USD/JPY sopra quota 151: perché il governo giapponese non interviene? - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

USD/JPY sopra quota 151: perché il governo giapponese non interviene?

USD/JPY supera quota 151 ma il governo giapponese non interviene, perché?

Lo yen è in caduta libera sui mercati valutari. Il cambio USD/JPY oggi ha superato la soglia di 151 con una perdita dell’1,35%. La Bank of Japan non ha convinto gli investitori nella riunione svoltasi nel corso della notte europea. L’istituto guidato da Kazuo Ueda ha comunicato l’inizio dello smantellamento del controllo della curva dei rendimenti, ma ha sostanzialmente mantenuto una politica accomodante lasciando i tassi d’interesse negativi.

In sostanza, la BoJ ha deciso di mantenere il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni intorno allo 0% ma con la novità che l’1% di oscillazione non sarà più considerato come un tetto rigido ma come un limite superiore allentato. Inoltre ha rimosso l’impegno a difendere tale livello con l’acquisto illimitato di obbligazioni. Dunque si vede una maggiore flessibilità nella politica monetaria della BoJ ma non abbastanza secondo il mercato che si attendeva una mossa più decisa.

 

USD/JPY: il governo giapponese non è intervenuto a ottobre

Adesso l’USD/JPY si avvia a grandi falcate verso area 152, dove giace il massimo raggiunto nel mese di ottobre dello scorso anno a 151,96. In quel frangente il governo giapponese mise in atto il secondo intervento diretto sui mercati dopo quello di settembre per rafforzare lo yen. L’attesa è che adesso faccia la stessa cosa. I dati di questo mese mostrano che le autorità si sono tenute lontane dall’intervenire sul mercato valutario, limitandosi a lanciare avvertimenti.

Anche durante la concitata seduta del 3 ottobre, quando l’USD/JPY ha superato per la prima volta quota 150 e subito dopo il cambio è arretrato di due punti percentuali, il governo non si è mosso. Infatti, sulla base dei risultati delle partite correnti della BoJ, sembra che non ci sia stata alcuna azione esecutiva sulle valute. Per questo gli operatori di mercato hanno attribuito il movimento brusco al nervosismo dei mercati e agli algoritmi di trading.

Non c’è traccia di intervento nemmeno in altre sessioni del mese e la conferma arriverebbe dal fatto che prima di un’azione di questa portata viene normalmente convocato un incontro a tre tra i funzionari della BoJ, del Ministero delle finanze giapponese e della Financial services agency, cosa che in ottobre non è avvenuta.

 

Qual è il motivo?

Ma quale è il motivo per cui ancora le autorità giapponesi non sono intervenute a frenare le vendite sullo yen? L’ipotesi più probabile è che il governo preferisca per ora spaventare gli investitori facendo la voce grossa piuttosto che impegnarsi in un dispendio di risorse enorme. Basti pensare che lo scorso anno il Ministero delle finanze ha impegnato un record assoluto di 9.000 miliardi di yen per sostenere la propria valuta. Secondo Yuya Kikkawa, economista presso il Meiji Yasuda Research Institute, per il Giappone “è conveniente fermare l’ulteriore indebolimento dello yen semplicemente assumendo una posizione di combattimento”. Un’altra ipotesi è che le autorità giapponesi vogliano evitare incidenti diplomatici con le autorità di altri paesi – soprattutto degli Stati Uniti – per non correre il rischio di essere accusati di “manipolazione” dei mercati valutari.

AUTORE

Picture of Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *