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Yuan: la PBoC rafforza il fixing, ecco cosa significa

Yuan: la PBoC rafforza il fixing ai massimi di novembre, ecco cosa significa

La People’s Bank of China ha rafforzato lo yuan ponendo un fixing oggi a 7,0996 dollari, rispetto ai 7,2222 previsto dagli analisti e ai 7,1004 della seduta precedente. Si tratta della decisione più netta da novembre 2023 e l’obiettivo è frenare la tendenza alla vendita della valuta cinese da parte degli operatori di mercato. “Il fixing di oggi è un chiaro segnale da parte delle autorità che non intendono consentire un ulteriore indebolimento dello yuan”, ha detto Khoon Goh, capo della ricerca sull’Asia presso l’Australia & New Zealand Banking Group.

Nella seduta di oggi, lo yuan onshore è arrivato fino a 7,1902 per dollaro, raggiungendo il massimo da dicembre scorso. La moneta cinese ha invertito la debolezza di venerdì, quando il mercato era preoccupato che la PBoC avrebbe concesso una maggiore flessibilità di oscillazione nella sua politica di fixing.

 

Yuan: il punto di equilibrio per la PBoC

La Banca centrale cinese sta cercando di rendere stabile la valuta in un contesto molto delicato in cui deve affrontare la peggiore crisi immobiliare della storia della Cina e un senso di sfiducia dei mercati per il rallentamento dell’economia. Da un lato, quindi, non deve far venir meno la politica di stimoli monetari per sostenere l’economia ed evitare una crisi più estesa; dall’altro lato, però, deve impedire che la debolezza dello yuan si ripercuota in maniera negativa sui mercati valutari, con effetti economici e finanziari indesiderati.

Trovare il giusto equilibrio non è facile, anche perché nel frattempo lo yen in caduta potrebbe determinare problemi di competitività dei prodotti cinesi a vantaggio di quelli del vicino Giappone. “Le autorità cinesi potrebbero essere preoccupate per l’aspetto competitivo di uno yen più debole, che potrebbe aumentare se la moneta nipponica continuasse a scendere. Se lo yen scendesse oltre 152 per dollaro, potremmo probabilmente vedere la PB0C lasciare che lo yuan onshore si indebolisca ulteriormente verso 7,25”, ha affermato Charu Chanana, responsabile della strategia FX di Saxo Markets.

Lasciare che lo yuan diminuisca troppo di valore e che lo faccia con rapidità potrebbe però portare svantaggi superiori ai benefici. Ne è convinto Alvin T. Tan, responsabile della strategia FX per l’Asia, secondo cui lo yuan potrebbe anche rivedere in futuro il livello di 7,30 per dollaro, “ma non nel giro di pochi giorni e in un contesto di elevata volatilità”. L’esperto precisa che “la stabilità valutaria rimane una pietra angolare della politica della PBoC”.
Dello stesso avviso è Alex Loo, macro strategist di TD Securities, che si aspetta una Banca centrale cinese attenta per ora a evitare “un’ulteriore indebolimento dello yuan ” e che “appiani eventuali forti movimenti dopo aver assistito alla reazione del mercato venerdì scorso”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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