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Wall Street: azioni ignorano segnale da curva dei rendimenti invertita, perché?

Wall Street: le azioni ignorano il segnale dalla curva dei tassi invertita, perché?

Il mercato azionario di Wall Street sembra che stia ignorando i segnali lanciati dalla curva dei rendimenti dei titoli di Stato. Ormai da qualche mese il rendimento dei Treasury a 2 anni ha superato quello del decennale con un’ampiezza che non si vedeva dal 1981. Il fenomeno è conosciuto come curva dei rendimenti invertita e normalmente non è una nota positiva per i mercati e l’economia. Infatti, normalmente i rendimenti a più lunga scadenza sono superiori rispetto a quelli a breve scadenza, in quanto riflettono un grado di incertezza futura più elevato e la previsione che la Federal Reserve rialzi i tassi d’interesse per raffreddare un’economia che potrebbe surruscaldarsi.

Se si verifica la situazione opposta, ovvero se nel breve periodo i rendimenti obbligazionari scavalcano quelli di lungo termine, significa che gli investitori percepiscono un rischio più elevato e vicino chiedendo un premio superiore per scadenze minori mentre si aspettano che una contrazione economica costringerà la Banca centrale a intervenire sui tassi in un futuro più lontano per stimolare l’economia abbassando i tassi. In altre parole la situazione attuale nel mercato obbligazionario attuale sta preannunciando l’arrivo di una recessione. Infatti, quando la differenza tra i rendimenti a breve e quelli a lungo nella curva dei tassi è stata così profonda all’inizio degli anni ’80, subito dopo è sopraggiunta una forte flessione dell’economia.

 

Wall Street: le azioni sono scollegate dalle obbligazioni?

Il messaggio portato dall’inversione della curva dei rendimenti non è stato colto a Wall Street nel mese di novembre, mese in cui le azioni sono salite di oltre il 5%. Gli investitori sono rimasti abbagliati dai dati sull’inflazione del 10 novembre, che hanno sorpreso favorevolmente il mercato, e ora si aspettano che la Fed allenti la sua serie di strette sui tassi d’interesse. In buona sostanza, le azioni in questo momento sono scollegate dalle obbligazioni. E questa è una dinamica che potrebbe risultare pericolosa. Le statistiche passate rilevano che le recessioni spuntano dopo uno o due anni dall’inversione della curva dei rendimenti. Quindi, potrebbe essere solo una questione di tempo prima che il mercato azionario veda nuovi minimi. Tale ipotesi sarebbe suffragata dal rischio che i tassi alti impattino sulla domanda con un certo ritardo, determinando un calo dei ricavi e dei profitti delle aziende. Ma vi è anche il rischio che la Fed continui ad alzare il costo del denaro a un ritmo più aggressivo di quanto si aspetti il mercato.

Tuttavia, vi è uno scenario più ottimistico, dove il mercato azionario potrebbe aver ragione di fronte a quello che è un falso segnale lanciato dal mercato obbligazionario. In altri termini, la curva dei rendimenti invertita non per forza dovrebbe aprire la strada a una recessione profonda. Questa potrebbe essere lieve o addirittura essere scampata per un pelo. Il mercato a questo punto potrebbe proiettarsi già al futuro, quando l’inflazione sarà domata e la Fed riprenderà con la sua politica accomodante ridando brio all’economia e ai mercati.

Gli analisti tuttavia rimangono cauti. JP Morgan prevede che le azioni a Wall Street scenderanno fino al 12% dai livelli attuali nella prima parte del 2023, scontando una recessione in arrivo, per poi riprendersi nella seconda parte. Anche Goldman Sachs e Deutsche Bank recentemente hanno stimato vendite fino a quando la Fed non inverta la sua politica monetaria. Molto si capirà dalla riunione del 13-14 dicembre della Banca Centrale Usa in merito alle reali intenzioni sui tassi per il 2023, oltre che dai rilasci dei dati sull’inflazione di novembre. Il governatore Jerome Powell ha dato un assaggio questa settimana al think tank Brookings Institution a Washington delle decisioni che prenderà la Fed nel meeting di dicembre, anticipando un rialzo dei tassi solo di 50 punti base e non di 75. Ma in questo periodo storico, dormire troppo sugli allori potrebbe rivelarsi fatale in tema di investimenti.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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