Unicredit chiama i soci su Commerzbank: Orcel accelera, Berlino frena

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L’operazione Unicredit su Commerzbank entra in una nuova fase, più concreta e al tempo stesso più delicata, con la convocazione dell’assemblea straordinaria degli azionisti chiamata a dare il via libera agli strumenti tecnici necessari per sostenere l’offerta pubblica di scambio. Il comunicato diffuso oggi dall’istituto di Piazza Gae Aulenti aprile segna infatti un passaggio chiave, perché traduce in atti societari una strategia che fino a poche settimane fa era ancora confinata nel perimetro delle intenzioni e delle indiscrezioni di mercato.

In questo articolo:

  • Unicredit-Commerzbank: l’assemblea degli azionisti
  • Padoan: “Possiamo creare un campione europeo”
  • Unicredit-Commerzbank: la partita politica

Unicredit-Commerzbank: l’assemblea degli azionisti

Nel testo, asciutto ma denso di implicazioni, si legge che il consiglio di amministrazione ha deliberato di convocare per il 4 maggio l’assemblea straordinaria, con all’ordine del giorno la proposta di attribuire allo stesso consiglio la facoltà di aumentare il capitale sociale entro il 31 dicembre 2027, in una o più tranche, fino a un massimo di 470 milioni di azioni. Un aumento di capitale senza diritto di opzione, da liberarsi mediante conferimenti in natura e dichiaratamente “funzionale all’Offerta”. Una formula tecnica che, tradotta in termini più immediati, significa una cosa precisa: UniCredit si prepara a pagare l’operazione Commerzbank in larga parte in azioni, mettendo sul tavolo uno strumento flessibile che le consenta di gestire tempi, condizioni e adesioni.

È un passaggio tutt’altro che formale. La delega ex articolo 2443 del codice civile consente infatti al consiglio di muoversi con rapidità in una fase in cui la velocità decisionale può fare la differenza, soprattutto in un contesto competitivo e politicamente sensibile come quello tedesco. La modifica dello statuto, prevista come secondo punto all’ordine del giorno, completa il quadro, conferendo al board i poteri necessari per dare esecuzione all’aumento di capitale.

Padoan: “Possiamo creare un campione europeo”

Dietro la formulazione giuridica si intravede una strategia precisa, che porta la firma dell’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel. L’operazione su Commerzbank non è un’iniziativa opportunistica, ma il tassello più ambizioso di un disegno di rafforzamento europeo che Unicredit coltiva da tempo e che ora trova condizioni di mercato favorevoli. Il gruppo italiano arriva a questo appuntamento con una struttura patrimoniale solida, una redditività elevata e una credibilità riconquistata presso gli investitori, elementi che rendono possibile un’operazione di questa portata.

Il contesto in cui si inserisce la convocazione dell’assemblea è quello delineato poche settimane prima dall’assemblea ordinaria del 31 marzo, che ha approvato il bilancio 2025 con numeri particolarmente robusti. Un utile superiore agli 8 miliardi, una distribuzione agli azionisti generosa, tra dividendi e buyback, e una conferma della disciplina finanziaria che ha caratterizzato la gestione degli ultimi anni. È su queste basi che UniCredit può oggi permettersi di guardare oltre i confini nazionali e di puntare a un’operazione trasformativa.

Nel corso di quell’assemblea, il presidente Pier Carlo Padoan aveva tracciato con chiarezza il quadro strategico, inserendo implicitamente il dossier Commerzbank in una logica di lungo periodo. “Con Commerzbank possiamo creare un campione europeo”, ha affermato, sintetizzando in modo efficace l’ambizione dell’operazione. Tant’è che anche sulla volontà di superare la soglia del 30% Padoan è stato chiarissimo. “Rimane salda la nostra volontà di mantenere un dialogo costruttivo con tutti gli stakeholder, con la finalità di favorire un contesto istituzionale più propizio ai processi di integrazione europea”.

Unicredit-Commerzbank: la partita politica

Se dal lato italiano l’operazione viene letta soprattutto in chiave strategica e industriale, in Germania il dibattito assume toni più complessi, in cui si intrecciano considerazioni economiche, politiche e sociali. Il governo federale ha già espresso la propria contrarietà a un’acquisizione ostile, sottolineando come Commerzbank rappresenti un asset sensibile anche per la presenza dello Stato nel capitale.

La dimensione politica è emersa fin dalle prime fasi dell’operazione. Al punto che lo staff di Orcel avrebbe informato preventivamente il governo guidato da Giorgia Meloni prima del lancio dell’offerta. Un passaggio definito di cortesia istituzionale, ma che assume un significato più ampio se letto alla luce delle tensioni che in passato hanno caratterizzato i rapporti tra UniCredit e l’esecutivo italiano.

Allo stesso tempo, il contatto preventivo con Palazzo Chigi segnala la consapevolezza, da parte di Orcel, della necessità di gestire con attenzione il profilo politico dell’iniziativa. Se a Roma prevale una cauta apertura, a Berlino il clima resta più articolato. Le resistenze istituzionali si accompagnano a quelle delle rappresentanze dei lavoratori, che temono le possibili conseguenze occupazionali di una fusione. Ma accanto alle chiusure si registrano anche richieste di maggiore chiarezza, provenienti sia dal mondo politico sia da quello aziendale.

In questo senso, le dichiarazioni di Bettina Orlopp rappresentano un passaggio significativo. Pur definendo “molto bassa” l’offerta e criticando l’assenza di un piano industriale dettagliato, l’amministratrice delegata non ha escluso la possibilità di un confronto, sottolineando la necessità di comprendere meglio la configurazione del gruppo risultante. È una posizione che, pur mantenendo una distanza critica, lascia intravedere uno spazio, seppur limitato, per il dialogo.

La richiesta di maggiore trasparenza è condivisa anche da esponenti politici tedeschi, come il presidente del Land dell’Assia, che ha invitato Unicredit a esplicitare con maggiore precisione i propri obiettivi. Un invito che si inserisce in un contesto in cui la chiarezza del progetto industriale diventa un elemento decisivo per costruire consenso.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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