Il venture capital in Italia nel 2025: crescita selettiva ma gap europeo

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

Nel 2025 il mercato del venture capital in Italia è cresciuto. Lo confermano i dati dell’ultimo Ey Venture Capital Barometer, il report annuale della società di servizi professionali di revisione e organizzazione contabile che analizza l’andamento dei round di investimento in startup e scaleup italiane. La raccolta complessiva è arrivata a 1,49 miliardi di euro, in crescita del +32% rispetto all’anno precedente.

L’ecosistema del venture capital italiano ha superato la soglia del miliardo di euro per il quinto anno consecutivo. Questi investimenti, tuttavia, rappresentano ancora lo 0,07% del Pil nazionale, una percentuale nettamente inferiore allo 0,22% della Francia, lo 0,16% della Spagna e lo 0,15% della Germania. Francia e Germania, per altro, hanno fatto segnare raccolte di 6,3 e 6,6 miliardi, in frenata rispetto al 2024 rispettivamente del -6,9% e -6,5%.

 

In questo articolo:

 

  • Il venture capital in Italia nel 2025: i round chiusi e le operazioni top
  • I settori dove si è investito di più e la distribuzione geografica
  • Le sfide da colmare e cosa serve ora

 

Il venture capital in Italia nel 2025: i round chiusi e le operazioni top

Il numero di round chiusi nel 2025 è stato di 238, in lieve calo rispetto ai 292 del 2024. Tuttavia, nonostante il numero limitato di operazioni, i dati del venture capital italiano raccontano una crescita selettiva e un segnale forte di maturazione: le grandi dimensioni dei round hanno condotto ad una raccolta copiosa e strutturata, con il valore medio che è salito del +62% passando da 3,9 milioni a 6,3 milioni.

Cinque società hanno raccolto in totale circa 700 milioni di euro. Leader assoluta è Bending Spoons con 233 milioni. Nel 2025 la scaleup tecnologica milanese guidata da Luca Ferrari ha investito complessivamente 1,6 miliardi di dollari in nuove operazioni: l’acquisizione della società statunitense di streaming video Brightcove è arrivata proprio dopo aver incassato 600 milioni di dollari di finanziamenti secured da Silver Point e Blackstone.

In seconda posizione c’è Exein con 170 milioni. La società romana, leader globale nella sicurezza informatica per l’Internet of Things, è stata protagonista del round di investimento più ricco del terzo trimestre dell’anno grazie ad una maxi-raccolta di Serie C da 70 milioni che ha portato la raccolta complessiva a 170, una quota che servirà a sviluppare nuove soluzioni di sicurezza embedded.

Il terzo posto è occupato dalla biotech Aavantgarde Bio con 122 milioni grazie ad un round di Serie B co-guidato da Schroders Capital con Atlas Venture e Forbion, con la partecipazione di Amgen Ventures, Athos Capital, Large Ventures Fund di Cdp Venture Capital, Columbia Imc, Neva Sgr, Sixty Degree Capital, Xgen Venture e Willett Advisors. Il finanziamento servirà a completare due importanti studi clinici sulla malattia di Stargardt e sulla sindrome di Usher di tipo 1B.

La top 5 è completata da un’altra biotech e da una deeptech. NanoPhoria, lo spin-off del Cnr lanciato per sviluppare farmaci per trattare le malattie cardiovascolari, ha raccolto 83,5 milioni in un round di Serie A guidato da Xgen Venture, Sofinnova Partners e Cdp Venture Capital, con l’investimento anche di Panakès Partners. Generative Bionics, la prima startup italiana per la produzione di robot umanoidi intelligenti, ha portato a casa 70 milioni in un’operazione guidata dal Fondo Artificial Intelligence di Cdp Venture Capital, con la partecipazione di Amd Ventures, Duferco, Eni Next, RoboIt e Tether.

 

I settori dove si è investito di più e la distribuzione geografica

Per valore degli investimenti, i settori trainanti del venture capital italiano sono stati il deep tech (413 milioni di euro), l’health & life science (poco dietro: 357 milioni) e il software & digital services (266 milioni). È in questi tre comparti che si è concentrata la maggior parte del capitale, pari all’80% degli investimenti. Ad attrarre capitali significativi sono soprattutto settori della tecnologia avanzata più trasformativa come l’intelligenza artificiale, la robotica e lo sviluppo di reattori nucleari modulari avanzati.

Dal punto di vista geografico, al Nord si è investito molto di più che al Centro e al Sud con 1,17 miliardi di euro raccolti nell’arco del 2025. Leader regionale è la Lombardia con 932 milioni di capitali raccolti (rappresentano oltre il 60% del totale nazionale), seguita dal Lazio con 222 milioni e dalla Liguria a 93 milioni. Sono più staccate il Piemonte con 65 milioni e la Puglia con 14 milioni. La Lombardia è emersa anche per il numero di operazioni: ben 113.

 

Le sfide da colmare e cosa serve ora

“Nel complesso emerge un ecosistema che fatica ancora a trasformare la qualità dell’innovazione in una crescita diffusa lungo tutte le fasi di sviluppo – spiega Marco Daviddi di Ey –. Le recenti evoluzioni normative offrono tuttavia un’opportunità per rafforzare il settore, ampliando la partecipazione di investitori istituzionali e internazionali e sostenendo percorsi di crescita più strutturati per le imprese innovative. In questa fase, sarà fondamentale concentrarsi su interventi che favoriscano apertura dei mercati, capacità di scala e competitività, contribuendo a rafforzare in modo strutturale il ruolo dell’Italia nel panorama europeo dell’innovazione”.

“L’andamento dell’anno è positivamente impattato dalla raccolta growth equity e late-stage venture capital, ma rimane negli anni sostanzialmente stabile l’ammontare investito nelle fasi iniziali dello sviluppo delle startup (da seed a Serie C) – aggiunge Daviddi –. Grande aspettativa per le nuove riforme che potranno sbloccare investimenti importanti, ma l’ecosistema ha le caratteristiche per ambire a dimensioni più significative? Sì, ma serve ancora più integrazione tra ricerca pubblica e privata, capacità imprenditoriale, infrastruttura tecnologica a supporto e relazioni con le grandi aziende. Rafforzare apertura dei mercati, capacità di scala e competitività saranno quindi cruciali per consolidare il ruolo dell’Italia nel panorama europeo dell’innovazione”.

“Il dato più rilevante che emerge dal Barometer non è solo la crescita della raccolta, ma il cambiamento nella qualità del mercato – conclude Gianluca Galgano di Ey Italia –. Il venture capital italiano sta evolvendo verso un ecosistema più selettivo e strutturato, con operazioni più concentrate e di dimensioni più rilevanti, una maggiore specializzazione settoriale e una presenza crescente di investitori internazionali nei round principali. È un segnale di maturazione, ma ancora parziale. La sfida ora è trasformare questa massa critica in un ciclo virtuoso di crescita, rafforzando l’integrazione tra industria, capitale e innovazione e aumentando la capacità del sistema di generare scaleup ed exit industriali in grado di trattenere valore nel Paese”.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari