La corsa all’oro dello Zimbabwe: riserva aurea è cresciuta del 300% in due anni

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Lo Zimbabwe possiede un piccolo tesoro nei caveau della sua Banca centrale: la bellezza di 4,48 tonnellate d’oro. A rivelarlo sono il presidente Emmerson Mnangagwa e un approfondimento dell’emittente pubblica Zbc dedicato ad una riserva aurea che sta crescendo a vista d’occhio. La Reserve Bank of Zimbabwe (Rbz) sta cavalcando una norma del governo che impone ai produttori d’oro di pagare le royalty minerarie in lingotti fisici o in valuta estera accettata, quando autorizzati.

Grazie a questa politica nazionale, le riserve di metallo giallo sono aumentate di oltre il 300% in soli due anni. Attualmente, lo Zimbabwe occupa l’ottavo posto in Africa e il terzo nella Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc) per riserve auree ufficiali. “Queste riserve non sono semplici cifre, ma beni tangibili che costituiscono il fondamento della nostra sovranità monetaria”, ha scritto Mnangagwa in un post su X.

 

In questo articolo:

 

  • Perché l’oro dello Zimbabwe è in continuo aumento
  • Una riserva aurea che cresce di anno in anno
  • Il nuovo ruolo della Banca centrale: le mosse della Rbz
  • L’impatto sul rapporto di copertura delle importazioni
  • Un’ondata di investimenti nel settore minerario

 

Perché l’oro dello Zimbabwe è in continuo aumento

Dall’aprile 2024, lo Zimbabwe ha sostituito il dollaro zimbabwiano con lo Zig, la nuova valuta ufficiale sostenuta da un paniere di riserve, tra cui oro, diversi metalli preziosi e valute estere. La scelta è avvenuta per stabilizzare l’economia e contrastare l’iperinflazione, generata dallo stato di disastro nazionale dichiarato per le ondate di calore e la siccità provocate da El Niño.

“Con oltre 4 tonnellate d’oro e riserve in valuta estera, lo Zig rimane pienamente garantito e resistente agli shock economici globali”, ha aggiunto il premier Mnangagwa, in carica dal novembre 2017. L’obiettivo del governo è raggiungere quota 5 tonnellate entro la fine del 2026, continuando al tempo stesso “a impegnarci per promuovere un’economia stabile, trasparente e prospera per tutti gli zimbabwiani”.

 

Una riserva aurea che cresce di anno in anno

Secondo quanto riportato dalla Rbz, le riserve auree dello Zimbabwe sono passate da poco più di 1 tonnellata nell’aprile 2024 alle attuali 4,48 tonnellate, per un valore pari a 1,4 miliardi di dollari considerando anche le riserve valutarie detenute dalla Banca centrale. Gli analisti ritengono che questo rapido aumento abbia rafforzato la fiducia nello Zig, offrendo una maggiore copertura patrimoniale alla valuta nazionale.

L’ulteriore incremento promesso da Mnangagwa potrebbe contribuire a rafforzare la stabilità del tasso di cambio. Nella classifica mondiale dei paesi con le maggiori riserve auree, lo Zimbabwe è tra i principali detentori in Africa. Grazie a più di 4 tonnellate d’oro custodite nei caveau della Rbz a Harare, l’ex Rhodesia è dietro soltanto ad Algeria (174 tonnellate), Libia (147 t), Egitto (130 t), Sud Africa (126 t), Marocco (22,12 t), Ghana (18,6 t) e Tunisia (6,84 t).

 

Il nuovo ruolo della Banca centrale: le mosse della Rbz

Dall’inizio della Seconda Repubblica, cominciata nel 2017 con le dimissioni di Mugabe e la successiva vittoria elettorale del suo ex braccio destro Mnangagwa, la Banca centrale dello Zimbabwe si è allontanata sempre di più dalle attività fiscali dirette per concentrarsi sul suo mandato di agente finanziario e gestore della politica monetaria. Tra le sue funzioni spiccano appunto l’emissione dello Zig e la costituzione di riserve a supporto della stabilità della valuta.

Guidata dal governatore John Mushayavanhu, la Rbz ha fatto sapere che attualmente sono in circolazione 22 miliardi di Zig, di cui il 3% detenuto in riserve valutarie. “Ciò consolida la nostra posizione economica, permettendoci di far fronte a qualsiasi esigenza del mercato, ma soprattutto di mantenere l’inflazione a livelli accettabili, il che fornisce un forte impulso al tasso di cambio: la quantità totale di Zig in circolazione divisa per le riserve conferisce al tasso una posizione più solida”, ha spiegato alla Zbc l’economista Persistence Gwanyanya.

 

L’impatto sul rapporto di copertura delle importazioni

Al momento, le riserve esistenti dello Zimbabwe coprono un mese e mezzo di importazioni di beni e servizi, esclusi i megaprogetti: un dato nettamente superiore rispetto ai quasi zero giorni di qualche anno fa. Il governo e la Rbz puntano a raggiungere una copertura minima di tre mesi, sottolineando al contempo la necessità di arrivare a sei mesi nell’immediato futuro.

Lo Zimbabwe, come gran parte dei paesi dell’Africa meridionale, si è sviluppato in epoca coloniale come esportatore di materie prime. Il cuscinetto di riserve frutto degli introiti mensili dalle royalty minerarie, essenziale per garantire la stabilità macroeconomica, proteggere la moneta e assicurare i pagamenti all’estero, sta contribuendo a ripristinare la fiducia del mercato, introdurre una bilancia commerciale positiva e generare un afflusso netto di valuta estera con il surplus delle partite correnti. La semplice consapevolezza dell’esistenza di queste riserve sta alimentando la fiducia di imprese, investitori e persone comuni.

 

Un’ondata di investimenti nel settore minerario

Il settore aurifero zimbabwiano è entrato in un nuovo ciclo. Le società minerarie, sia pubbliche che private, stanno accelerando la spesa per espandere la produzione e prolungare lo sfruttamento delle miniere esistenti. Caledonia Mining e Ariana Resources hanno numerosi investimenti in corso, mentre la controllata Mutapa Gold Resources, legata al fondo sovrano Mutapa Investment Fund, ha annunciato l’intenzione di investire 12 milioni di dollari in attività di esplorazione dei giacimenti entro la fine dell’anno.

Mutapa controlla già le miniere di Freda Rebecca, Jena e Shamva e il suo investimento servirà a finanziare programmi di perforazione in ciascun sito, con l’obiettivo di estendere la vita operativa delle miniere di circa dieci anni. In aggiunta, la compagnia mineraria statale è al lavoro per ottenere 250 milioni di finanziamenti a sostegno dei piani di espansione volti ad aumentare la capacità produttiva nei tre siti operativi.

L’obiettivo dello Zimbabwe è rafforzare un’industria aurifera ancora su piccola scala, dominata dall’estrazione artigianale dell’oro. Le uniche miniere industriali attive sul territorio sono i tre siti di Mutapa, Blanket di Caledonia e How di Namib Minerals, che sta preparando i piani di riavvio per le attività estrattive di Redwing e Mazowe. Il finanziamento rimane una sfida fondamentale: nel 2025, la produzione aurifera zimbabwiana ha raggiunto il livello record di 46,7 tonnellate, con un aumento del 17% rispetto al 2024. L’espansione dell’attività mineraria e il passaggio ad una dimensione industriale potrebbero assumere un’importanza decisiva per l’economia del paese africano.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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