti qualificanti, ossia l’uscita di Unicredit dalla Russia e il mantenimento dei titoli italiani in Anima. Pertanto, la preparazione di un nuovo decreto parte da una solida base che riconosce la sicurezza economica e nazionale come elemento portante anche in ottica di una valutazione di situazioni simili in futuro. Prima di scrivere un nuovo decreto, però, il governo aspetta di ricevere a giorni la lettera della Dg Comp (Direzione generale della Concorrenza europea) sul golden power. Si è parlato della possibilità da parte di Palazzo Chigi di appellarsi al Consiglio di Stato, ma secondo indiscrezioni di persone vicine alla questione, non ci sarebbe l’intenzione di ricorrere contro la decisione del Tar.









