La guerra tra Unicredit e il governo tedesco per la conquista di Commerzbank da parte della banca italiana giunge a un nuovo capitolo. L’istituto di credito guidato da Andrea Orcel ha deciso di convertire una parte dei derivati in azioni, diventando così il primo azionista dell’azienda di credito con sede a Francoforte e suscitando ancora una volta le ire tedesche. Tutto ciò accade mentre oggi si decide sul golden power che il governo italiano intende esercitare per ostacolare l’offerta pubblica di scambio che Unicredit ha lanciato su Banco Bpm. In questo articolo:
- Unicredit sale al 20% di Commerzbank, e ora che succede?
- Golden power a rischio su Banco Bpm
Unicredit sale al 20% di Commerzbank, e ora che succede?
L’annuncio di Unicredit è arrivato come una rasoiata per la Germania, che si sta dimenando ormai da dieci mesi nel tentativo di impedire che la seconda banca italiana si appropri di Commerzbank. Gae Aulenti ha convertito i derivati in azioni, arrivando in questo modo al 20% dei diritti di voto effettivi. Prima di questa mossa, l’istituto milanese deteneva di fatto il 28%, ma solo il 9,5% sotto forma di azioni effettive, mentre il 18,5% era espresso da posizioni in derivati. Adesso è diventato il principale azionista della banca tedesca, mentre il governo della Germania è fermo al 12%. Ma non è finita qui, perché Unicredit ha intenzione di convertire la sua rimanente posizione per giungere al 28% dei diritti di voto, ha reso noto il gruppo in un comunicato. “Il cambiamento arriva dopo aver ricevuto l’approvazione della Banca centrale europea, delle autorità antitrust tedesche e della Federal Reserve statunitense”, si legge nel testo. Il passo per lanciare l’opa è a questo punto molto breve, sebbene Orcel abbia affermato che potrebbe aspettare fino al 2027 prima di acquisire nella sua totalità l’azienda di credito rivale. Questo perché il rally del titolo Commerzbank – che quest’anno è sulla buona strada per raddoppiare il suo valore – lo ha reso più costoso.
I movimenti di Unicredit hanno scatenato una risposta piccata di Commerzbank, sempre più impotente di fronte alle mire del competitor italiano. “Ancora una volta, questo passo non è stato concordato con Commerzbank“, ha dichiarato la società in un comunicato. “L’adeguamento della posizione di Unicredit non ha alcun impatto sulla nostra direzione strategica o sulle nostre ambizioni”.
Si attende ora anche la reazione di Berlino. I rapporti tra Orcel e il governo tedesco sono sempre più tesi. Lo scorso mese il top manager ha inviato una lettera al cancelliere Friedrich Merz e al ministro delle Finanze Lars Klingbeil, rinnovando la spinta per un accordo che creerebbe “un campione bancario europeo“. Dal fronte tedesco, però, è arrivata l’ennesima levata di scudi. Klingbeil ha suggerito a Orcel di rivolgersi alla direzione di Commerzbank, costantemente sul piede di guerra, precisando di accantonare qualsiasi manovra ostile. Recentemente il governo tedesco, tramite il suo vicepresidente del consiglio di sorveglianza di Commerzbank, Sascha Uebel, è stato molto duro, chiedendo a Unicredit di vendere la sua quota in Commerzbank e “tornare a casa”.
Golden power a rischio su Banco Bpm
Unicredit è impegnata anche nella partita per assicurarsi Banco Bpm, dopo che il governo italiano ha imposto condizioni severe a una potenziale acquisizione. Oggi è una giornata molto importante perché potrebbe decidersi il destino dell’ops. Mentre si attende la decisione dell’Unione europea sul golden power esercitato da Palazzo Chigi, il Tar del Lazio si esprimerà sulla richiesta di Unicredit di annullare il provvedimento dell’esecutivo.
Secondo quanto riportato da varie fonti di informazione, Bruxelles sarebbe pronta a bocciare il golden power reputandolo illegittimo. In pratica, la Commissione europea si appresterebbe a inviare una lettera formale al governo Meloni sollevando rilievi giuridici con riferimento alle competenze esclusive dell’Ue in materia di concentrazioni bancarie transfrontaliere. Il rischio è quello di finire in un terreno scivoloso in cui entrano in gioco l’autonomia nazionale e le regole comuni europee. Per il governo, la questione principale da risolvere è la presenza di Unicredit in Russia, mentre la banca ha definito “poco chiara” la normativa che giustificherebbe le prescrizioni di Roma. “Sussiste il rischio che una non univoca interpretazione possa esporre la banca a sanzioni fino al doppio del valore dell’ops o almeno pari all’1% del fatturato annuo”, ha scritto Unicredit.









