Xiaomi lancia la sfida a DeepSeek e Alibaba sull’intelligenza artificiale

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Xiaomi prova a farsi largo nell’affollato spazio dell’intelligenza artificiale presentando il suo modello open source MiMo. La piattaforma si rifà alle caratteristiche R1 di DeepSeek, ponendosi come obiettivo quello di imitare gli esseri umani nell’affrontare i problemi. Secondo le statistiche pubblicate dall’azienda su WeChat, MiMo avrebbe superato nei test di benchmark il o1-mini di OpenAI e il Qwen di Alibaba. In termini tecnici, nonostante abbia 7 miliardi di parametri, MiMo ha in pratica oltrepassato ampiamente le performance di modelli maggiori sia per quanto riguarda il ragionamento matematico (AIME24-25) che in merito all’attività di coding (LiveCodeBench v5). Il modello si adatta alle attività che richiedono processi logici e matematici e, grazie alle sue dimensioni ridotte, alle applicazioni aziendali e alle soluzioni hardware limitate tipo l’edge computing.

Xiaomi ha annunciato l’intenzione di sviluppare un’intelligenza artificiale generale, con un intelletto di livello umano. “MiMo è il primo assaggio del nostro team di modelli di intelligenza artificiale di nuova costituzione”, ha scritto il produttore di smartphone e auto elettriche nel post su WeChat. “Anche se il 2025 può sembrare tardi per realizzare il sogno dei modelli di grandi dimensioni, riteniamo che l’AGI (Artificial General Intelligence, n.d.r.) sia un’impresa a lungo termine”. L’effetto è stato positivo per le azioni Xiaomi, che hanno chiuso la seduta alla Borsa di Hong Kong in rialzo di 5,27 punti percentuali.

 

Xiaomi: il mondo dell’intelligenza artificiale è sempre più competitivo

Il progetto MiMo è il primo vero prodotto dell’azienda cinese a emergere nel campo dell’intelligenza artificiale, benché i dirigenti abbiano parlato in passato dell’intenzione di entrare nel settore della nuova tecnologia. In questo campo si è creata un’arena estremamente competitiva, specialmente dopo l’incursione quest’anno di DeepSeek, che ha proposto un modello AI open source ma, soprattutto, low-cost.

Ieri, Alibaba ha aggiornato il suo modello Qwen con l’ultima versione che fonde le funzioni di intelligenza artificiale convenzionali con il ragionamento dinamico avanzato, creando quella che l’azienda definisce una piattaforma più adattabile ed efficiente per gli sviluppatori di app e software. Baidu sta sgomitando invece per far emergere il suo modello Ernie.

In questo contesto, nel campo dell’intelligenza artificiale la Cina si propone come seria antagonista degli Stati Uniti, che a differenza del gigante asiatico sta spendendo fior di miliardi per mantenere la supremazia. Tra l’altro, le aziende cinesi sono sostenute in questo momento dall’impegno del presidente Xi Jinping ad appoggiare la tecnologia legata all’intelligenza artificiale del Paese con lo scopo di renderle più agguerrite e competitive con i player americani.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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