Wall Street: ecco le azioni che perdono con dollaro USA forte

Wall Street: ecco le azioni che perdono con dollaro USA forte

Dollaro USA: le aziende americane danneggiate dalla sua forza

Il dollaro USA conferma il suo straordinario momento di forma rafforzandosi ulteriormente sul mercato valutario. In particolare, l’EUR/USD ha raggiunto il minimo degli ultimi 20 anni, collocandosi sotto quota 1,03. A spingere in basso il cambio una serie di fattori, tra i quali la paura che in Europa arrivi presto una recessione e il ricorso degli investitori al biglietto verde come valuta rifugio per proteggersi dalle tensioni a livello globale. Per la verità, il pericolo di una recessione è presente sia in Europa che negli Stati Uniti. E questa potrebbe essere accelerata dalla politica aggressiva sui tassi della Banca Centrale Europea e della Federal Reserve.

La differenza sostanziale consiste nel fatto che il Vecchio Continente è investito pienamente da altri fattori che colpiscono solo di striscio gli USA. Ad esempio la grave crisi energetica che sta tenendo con il fiato sospeso il blocco dei 27 viene vissuta con maggiore distacco dalla prima potenza mondiale, per via di una diversa dipendenza dalla Russia. Mosca ha già tagliato le forniture di gas ad alcuni Paesi chiave come Germania e Italia, ma non è escluso che decida a breve per uno stop totale, il che manderebbe un intero Continente in ambascia totale. Quanto accaduto e sta per accadere ha messo forte pressione alla moneta unica, rivalutando ancora di più quella a stelle e strisce.

 

Chi perde tra le aziende a Wall Street a causa del superdollaro

Davanti a un dollaro in condizioni smaglianti, molte imprese americane però non stanno facendo i salti di gioia. Quelle che producono la maggior parte delle entrate all’estero vedono erodere gli introiti una volta che fanno il cambio da una valuta più debole a quella più forte. E chi sono quindi le aziende che stanno soffrendo l’effetto cambio? Una di queste è Microsoft, il cui fatturato dipende per metà da vendite all’estero. Questo ha comportato che la società ha dovuto tagliare l’entità dei profitti e le prospettive di vendita per il trimestre a venire, proprio a causa della forza del dollaro USA.

Un’altra big tech che entra nel novero delle aziende danneggiate dal superdollaro è il gigante delle schede grafiche Nvidia, che ottiene l’84% degli introiti fuori dagli Stati Uniti. Gli analisti vedono numerose fonti di crescita dell’azienda, dal momento che i chip diventeranno sempre più importanti nel settore dell’economia digitale che abbraccia i veicoli elettrici, l’automazione e le criptovalute. Tuttavia, nel breve termine fattori come la diminuzione della domanda in Europa, i blocchi della Cina a causa del Covid-19 e il crollo delle criptovalute potrebbero unirsi come venti contrari a quello derivante dal dollaro forte.

La catena di casinò Las Vegas Sands è un’altra di quelle aziende molto esposte, essendo che la quasi totalità delle vendite sono realizzate al di fuori del territorio americano. Tra l’altro, le azioni delle società sono state messe sotto pressione a causa delle restrizioni anti-Covid della Cina e dal giro di vite delle Autorità governative cinesi sul settore dei giochi. E Las Vegas Sands esercita più di due terzi della sua attività a Macao. Tuttavia, l’allentamento delle misure draconiane per combattere il virus e della pressione normativa delle Authority ha trasmesso maggiore ottimismo per il titolo in Borsa.

Il dollaro USA attualmente è una brutta tegola anche per il colosso dei cosmetici Estee Lauder, che ha il 79% delle entrate all’estero. Tra l’altro, l’azienda ha già dovute ridurre le prospettive per il 2022 a causa dei blocchi cinesi e della guerra Russia-Ucraina che ha frenato al vendita al dettaglio in zona.

Un altro soggetto che patisce la forza del biglietto verde è il minatore d’oro Newmont, che già ha visto un calo degli utili nel primo trimestre a causa dell’aumento dei costi di manodopera, energia e materiali. A questo si aggiunge il fattore dollaro, perché caratterizzato da un rapporto inverso con la quotazione del metallo giallo.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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