Il tentativo di Paramount Skydance di acquisire Warner Bros Discovery ha trovato ancora una volta le porte chiuse. Il Consiglio di amministrazione del gigante cinematografico hollywoodiano ha respinto l’ultima offerta rivista da 108,4 miliardi di dollari, sostenendo che il leveraged buyout è troppo rischioso. Il board resta quindi fedele all’accordo concluso con Netflix e consiglia all’assemblea degli azionisti di rifiutare l’offerta pubblica di acquisto ostile di Paramount. La proposta della società guidata da David Ellison si basa su “una quantità straordinaria di finanziamento tramite debito, che aumenta il rischio di mancata conclusione dell’operazione”, si legge in una lettera indirizzata dal CdA agli azionisti. Le reazioni in Borsa sono state contenute: nelle contrattazioni pre-market di Wall Street, le azioni di Warner, Paramount e Netflix oscillano intorno alla parità.
In questo articolo:
- Warner Bros Discovery: non è solo una questione di finanziamento
- Cosa pensano analisti e investitori
Warner Bros Discovery: non è solo una questione di finanziamento
Negli ultimi mesi Paramount e Netflix hanno dato vita a una battaglia per la conquista di Warner Bros Discovery che ha attirato l’attenzione del mondo cinematografico e finanziario. Il management di Warner aveva scelto il gigante dello streaming, ritenuto più affidabile sotto vari punti di vista, e verso la fine dello scorso anno ha siglato un accordo da 82,7 miliardi di dollari (27,75 dollari per azione). L’offerta di Netflix, in parte in contanti e in parte in azioni, riguarda esclusivamente gli studi cinematografici e televisivi di Warner Bros e la relativa library di contenuti. È focalizzata sul core entertainment e lascia fuori l’attività di TV via cavo, che verrebbe separata tramite lo spin-off Discovery Global.
Dopo l’intesa con Netflix, Paramount ha rilanciato e il 22 dicembre ha portato la propria offerta a 108,4 miliardi di dollari (30 dollari per azione), interamente in contanti, ma per l’intero gruppo Warner Bros Discovery. L’operazione includerebbe studi, contenuti, piattaforme e business della TV via cavo, come CNN e TNT Sports, senza procedere allo scorporo. Fin da subito, però, la dirigenza di Warner ha espresso dubbi sulla reale capacità dell’acquirente di portare a termine l’operazione, dato il forte ricorso al debito.
A quel punto è entrato in gioco Larry Ellison, cofondatore di Oracle e padre dell’amministratore delegato di Paramount, David Ellison, che ha fornito una garanzia personale tramite equity per 40 miliardi di dollari, oltre a 54 miliardi di debito destinati al finanziamento dell’operazione. È stata inoltre prevista una penale di recesso pari a 5,8 miliardi di dollari, più elevata rispetto a quella prevista nell’accordo con Netflix. Tutto ciò, tuttavia, non è bastato a convincere il board di Warner.
Le perplessità non riguardano solo la fattibilità finanziaria dell’accordo, ma anche il modello di business. Secondo Warner, Paramount imporrebbe restrizioni operative che danneggerebbero l’attività e la posizione competitiva del gruppo, incluso il divieto di procedere allo spin-off pianificato delle reti televisive via cavo in una società pubblica separata, Discovery Global. Questo punto rappresenta un nodo particolarmente critico: gli analisti stimano che il valore dei canali via cavo possa arrivare fino a 4 dollari per azione, mentre Paramount lo valuta appena 1 dollaro.
Inoltre, secondo il consiglio di amministrazione, il piano di finanziamento di Paramount indebolirebbe ulteriormente il suo rating creditizio, già classificato a livello junk da S&P Global, e metterebbe sotto pressione i flussi di cassa, aumentando il rischio che l’operazione non venga completata. In definitiva, l’offerta rivista di Paramount “rimane inadeguata, in particolare considerando il valore insufficiente che offrirebbe, la mancanza di certezza sulla capacità della società di portare a termine l’operazione e i rischi e i costi che ricadrebbero sugli azionisti di Warner qualora Paramount non riuscisse a completare l’acquisizione”, ha concluso il consiglio di Warner Bros.
La decisione è stata accolta con entusiasmo dai co-Ceo di Netflix, Ted Sarandos e Greg Peters. “Warner Bros riconosce la nostra come la proposta superiore, in grado di offrire il massimo valore ai suoi azionisti, così come ai consumatori, ai creatori e all’intera industria dell’intrattenimento”, hanno affermato.
Cosa pensano analisti e investitori
Il valore nominale dell’offerta di Netflix è più basso, ma secondo alcuni analisti la struttura di finanziamento è più chiara e i rischi di esecuzione sono inferiori. “Warner non vuole vendere a Paramount, quindi continuerà a respingere Paramount finché potrà”, ha dichiarato Ross Benes, analista di Emarketer.
Alcuni investitori, però, non condividono questa posizione. Tra questi c’è Mario Gabelli, numero uno di Gabelli Funds, che detiene circa 5,7 milioni di azioni Warner Bros Discovery. A suo avviso, “l’offerta interamente in contanti è più semplice e quindi più rapida sul piano delle autorizzazioni regolamentari”. Per questo, “al momento Paramount ha l’offerta migliore e Netflix deve semplificare la sua proposta”. Dello stesso parere è Pentwater Capital, settimo maggiore azionista di Warner. In una lettera inviata alla società, l’investitore ha scritto che “il consiglio sta commettendo un errore nel non dialogare con Paramount”.









