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Vanguard: Rosti, ETF strumento perfetto per il retail

Nell'immagine, il responsabile Italia e Sud Europa di Vanguard, Simone Rosti

“Un euro risparmiato sui costi significa un euro in più di performance”. Letta così, l’affermazione di Simone Rosti, responsabile per l’Italia e Sud Europa di Vanguard, appare scontata. Tuttavia, se la si inserisce nel contesto della missione dell’asset manager, ossia offrire soluzioni di investimento efficienti e con costi contenuti, e nell’ambito della specializzazione di Vanguard, gli ETF, la stessa frase assume un significato più consistente.

“Siamo stati i primi a essere una forza a favore degli investitori – ha proseguito Rosti – e nei nostri primi cinque anni di presenza in Italia siamo riusciti a superare i 10 miliardi di euro di masse in gestione. Un segnale di attenzione da parte del mercato, degli investitori istituzionali e dei clienti retail”.

Il tema dei costi, così come il confronto tra gestione passiva e attiva, ma anche quello tra consulenza indipendente (a parcella) o legata al pagamento di commissioni sono stati più volte toccati nel corso dell’incontro con la stampa per i 5 anni di Vanguard in Italia.

 

Nel futuro degli investitori ETF e consulenza a parcella

Il processo in corso è lungo e oggi siamo appena alle sue fasi iniziali, ma alla fine gli ETF saranno gli strumenti principali nei portafogli di investimento degli investitori retail, così come si diffonderà l’utilizzo della consulenza a parcella, non legato alla distribuzione dei prodotti di un singolo asset manager ma remunerata per l’attività professionale che il consulente svolge.

Prima di arrivare a un mondo così configurato, tuttavia, sarà necessario superare il modello che attualmente prevale in Italia (e in Germania) per avvicinarsi a quello del Regno Unito. Secondo una ricerca realizzata da Vanguard su 1.000 consulenti finanziari in UK, Italia e Germania e risalente alla fine del 2022, il modello senza commissioni (a parcella) è il più diffuso nel Regno Unito (60%) contro appena il 15% e l’11% rispettivamente negli altri due Paesi dove prevale invece il modello commission-based (43% e 47%).

Il diverso modello distributivo ha delle conseguenze sull’allocazione dei capitali e sui costi per i clienti. In particolare, mentre in UK il 70% degli asset in gestione viene allocato a fondi comuni e ETF, in Italia e Germania ci si ferma al 55% e al 53%. L’opposto accade per quanto riguarda i prodotti assicurativi, notoriamente più costosi, ai quali viene allocato solo il 5% del patrimonio in gestione nel Regno Unito contro il 21% dell’Italia e il 14% della Germania.

Per quanto riguarda i costi, su una base media ponderata per cliente il costo mediano in Italia arriva a 185 punti base (1,85%), in Germania a 175 punti base e nel Regno Unito a 140. La ricerca ha anche approfondito la differente onerosità dei tre principali modelli commissionali, selezionando 350 consulenti per ciascuna tipologia commission-based, fee-based e ibrido, nelle tre nazioni coinvolte. Ne è risultato un costo nettamente inferiore per il secondo modelli, quello della consulenza a parcella, con una differenza di ben 225 punti base rispetto a quello basato sulle commissioni, il più diffuso in Italia.

Ce n’è abbastanza per capire quale sia, tra le tre, la tipologia di consulenza più favorevole al cliente e per far dire a Simone Rosti che “la consulenza a pagamento crescerà sempre di più, anche se non è adatta a tutti”.

 

Per Vanguard i consulenti finanziari vanno sempre più coinvolti

I numeri mostrati dalla ricerca condotta da Vanguard evidenziano una realtà spiacevole per gli investitori, che devono pagare prezzi più alti, ma anche una speranza, ovvero che vi sia un cambiamento, per quanto lento possa essere. Al di là dell’occasione persa dal legislatore con la Retail Investment Strategy, che come affermato da Rosti “avrebbe potuto indirizzare le dinamiche distributive verso la riduzione dei costi”, la mutazione arriverà dal basso, ovvero in termini di preferenze espresse dai clienti e dai consulenti.

“Noi cerchiamo di far riflettere l’industria del risparmio gestito a tutti i livelli – ha spiegato il responsabile per l’Italia e il Sud Europa di Vanguard – dai consulenti alle banche private. Nonostante l’occasione persa con la Retail Investment Strategy osserviamo che il tema dei costi e il passaggio a una consulenza a parcella sono sempre più in discussione sui mercati”. Tanto è vero che anche nei prodotti contenitore, come le polizze unit linked, secondo quanto riferito da Rosti c’è una tendenza a utilizzare sempre più spesso dei prodotti efficienti al fine di abbattere i costi al posto di strumenti attivi più costosi”.

Inoltre c’è l’evoluzione di prodotto che permette di mettere a disposizione degli investitori gli ETF attivi. “Questi prodotti hanno registrato un utilizzo crescente da parte dei consulenti americani e anche i grandi nomi della gestione attiva ora li hanno messi nella loro gamma di offerta”.

I consulenti rappresentano pertanto uno dei punti centrali del cambiamento e su di loro punta Vanguard che ha confermato i suoi piani di espansione basati sul coinvolgimento e sul supporto ai consulenti finanziari, nonché sullo sviluppo di partnership con società di gestione, reti di consulenti e di private banking come quelle già avviate con Banca Widiba, Banca Consulia, Banca Aletti, Zurich, Online SIM e Mediobanca Premier (ex CheBanca!).

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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