Gli hedge fund abbandonano le Magnifiche sette a Wall Street e puntano sulle ADR (American Depositary Receipt) cinesi. È quanto risulta da un’analisi degli strategist di Goldman Sachs basata sulle operazioni di 684 fondi da 3.100 miliardi di dollari effettuate nel primo trimestre del 2025.
In una nota, gli strategist sottolineano come gli investitori abbiano aumentato le loro posizioni sulle ricevute di deposito delle aziende cinesi nonostante le tensioni commerciali tra Washington e Pechino. Il maggiore appeal di società come Alibaba, PDD Holdings e Baidu è un segnale di come il mercato apprezzi il peso crescente della Cina nelle nuove tecnologie.
In particolare, ha avuto un impatto notevole l’irruzione della startup DeepSeek nel settore dell’intelligenza artificiale a gennaio scorso, mettendo in grandi difficoltà le Big tech statunitensi. In sostanza, si è avuta la percezione che nel campo della nuova tecnologia si sia arrivati a un punto di svolta, per effetto della possibilità di accesso più diffusa senza che tutto ciò sia appannaggio dei giganti della tecnologia Usa come Microsoft, Alphabet o Meta Platforms.
Tra l’altro, le ADR cinesi sono più attraenti rispetto alle azioni delle Magnifiche sette in virtù di multipli più bassi. Ad esempio, Alibaba è scambiata a circa 13 volte gli utili attesi a Wall Street e PDD a meno di 10 volte. In confronto, il rapporto price/earnings di società come Alphabet si aggira intorno a 20. Inoltre, lo short interest – numero di posizioni corte sul totale delle azioni – degli hedge fund sull’S&P 500 è salito sopra la media storica per la prima volta dal 2021, hanno sottolineato gli analisti di Goldman Sachs. Tuttavia, gli esperti rilevano come nel secondo trimestre, finora, i titoli delle Magnifici sette sono cresciuti di oltre il 10%, mentre le ADR cinesi hanno subito la pressione delle tensioni commerciali.
Wall Street: Morgan Stanley punta sulle azioni Usa
Nel frattempo, gli strategist di Morgan Stanley hanno aumentato il peso sulle azioni americane a Wall Street, in quanto i tagli ai tassi di interesse della Federal Reserve aumenteranno gli utili delle società. Secondo il team della banca americana, l’indice S&P 500 raggiungerà i 6.500 punti entro il secondo trimestre del 2026, si legge in una nota. Nell’ultima seduta, il principale benchmark borsistico statunitense ha chiuso a 5.940 punti.
“Pensiamo che le azioni non rivedranno i minimi di aprile nel breve termine, soprattutto perché i grandi ribassi registrati dall’inizio dell’anno sono stati principalmente reazioni allo shock e al terrore dei dazi”, hanno scritto gli strateghi. “Riteniamo che la futura agenda politica statunitense sarà più accomodante”, con “sette tagli della Fed previsti dai nostri economisti per il 2026″. Ciò aiuterà a “sostenere valutazioni superiori alla media”.
Sulle preoccupazioni riguardo una possibile recessione negli Stati Uniti, gli strategist hanno scritto che “nonostante l’incertezza politica senza precedenti, l’economia è ancora in modalità di espansione, anche se con una crescita in rallentamento”. Inoltre, “un sostanziale allentamento monetario è in vista, insieme ai benefici della deregolamentazione”.









