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Wall Street: attenzione alla volatilità pre-elettorale

Nell'immagine la statua del toro che campeggia davanti a Wall Street

I primi sei mesi dell’anno termineranno con un bel bilancio per Wall Street. Alla chiusura del 20 giugno il rialzo complessivo messo a segno dall’S&P500 sfiorava il 15%. Gran parte del merito della performance va assegnata ai titoli tecnologici. Prova ne sia che il Nasdaq Composite è salito, da inizio 2024, del 18% mentre la “old economy” del Dow Jones Industrial Average ha raccolto un misero 3,8%. Ma cosa succederà nei prossimi sei mesi?

La risposta hanno provato a darla Philip Orlando, strategist azionario, e Charlotte Daughtrey, specialist in investimenti azionari di Federated Hermes, nel corso della presentazione dell’outlook per il secondo semestre 2024 della società di investimento.

Nel grafico a linee viene confrontata la performance di S&P500, Dow Jones Industrial e Nasdaq Composite dall'inizio del 2024
La performance di Nasdaq Composite (linea gialla), S&P500 (linea bianca) e Dow Jones Industrial (linea verde) dall’inizio dell’anno. – Fonte: Bloomberg. Dati normalizzati a 100 alla chiusura del 29/12/2023.

Guardare a Washington per capire Wall Street

È a Washington che bisogna guardare per capire come potrebbe essere il secondo semestre del 2024 per Wall Street. Lì c’è la Casa Bianca e lì c’è la Fed. Entrambe affrontano un importante passaggio.

Per la Casa Bianca sono le elezioni di novembre, per la Fed è l’avvio della riduzione dei tassi di interesse. “Nei prossimi mesi ci sarà un’indigestione di eventi importanti che potrebbe portare volatilità sul mercato” ha spiegato Orlando che vede un ritorno verso uno scenario più tranquillo solo a urne chiuse: “Passate le elezioni ci aspettiamo un ottimo andamento del mercato azionario USA che si estenderà lungo il 2025 e il 2026”.

La fase di turbolenza pre-elettorale potrebbe iniziare già giovedì 27 giugno quando è in programma il primo confronto diretto tra i due candidati alla presidenza degli USA, Joe Biden e Donald Trump. “La distanza nei sondaggi tra i due candidati è piccola ma i dati storici possono aiutare a capire chi potrebbe essere eletto. Negli ultimi 100 anni – ha proseguito Orlando – il presidente in carica è stato rieletto quando l’economia stava crescendo e il mercato azionario aveva guadagnato terreno nei tre mesi precedenti le elezioni. Anche rialzi non significativi sono stati premianti per il presidente in carica. Attenzione quindi a osservare ciò che accadrà nei prossimi trimestri”.

 

La pazienza della Fed

Neel Kashkari, presidente della Fed di Minneapolis ha dichiarato ieri che potrebbero volerci da 1 a 2 anni perché l’inflazione raggiunga l’obiettivo target del 2%. Philip Orlando conferma fine 2026 come obiettivo per il ritorno del PCE core “l’indicatore a cui guarda la Fed” al 2%. “Ecco perché la Banca centrale USA è straordinariamente paziente nella gestione dei tassi di interesse”. Inoltre l’inflazione, pur essendo scesa rispetto ai picchi del 2020, negli ultimi sei mesi ha avuto un andamento oscillante. Anche questo è un buon motivo per aspettare a ridurre i tassi di interesse.

Il rischio che si corre mantenendo la politica monetaria troppo restrittiva è, tuttavia, danneggiare l’economia. In effetti nelle ultime settimane si è registrata la frenata di alcuni indicatori, come le vendite al dettaglio e la produzione manifatturiera, e l’aumento della disoccupazione che è tornata al 4% dopo aver toccato un minimo al 3,4%. Secondo la Fed potrebbe arrivare al 4,2% il prossimo anno. Nel complesso, secondo Philip Orlando lo scenario economico non si deteriorerà troppo. “La nostra previsione è che ci sarà un soft landing” ha affermato.

 

A Wall Street tornano protagoniste le small cap

Il posizionamento di mercato di Federated Hermes per il secondo trimestre dell’anno predilige l’azionario, sovrappesato, rispetto all’obbligazionario, sottopesato. I settori a cui guardare con maggiore interesse sono l’energetico, il finanziario, l’health care e l’industriale mentre nei portafogli della casa di gestione vengono sottopesati i consumi discrezionali, i materiali, i REITs immobiliari e i consumi di base.

Le aree di mercato più interessanti saranno le azioni growth USA, ma small cap, mentre le grandi capitalizzazioni sono preferibili solo se value. Lo scenario è positivo anche per i mercati emergenti. Sottopeso invece per le large cap growth statunitensi.

L’opportunità presente sul segmento delle piccole e medie capitalizzazioni è stata sottolineata da Charlotte Daughtrey. “Storicamente queste aziende hanno fatto meglio delle grandi capitalizzazioni negli anni elettorali. Inoltre le valutazioni attuali sono a sconto”. La selezione di queste imprese richiede tuttavia un’analisi approfondita per trovare quelle caratterizzate da un potere di prezzo e da fondamentali solidi.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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