Wall Street e azioni Cina nella morsa di Trump e Nvidia

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L’annuncio di nuovi dazi fatto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scosso i mercati, con Wall Street e azioni Cina in forte ribasso. La Borsa americana ha chiuso l’ultima seduta in profondo rosso. L’indice S&P 500 è scivolato dell’1,59%, mentre il Nasdaq Composite ha bruciato il 2,78% di capitalizzazione. I future di oggi non preannunciano un rimbalzo importante, quotando poco sopra la parità. I mercati della Cina continentale e di Hong Kong non hanno fatto meglio. L’indice CSI 300 ha terminato l’ultima seduta della settimana con un passivo dell’1,97%, mentre l’Hang Seng ha registrato un crollo del 3,28%. Anche in Europa le azioni stamattina sono sotto pressione. Tuttavia, le perdite sono più contenute, a riprova del fatto che attualmente gli investitori preferiscono il Vecchio continente rispetto all’altra sponda dell’Atlantico.

 

Wall Street e azioni Cina: l’annuncio di Trump

Cosa ha fatto Trump per innescare il ribasso di Wall Street e delle azioni in Cina? L’inquilino alla Casa Bianca ha confermato, sulla sua piattaforma di social network Truth Social, dazi generalizzati del 25% per Messico e Canada a partire dal 4 marzo  e ha introdotto ulteriori tariffe del 10% per la Cina.

Alle due nazioni nordamericane, Trump aveva accordato una tregua di un mese il 3 febbraio scorso per dare il tempo ai rispettivi governi di arginare l’immigrazione e bloccare il passaggio del fentanyl verso gli Stati Uniti. A suo avviso questo non è avvenuto finora e quindi i dazi entreranno in vigore. “Le droghe illecite si stanno ancora riversando nel nostro Paese dal Messico e dal Canada a livelli molto alti e inaccettabili, nonostante le promesse di entrambi i vicini degli Stati Uniti di aumentare i loro sforzi per sorvegliare i confini”, ha scritto il presidente USA. “Non possiamo permettere che questo flagello continui a danneggiare gli Stati Uniti e quindi le tariffe proposte entreranno in vigore il 4 marzo come previsto”.black

Quanto alla Cina, sono già in vigore dazi del 10%, che diventeranno quindi del 20% nello stesso giorno in cui dovrebbero essere avviate le tariffe per Messico e Canada. “Sarà addebitata una tariffa aggiuntiva in quella data”, si è limitato a dire il l’inquilino della Casa Bianca. Il problema è che Washington e Pechino “non sembrano intenzionate a fare un accordo”, ha detto Julian Evans-Pritchard, responsabile dell’economia cinese di Capital Economics. “Questo probabilmente non sarà l’ultimo aumento delle tariffe”.

 

Nvidia non convince i mercati

Un ulteriore elemento si è poi aggiunto alle dichiarazioni di Donald Trump. I mercati azionari erano in trepidante attesa della trimestrale di Nvidia, poi pubblicata il 26 febbraio dopo la chiusura di Wall Street. Gli investitori non sono rimasti delusi, ma neanche entusiasti. L’amministratore delegato del colosso dei chip, Jensen Huang, ha affermato che l’azienda sta registrando una domanda sorprendente per i suoi nuovi chip Blackwell.

Nvidia è considerata dal mercato un barometro della spesa per l’intelligenza artificiale delle Big tech. Su questo fronte le indicazioni sono state positive. Tuttavia, altri aspetti non hanno convinto. La previsione di ricavi in aumento del 65%, ad esempio, non è considerata abbastanza forte se raffrontata alla crescita a tre cifre dell’ultimo anno. Inoltre, la società prevede un margine lordo al 71%, il livello più basso di oltre un anno. Si tratta di numeri da sogno per qualsiasi altra azienda, ma non per Nvidia, che ha abituato gli investitori a performance strabilianti. “I risultati e le indicazioni sono stati relativamente in linea con le aspettative del mercato, non abbastanza rialzisti per vedere una salita delle azioni”, ha detto Frank Lee, analista di Hsbc Global Research.

Sullo sfondo rimane una grossa preoccupazione con le sembianze di DeepSeek. La startup cinese è piombata sul mercato dell’intelligenza artificiale verso la fine del mese scorso rilasciando un modello ad alte prestazioni che utilizza molti meno chip. Se dovesse prendere piede questa piattaforma, la domanda per i processori del gigante di Santa Clara potrebbe contrarsi. È una questione che non riguarda solamente Nvidia, ma anche le altre Big tech americane che stanno investendo decine di miliardi di dollari sull’intelligenza artificiale. In altre parole, le enormi spese sostenute rischiano di diventare improduttive.

“Nvidia non ha salvato il mondo”, ha detto Mike Zigmont, co-responsabile del trading di Visdom Investment Group. “I risultati sono stati ottimi, ma non così strabilianti da far sì che tutti vogliano acquistare più azioni”. Le tensioni intorno a Nvidia si sono riverberate non solo su Wall Street ma anche sulle azioni cinesi dei chip. Il fornitore della società americana, Foxconn, e Sunny Optical, ad esempio, hanno subito pesanti vendit.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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