Un debito pari a 38.400 euro per abitante. E 1.000 euro a testa per rifinanziarlo. Un debito talmente alto che l’Italia paga più soldi per estinguerlo di quanti ne investa nell’istruzione. Un debito che invece di ridursi, come prevedono i parametri Ue, è cresciuto al 132,2% nel 2018, al 133,7% nel 2019. E lo farà anche nel 2020: la previsione è del 135,2%. Così, la Commissione Ue ha spiegato i motivi del via libera alla procedura di infrazione. Una procedura “giustificata”, ha scritto nel rapporto l’esecutivo Ue, perché in buona sostanza, il nostro paese non rispetta le regole e si nasconde dietro al rallentamento economico globale, in grado di spiegare solo parzialmente i livelli raggiunti e indicati nella nota di Bruxelles.
L’APERTURA DI MOSCOVICI
E allora procedura d’infrazione sia. Ma non subito. Perché l’avvio formale spetta direttamente agli Stati Membri attraverso il Consiglio. Quello della Commissione è una sorta di autorizzazione a procedere, dopo una valutazione dei conti. Lo step successivo è previsto per martedì prossimo, giorno in cui i paesi dell’Unione Europea dovranno esprimersi. Due le strade possibili da imboccare. La prima: procedere con il via libera alla procedura. La seconda: tentare un ultimo negoziato con l’Italia, ipotesi che il Commissario Europeo per gli affari economici e monetari Pierre Moscovici ha definito ancora percorribile, prima di arrivare alla decisione definitiva il prossimo 9 luglio all’Ecofin dove si terrà la resa dei conti finale.
“MISURE DANNOSE”
Le dichiarazioni di Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue, non lasciano spazio ai dubbi sulla reale posizione di Bruxelles di fronte alle politiche economiche adottate recentemente dall’Italia. Crescita quasi al palo. Misure dannose. Un debito cresciuto esponenzialmente che indebolisce la sostenibilità delle finanze a lungo termine e fonte di vulnerabilità per l’intera economia europea. Valutazioni che, accompagnate dal rapporto della Commissione e dal documento che il Fondo Monetario Internazionale renderà noto il 14 giugno, dove esprimerà preoccupazioni per la debolezza del nostro paese pari a quelle per la disputa commerciale tra Usa e Cina e le conseguenze di una Brexit no deal, ritraggono un quadro più che mai allarmistico. E che potrebbe portare a una manovra di correzione immediata, da 3 o 4 miliardi.
We recommend that the Excessive Deficit Procedure be abrogated for Spain. See our guidance and decisions under the Stability and Growth Pact → https://t.co/hxSxNsEn06 #EuropeanSemester pic.twitter.com/pbM2FgitK1
— European Commission ???????? (@EU_Commission) June 5, 2019
CONTE: MASSIMO SFORZO PER SCONGIURARE LA PROCEDURA
“Quando guardiamo all’economia italiano vediamo i danni che stanno facendo le recenti scelte politiche” è uno dei passaggi del discorso di Dombrovksis, che invece ha promosso i conti della Spagna, graziato quelli della Francia, che ha un debito molto simile a quello dell’Italia e rimandato la Grecia. Dal Vietnam, dove si trova per un incontro bilaterale, il premier Giuseppe Conte aveva provato, in mattinata, a rassicurare Europa e mercati: “Farò il massimo sforzo per scongiurare una procedura che sicuramente non fa bene al Paese. Il monitoraggio dei nostri conti, in particolare nel 2019, sta evidenziando delle maggiori entrate tributarie e contributive, e anche non tributarie, rispetto alle stime. Questi ci permette di avere dei margini e di reagire meglio alla congiuntura economica non favorevolissima”.
SPREAD E FTSE MIB
In attesa di una risposta dai due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini (la dichiarazione di Conte però è chiara: fare di tutto per evitare la procedura. Nel caso in cui il leader del Carroccio dovesse discostarsi da questa posizione, la crisi di governo sarebbe inevitabile), il Ftse Mib ha aperto sotto lo zero, unico in Europa, e ha consolidato le vendite attorno al punto percentuale nel momento in cui è stato diffuso, intorno alle 12, il rapporto Ue. Spread ai massimi di seduta, a quota 285 punti base, in salita di 11 punti rispetto a ieri.










