Debito USA: per JP Morgan a rischio default - Borsa e Finanza

Debito USA: per JP Morgan a rischio default

Debito USA: per JP Morgan a rischio default

Non raggiungere un accordo sul tetto del debito USA potrebbe avere effetti catastrofici. È questo il monito lanciato da parte dell’Amministratore Delegato di JP Morgan, Jamie Dimon, in un’intervista concessa alla stampa finanziaria. Secondo il CEO della più grande banca del mondo, un potenziale default della prima potenza mondiale sul fronte del credito avrebbe effetti a catena sui mercati monetari, i contratti con i clienti e i coefficienti patrimoniali.

Oltre al fatto che le agenzie di rating reagirebbero in maniera perentoria sulla valutazione del merito creditizio dello Stato americano. Dimon ha aggiunto anche che tutte le volte che si è venuta a creare una situazione del genere sul tetto del debito, la questione è stata sempre risolta al fotofinish. Tuttavia, a suo giudizio bisognerebbe che il Congresso facesse una legge per eliminare definitivamente questa regola.

JP Morgan quindi si unisce al coro sollevato dal Segretario al Tesoro Janet Yellen, che in questi giorni ha denunciato il gravissimo rischio a cui andrebbe incontro il Paese se non verrà presto trovata una soluzione al riguardo. L’ex Fed ha sottolineato anche che entro il 18 ottobre, ultima data per trovare un compromesso, il Tesoro esaurirà le misure straordinarie.

 

Tetto del debito USA: una storia che si ripete

Vi sono state altre 2 occasioni negli ultimi 10 anni in cui gli accordi tra democratici e repubblicani rischiavano di naufragare in merito all’innalzamento del tetto sul debito. Una è stata nel 2011 quando dopo trattative serrate i 2 schieramenti non riuscivano a giungere a un’ intesa prima della fatidica data del 2 agosto. Solo in extremis l’ex Presidente alla Casa Bianca, Barak Obama, annunciò l’accordo da 2.100 miliardi più tagli di spesa per 2.400 miliardi.

La storia si ripeté nel 2017, quando il braccio di ferro tra i rappresentanti delle forze politiche parlamentari opposte sembrava non dare alcun esito positivo. Alla fine lo shutdown fu scongiurato e il 29 settembre di quell’anno si poté elevare l’indebitamento dello Stato per finanziare la spesa pubblica.

Adesso probabilmente il finale sarà il medesimo, ma questo tira e molla che si sta vedendo in questi giorni potrebbe destabilizzare i mercati, già provati per altre questioni che riguardano soprattutto il rischio default di Evergrande e la stretta monetaria della Fed in arrivo.

 

Tetto del debito USA: cos’è e quando è stato istituito

Negli Stati Uniti prendere denaro in prestito per finanziare la spesa pubblica da parte del Governo non è come negli altri Paesi. La proporzione del debito pubblico a stelle e strisce ha raggiunto negli anni un livello importante, ma ogni anno è obbligatorio che ci sia l’autorizzazione da parte del Congresso.

Fino al 1917 era necessario un voto per ogni finanziamento di spesa, da allora invece è sufficiente fissare un tetto massimo di indebitamento permettendo al Governo di muoversi liberamente nel rispetto di tali limiti. Negli anni il plafond è stato aumentato un pò da tutti i Parlamenti durante le varie Presidenze alla Casa Bianca. Questo spesso ha fomentato polemiche e attriti tra le fazioni politiche che hanno portato a una paralisi dei lavori parlamentari sul tema. Anche oggi lo stiamo vivendo sotto i nostri occhi.

 

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