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Wall Street: i fondi diversificati mancano il rally dei tech, ecco perché

Wall Street: ecco perché i fondi diversificati stanno perdendo il rally della tecnologia

Il rally tecnologico che quest’anno ha fatto presa a Wall Street sta mettendo in difficoltà i gestori dei fondi diversificati. Non perché gli investitori stanno puntando contro le azioni tech, che hanno guadagnato più di tutte le altre da inizio 2023, ma perché devono rispettare alcuni vincoli di investimento stabiliti a livello regolamentare da oltre 80 anni. Per la precisione, un fondo comune classificato come “diversificato” non può mettere in portafoglio un numero di singoli titoli che superino oltre il 5% delle attività totali del fondo e queste partecipazioni non possono oltrepassare il 25% dei suoi portafogli complessivi.

Questo si traduce in un problema quando il fondo riproduce indici come l’S&P 500, in cui Apple e Microsoft singolarmente hanno un peso di oltre il 5%. La conseguenza è che alcuni fondi attivi hanno dovuto sottopesare le mega-cap che hanno guidato il rialzo di Wall Street non cogliendolo così in pieno. Ad esempio il Russell 1000 Growth Index ha dovuto ridimensionare i propri acquisti, dal momento che le maggiori società che compongono il benchmark – come Amazon, Alphabet e Nvidia – hanno questo mese superato ciascuna la soglia del 5%, raggiungendo il 40% in totale.

 

Wall Street: rendimenti inferiori per i fondi diversificati

Il problema non è limitato a pochi fondi. Secondo i dati forniti da Bloomberg, su 126 fondi che hanno investito nella crescita della Borsa USA, ben 117 detengono meno azioni FAANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix, Google) di quanto rappresentato nell’indice. Giocoforza il rendimento risulta inferiore rispetto al benchmark da inizio anno (almeno di 5 punti percentuali).

“Avere questa regola generale è stata una sfida molto, molto grande per il business della gestione istituzionale perché così in pochi sono riuscite a sovraperformare il mercato senza possedere questi titoli megacap”, ha dichiarato Michael Sansoterra, chief investment officer di Silvant Capital Management.

“Se hai un portafoglio dominato solo da pochi nomi il rischio è maggiore. Queste regole – ha detto David Cohne, analista di fondi comuni di Bloomberg Intelligence – sono state introdotte nel 1940 con lo scopo di proteggere gli investitori dopo la grande crisi del ’29”. Cohne non si aspetta una loro modifica in tempi brevi, per questo “è un problema che i fondi abbiano difficoltà a tenere il passo a meno che siano non diversificati o stiano violando le regole”, ha asserito.

 

Le soluzioni

Come uscire da questa situazione? Una strada potrebbe essere quella di “diventare non diversificati” come suggerisce Cohne. In questo modo non si correrebbe il rischio di violare le regole. Tuttavia ciò andrebbe a detrimento della capacità di limitare il rischio.

Occorre dire che non rispettare i limiti dopo che si erano fatti già gli investimenti non implica essere sottoposti a sanzioni da parte delle autorità di regolamentazione. Tuttavia, il fondo non può effettuare acquisti aggiuntivi in quei titoli a meno che non si riclassifichi come “non diversificato”. Alcuni hanno seguito questa strada, come Fidelity Growth Company Fund e T. Rowe Price Blue Chip Growth Fund, che hanno ricevuto l’approvazione degli azionisti per il cambiamento e hanno reso da gennaio oltre il 38% rispetto al 31% dell’indice di crescita Russell.

Una mano ai fondi diversificati l’ha data recentemente il supervisore del Nasdaq 100, che ha effettuato un ribilanciamento speciale nel mese di luglio, proprio per limitare l’influenza delle mega cap tecnologiche ed evitare che i fondi collegati al benchmark violassero le regole della diversificazione.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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