Cosa prevede l’accordo commerciale Cina Usa sui dazi

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Dopo due giorni di intense trattative a Ginevra, è stato trovato l’accordo tra Cina e Usa sui dazi. L’intesa è soltanto l’inizio di un dialogo più ampio che andrà avanti nei prossimi tre mesi e che punta a salvaguardare l’economia globale, in particolare il settore tecnologico e la sua industria. L’annuncio del compromesso, giunto al termine di un’autentica maratona negoziale, ha rafforzato i mercati azionari europei, che hanno aperto la settimana in rally.

L’allentamento delle tensioni sino-statunitensi si basa su quello che è stato presentato dalle parti come un “meccanismo di consultazione” sul commercio. Il disgelo svizzero tra le due superpotenze mondiali ha portato a un accordo che riduce la maggior parte dei dazi e vede l’economia di Pechino aprirsi alle imprese statunitensi, come ha dichiarato Donald Trump in un’intervista a Fox News senza aggiungere ulteriori dettagli in merito.

 

In questo articolo:

 

  • Accordo Cina Usa sui dazi: ecco cosa prevede
  • Gli effetti dell’accordo Usa Cina sui dazi reciproci
  • Dall’alta tecnologia all’oro

 

Accordo Cina Usa sui dazi: ecco cosa prevede

Washington riduce i dazi doganali sugli articoli della Cina (compresi quelli di Hong Kong e Macao) dal 145% al 30% per tre mesi. La sospensione è temporanea: il format adottato dall’amministrazione Trump è simile a quello proposto all’Unione europea. Il patto è quindi valido per 90 giorni. Dal canto suo, Pechino diminuisce le tariffe di ritorsione sui prodotti made in Usa dal 125% al 10%. In aggiunta, vengono rimosse o sospese anche altre ritorsioni secondarie incrociate.

Gli Usa hanno specificato che i dazi applicati alla Cina durante la prima amministrazione Trump rimangono in vigore e che le riduzioni tariffarie non si applicano ai dazi di settore imposti ai partner commerciali statunitensi. Non è ancora chiaro cosa preveda di preciso l’annunciata apertura cinese alle aziende statunitensi comunicata da Trump a Fox News. Le riduzioni momentanee di 115 punti percentuali, in attesa di un’intesa più stabile, sono confermate da una nota della Casa Bianca e sono in vigore dalla mezzanotte del 14 maggio. Il governo cinese, a differenza di quello americano, ha mantenuto il massimo riserbo sui termini dell’accordo.

“La riduzione delle tariffe bilaterali è in linea con le aspettative dei produttori e dei consumatori di entrambi i Paesi e favorisce gli scambi economici e commerciali tra Cina e Stati Uniti, nonché l’economia globale”, riporta l’agenzia Xinhua citando la Commissione tariffaria doganale del Consiglio di Stato cinese. Il compromesso, fondamentale per l’interdipendenza commerciale tra le due nazioni, nasce da pressioni interne: l’export in calo in Cina, lo spettro dell’aumento dell’inflazione negli Stati Uniti.

 

Gli effetti dell’accordo Usa Cina sui dazi reciproci

Un’analisi di Goldman Sachs rivela che l’intesa temporanea sulle tariffe consentirà di scongiurare il raddoppio dell’inflazione negli Stati Uniti, prevista al 4% entro la fine dell’anno in caso di mancato accordo. Con i dazi doganali al 145%, alcuni prezzi al consumo sarebbero aumentati del 20-30%, con perdite per le aziende tecnologiche (le Big tech pesano più della metà del Pil dell’intero Paese) che sarebbero arrivate a 83 miliardi di dollari e il rischio di tagli a oltre 124mila posti di lavoro.

L’industria tecnologica, in particolare quella di semiconduttori e chip, tira un sospiro di sollievo. Le aziende americane potranno continuare a importare componenti essenziali per i loro prodotti elettronici, senza i costi aggiuntivi che avrebbero diminuito notevolmente i margini di profitto. L’accordo permette ai produttori di computer, smartphone, tablet e console di gaming (senza dimenticare l’automotive, i beni di consumo e l’intero ecosistema dell’intelligenza artificiale) di mantenere stabili i prezzi al consumo, evitando rincari fino al 30%.

 

Dall’alta tecnologia all’oro

La svolta nella guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina è funzionale a mantenere un’interdipendenza stabilizzatrice necessaria nell’high-tech. Il Dragone spende più di 430 miliardi di dollari in importazioni e punta a ridurre la dipendenza dall’estero sviluppando in casa tecnologie proprietarie. Dall’altra parte dell’oceano gli Usa, dopo decenni di delocalizzazione, vogliono riconquistare l’autonomia in tutte e tre le fasi della produzione di microchip: progettazione, fabbricazione e assemblaggio. Ma nonostante la competizione costante, l’equilibrio si regge su accordi commerciali provvisori.

A godere dell’intesa sui dazi sono principalmente le aziende statunitensi leader nel settore: Qualcomm, Qorvo e Texas Instruments, società che contano su una fitta rete di fornitori cinesi e generano buona parte dei loro ricavi dal mercato asiatico. La sospensione temporanea sta comunque inducendo i fornitori americani di soluzioni per semiconduttori a diversificare le catene di approvvigionamento, rivolgendosi ai mercati di India, Messico e Vietnam.

La tregua di 90 giorni tra Washington e Pechino, infine, ha avuto un impatto significativo anche sui prezzi dell’oro. In costante rialzo dall’inizio del 2025, il bene rifugio per eccellenza è sceso al di sotto dei 3.000 dollari per oncia troy dopo l’annuncio dei dazi da parte di Trump. L’entrata in vigore dell’accordo commerciale con la Cina e del cessate il fuoco di tre mesi sui dazi reciproci ha avviato una nuova fase rialzista, con le quotazioni che si sono stabilizzate tra i 3.300 e i 3.400 dollari.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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