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USA: Biden introduce nuovi dazi alla Cina, ecco su cosa

USA: Biden introduce nuovi dazi alla Cina, ecco su cosa

Il governo americano ha comunicato i nuovi dazi sulle merci cinesi, anticipando l’annuncio ufficiale del presidente Joe Biden. A termine di una revisione di oltre un anno delle tariffe applicate dal predecessore Donald Trump, l’attuale inquilino alla Casa Bianca ha delineato quelli che saranno i settori colpiti, con particolare attenzione ad alcuni prodotti chiave come i chip e le auto elettriche. Soprattutto ci sarà una differenziazione rispetto alla proposta di Trump di applicare una tariffa generalizzata del 60%. L’81enne della Pennsylvania ha cercato anche di prestare attenzione al fatto che un aumento eccessivo dei dazi rischierebbe di rimettere in moto l’inflazione negli Stati Uniti. Tutti i dazi messi da Trump nel 2018 sono stati confermati, segno tangibile del fatto che gli americani reputino corretto un approccio aggressivo nel commercio con Pechino.

A spiegare le motivazioni delle scelte di Biden è stata la sua consigliera economica, Lael Brainard, che in conferenza stampa ha detto che “il fine è quello di proteggere le imprese e i lavoratori americani dalla concorrenza sleale tramite una azione attentamente mirata a settori strategici”. Inoltre l’ex-vicepresidente della Federal Reserve ha affermato che l’obiettivo è anche di proteggere i posti di lavoro creati nel settore manifatturiero grazie all’Inflation Reduction Act e alla Bipartisan Infrastructure Law.

 

USA: ecco i settori colpiti dai dazi alla Cina

Le modifiche attuate da Biden entreranno in vigore già quest’anno e saranno scaglionate fino al 2026. Il settore maggiormente preso di mira è quello delle auto elettriche, in cui le aziende cinesi stanno crescendo in maniera incontenibile. Tesla ha perso il comando delle vendite a livello mondiale, superata da BYD già nel 2023, e questo preoccupa non poco l’amministrazione USA circa la forza della concorrenza cinese. Negli Stati Uniti le case automobilistiche del Dragone non stanno prendendo piede come in altre parti del mondo per via di un ambiente ostile, tuttavia il governo americano ha voluto inasprire le restrizioni costruendo una barriera all’ingresso più forte. In concreto, i dazi sulle auto di importazione cinese quadruplicheranno passando dall’attuale 27,5% al 102,5%. Forte pressione anche sulle batterie agli ioni di litio per i veicoli elettrici, le cui tariffe saliranno dal 7,5% al 25%. Per le auto non elettriche i dazi sulle batterie aumenteranno nella stessa misura ma a partire dal 2026.

Un altro settore chiave colpito dall’aumento dei dazi è quello dei chip, su cui negli ultimi anni il Dipartimento del commercio USA è sceso in campo con misure aggressive per limitare le esportazioni in Cina di semiconduttori di fascia alta legati all’intelligenza artificiale. L’aliquota dei dazi raddoppierà arrivando al 50% entro il 2025, con l’obiettivo di ostacolare il Dragone sui chip legacy, ovvero quelli obsoleti perché di vecchia generazione ma importanti per l’economia globale.

Su acciaio e alluminio le tariffe cresceranno al 25%, da 0% o 7,5% a seconda della tipologia di metallo. Saliranno al 25% anche i dazi su alcuni minerali critici, con la grafite naturale e i magneti permanenti che saranno colpiti dal 2026. Sul fronte medico-sanitario ci sarà un’imposizione del 50% su siringhe e aghi provenienti dalla Cina, mentre le tariffe su dispositivi come respiratori, maschere facciali e guanti in gomma saliranno dallo 0%-7,5% al 25%.

 

La reazione di Pechino

Il pericolo principale è che dalle autorità cinesi giungano ritorsioni nei confronti degli Stati Uniti che potrebbero danneggiare l’economia USA. Il Ministero del commercio di Pechino ha già risposto a muso duro, affermando che “l’escalation dei dazi americani contraddice gli impegni del presidente Biden a non sopprimere o contenere lo sviluppo della Cina e a non cercare il disaccoppiamento dalla Cina. Gli Stati Uniti dovrebbero immediatamente correggere i loro errori e revocare le misure tariffarie. La Cina adotterà misure risolute per difendere i propri interessi”. Il segretario del Tesoro USA, Janet Yellen, si augura di “non vedere una risposta significativa” da Pechino, per quanto abbia sottolineato che “questa è sempre una possibilità”. Tuttavia, ha aggiunto che nel tempo si sono accumulate situazioni in cui alcune importazioni cinesi erano “artificialmente a buon mercato” e ciò “non sarà più tollerato”.

 

I rischi inflazionistici dei dazi USA alla Cina

Uno dei grandi rischi paventati è la possibilità di rimettere in moto meccanismi inflazionistici. Goldman Sachs aveva stimato un incremento dei prezzi al consumo negli Stati Uniti dello 0,1% su base annua e la riduzione del PIL dello 0,03% come conseguenza indesiderata. La Casa Bianca però ritiene che i dazi non avranno alcun impatto inflazionistico in quanto “non sono trasversali all’economia e prendono di mira settori specifici”.

Diverso invece sarebbe il caso dell’aumento generalizzato voluto da Trump del 60%, secondo i funzionari del governo. “Quello che gli americani possono aspettarsi è che gli investimenti in corso, che stanno alimentando livelli record di posti di lavoro nel settore manifatturiero e nella costruzione di fabbriche, continueranno. Queste tariffe proteggeranno e salvaguarderanno questi guadagni e i consumatori possono aspettarsi nessun aumento dei costi”.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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