Il secondo trimestre del 2025 è stato il periodo degli stock picker a Wall Street. Secondo i dati forniti da Jefferies, il 63% dei gestori patrimoniali che vanno a caccia di aziende a buon mercato ha sovraperformato i propri benchmark. Si tratta del miglior risultato dai tempi della pandemia. In questo articolo:
- Wall Street: ecco dove hanno investito gli stock picker
- Il ritorno del value?
Wall Street: ecco dove hanno investito gli stock picker
L’aspetto più interessante della ricerca di Jefferies sta nel fatto che gli stock picker hanno puntato sulle azioni value, che in genere sono state superate in termini di performance dalle azioni growth. Ciò mette in risalto ancora di più la capacità di scelta dei gestori patrimoniali. Sulla base dei dati di Jefferies, si evince che questi investitori hanno puntato sulle società industriali a grande capitalizzazione, in quanto molto sensibili all’andamento dell’economia. In pratica, scegliendo il timing giusto – ossia poco dopo l’annuncio del 2 aprile dei dazi reciproci da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump – i gestori hanno puntato su un successivo accordo e sulla convinzione che l’economia americana non sarebbe caduta in recessione. Tra l’altro, hanno contato sull’ipotesi che la Federal Reserve taglierà in maniera aggressiva i tassi di interesse dando una spinta all’economia.
“Non pensiamo di entrare in una recessione economica, quindi i titoli value dovrebbero performare meglio”, ha affermato Steven DeSanctis, strategist azionario di Jefferies. “E poiché ci aspettiamo ancora tre tagli dei tassi nella seconda metà del 2025, i tassi di interesse più bassi saranno molto utili anche per i ciclici e per il value”.
I selezionatori dei titoli value a grande capitalizzazione hanno alla fine sovraperformato i loro benchmark di 1,7 punti percentuali nel trimestre, mentre i gestori che hanno puntato sulle growth hanno fatto meglio dei loro benchmark di appena 0,3 punti percentuali. Gli stock picker, al contrario, si sono tenuti lontani dalle utility, dalle società di beni di consumo di base e dalle immobiliari, risultati tra i peggior performer dell’indice Russell 1.000 value nel trimestre di giugno.
Il ritorno del value?
Quanto accaduto lascia ben sperare per un ritorno sulla scena delle azioni value dopo anni di dominio dei titoli legati alla crescita. Da diverso tempo, la filosofia di investimento di Warren Buffett – improntata sulle aziende sottovalutate per realizzare guadagni nel lungo termine – non aveva molta presa a Wall Street. Gli investitori hanno preferito tuffarsi sulle aziende che riflettevano l’era della grande tecnologia e dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, non si può discutere che i segni di ripresa siano chiari.
L’indice S&P 500 Industrials scambia nei pressi del suo massimo storico, grazie alle aspettative che l’economia americana si mantenga in uno scenario di crescita con la fine della guerra commerciale. Il settore finanziario è un altro proxy della tendenza in atto verso i titoli value. Da gennaio, infatti, è il terzo migliore performer di tutto l’indice S&P 500. Le azioni del settore, peraltro, si sono rinvigorite alla notizia che le più grandi banche statunitensi hanno superato brillantemente gli stress test della Fed. Ciò indica che gli istituti di credito possono resistere anche a una grave recessione economica e quindi possono avviare una serie di programmi interessanti di riacquisti e dividendi per gli azionisti.









