Yen ai minimi del 2017 sul Dollaro USA, ecco perché

Tempi duri questi per lo Yen, quantomeno in rapporto al Dollaro statunitense. In queste ore la valuta giapponese si aggira al livello più basso degli ultimi 5 anni, dopo un crollo del 10% durante il 2021, il più pronunciato dal 2014. Il cambio USD/JPY infatti è arrivato nei paraggi di 116 e molte cose fanno pensare che la risalita potrebbe continuare nei prossimi mesi.

Lo si rileva anche dalle posizioni da parte di alcune assicurazioni sulla vita nipponiche che stanno puntando senza esitazione sul biglietto verde. Durante il semestre fiscale conclusosi il 30 settembre, il controvalore degli assets in dollari di 9 tra le più grandi società assicurative ha raggiunto quota 370,7 miliardi di dollari, in crescita di oltre il 2%. E altre società si prevede si possano aggiungere prossimamente, anche tra quelle operanti in altri settori.

 

Valute: 2 ragioni per cui gli investitori vendono yen

Il sentiment negativo che serpeggia in questo momento tra gli operatori del Forex nei confronti della divisa del Sol Levante scaturisce fondamentalmente da 2 ragioni. La prima è l’aspettativa che lo Yen non svolgerà il ruolo di valuta rifugio per il 2022, per effetto del fatto che la crescita globale non sarà frenata dalla circolazione del Covid-19. Infatti, la nuova variante Omicron è sicuramente più contagiosa, ma con molte probabilità sarà meno pericolosa rispetta a Delta, al punto da non impedire alle attività produttive di continuare a funzionare come hanno fatto finora. Questa almeno è la sensazione che avverte il mercato sulla base delle prime indicazioni che stanno arrivando dagli scienziati del Sudafrica, dove il nuovo ceppo si è diffuso per prima e oggi la situazione è in graduale miglioramento.

La seconda motivazione deriva dalla differenza di rendimento delle attività denominate in dollari rispetto a quelle in yen, che riflette una divergenza di politica monetaria della Federal Reserve in confronto alla Bank of Japan. La Banca Centrale americana ha iniziato a stringere sulla politica monetaria riducendo il piano di acquisti di titoli pubblici e privati. In questo modo preparerà il terreno a 3 aumenti dei tassi a partire probabilmente da marzo, con l’obiettivo di frenare l’espansione inflazionistica che ormai ha toccato livelli di allerta.

Il Giappone viceversa ha a che fare con il problema opposto, ossia quello dove i prezzi non crescono e si è riaffacciato lo spettro della deflazione. A rigor di logica la BoJ non intenderà spostarsi dalla sua politica monetaria accomodante, ancor meno nella prospettiva di aumentare il costo del denaro. È inevitabile quindi che gli investitori prediligano quelle attività valutarie che rendono di più aumentando la domanda e scarichino gli assets poco redditizi come lo Yen.

 

USD/JPY: le previsioni degli analisti

Alla luce dello scenario che si andrà a configurare nei prossimi mesi, gli analisti sono convinti che la moneta di Tokyo continuerà a deprezzarsi verso il biglietto verde. UniCredit stima nel medio periodo un cross che toccherà 120, sulla base della crescita statunitense vista sostenuta per effetto di una minore incisività di Omicron.

Anche David Forrester, senior FX strategist presso Credit Agricole CIB a Hong Kong, prevede vendite sullo Yen, per via della normalizzazione della politica monetaria della Fed, a differenza della Banca Centrale giapponese. Al riguardo, l’esperto traccia in 118 l’obiettivo sull’USD/JPY entro i primi 6 mesi del 2022.

A giudizio di Hiroyuki Machida, direttore di Japan FX e vendite di materie prime presso l’Australia & New Zealand Banking Group Ltd. a Tokyo, l’attuale cross sembra sottovalutato in considerazione della combinazione di valore azionario più elevato e rendimenti del Tesoro.