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Wall Street: per BofA vendere ora le azioni approfittando del rally

Wall Street: per BofA vendere ora le azioni approfittando del rally

Bank of America avverte del rischio di eccesso di ottimismo a Wall Street da parte degli investitori. Secondo la banca d’affari americana è meglio approfittare del rally iniziato il mese scorso per vendere, perché “nel 2023 la disoccupazione negli Stati Uniti sarà scioccante almeno quanto l’inflazione”. Novembre si è chiuso con un ritorno agli acquisti da parte degli operatori di mercato, dopo che i dati di inflazione in calo hanno alimentato le speranze che la Federal Reserve possa finalmente smorzare il ritmo dell’aumento dei tassi d’interesse.

Una nota di BofA riporta che i fondi azionari globali hanno però registrato deflussi per 14,1 miliardi di dollari nella settimana fino al 30 novembre, guidati dalle uscite dalle azioni statunitensi. Mentre i fondi obbligazionari hanno visto prelievi netti per 2,4 miliardi di dollari e i fondi monetari afflussi per 31,1 miliardi di dollari. Questo significa che vi è ancora uno spostamento verso la liquidità e un contenimento del rischio. Ad ogni modo, gli analisti dell’istituto finanziario credono che la prima parte del 2023 sarà molto impegnativa per l’equity, a cui preferiscono le obbligazioni.

 

Wall Street: gli NFP USA fanno scendere le azioni

La presa di posizione di BofA ricalca quella di altre banche d’affari come Goldman Sachs (leggi qui) e JP Morgan, che vedono ribassi dell’indice S&P 500 nei primi mesi del prossimo anno, paventando l’arrivo di una recessione. La previsione di BofA sui posti di lavoro risulta difficile in questo momento da fare propria, essendo che l’occupazione americana si mantiene ancora molto forte. Poco fa sono stati rilasciati i dati di novembre dal Bureau of Labour Statistics che hanno messo in luce un tasso di disoccupazione fermo al 3,7%, ma soprattutto un numero di neoassunti di 263 mila unità, molte di più rispetto alle 200 mila previste dagli analisti.

Il mercato però ha reagito male d’impatto, perché ciò allontana la speranza che la Fed ammorbidisca veramente la politica monetaria, o detto in altro modo spiana la strada all’istituto centrale per continuare imperterrita nella lotta senza quartiere all’inflazione. Al di là della reazione emotiva del momento, bisogna però valutare come il mercato interpreta alla lunga queste risultanze. Un mercato del lavoro funzionante rende arduo immaginare un’economia che sprofondi in una recessione tale da distruggere gli utili delle aziende e innescare di riflesso una perdita di occupati. La Fed ha sempre detto che osserva da vicino quanto accade nel mondo occupazionale per regolarsi sull’intensità delle azioni nei confronti del carovita. Tuttavia, se i dati sull’inflazione di questo mese riferiti a novembre dovessero confermare un raffreddamento dei prezzi al consumo, anche quanto emerso oggi verrà visto sotto una luce diversa.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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