Negoziato per oltre vent’anni, l’accordo di libero scambio tra Ue e India è diventato finalmente realtà. Grazie all’intesa con la quarta più grande economia del mondo in termini nominali, l’Unione europea punta a smarcarsi dalla politica protezionistica statunitense, diversificando i propri partner commerciali e compensando le turbolenze nate con l’amministrazione Trump. “Stiamo dimostrando a un mondo frammentato che un’altra via è possibile”, ha dichiarato Ursula von der Leyen, che su X ha definito il free trade agreement come “la madre di tutti gli accordi”.
Il commercio bilaterale tra India e Ue ha raggiunto un valore di 136 miliardi di euro tra il 2024 e il 2025, con esportazioni verso l’Unione europea per 76 miliardi e importazioni dall’Ue per 60 miliardi. L’accordo rimuoverà dazi annuali per 4 miliardi e porterà ad un incremento ulteriore degli scambi stimato tra il 30% e il 40%, raddoppiando in particolare le esportazioni europee entro il 2032. Non a caso l’intesa è definita da fonti Ue come “il massimo livello di accesso mai concesso a un partner commerciale nel mercato indiano, tradizionalmente protetto”.
In questo articolo:
- Via all’accordo di libero scambio Ue India
- I settori commerciali coinvolti: il nodo auto
- Dai vini e l’olio al no all’agricoltura
Via all’accordo di libero scambio Ue India
La rete euro-indiana si appresta a generare una delle più grandi aree commerciali al mondo: un mercato da due miliardi di persone. L’India è la nazione più popolosa del globo e l’intesa apre ai produttori europei un mercato da 1,5 miliardi di consumatori. A beneficiarne, oltre alle imprese, saranno anche gli investimenti e l’occupazione: l’abbassamento delle tariffe commerciali coinvolge il 90% dei beni scambiati e il 97% dei prodotti esportati dall’Ue vedrà riduzioni o eliminazioni tariffarie. Ma non solo.
Nodo commerciale strategico e cruciale contrappeso alla Cina, l’India è un alleato fondamentale al centro dell’Oceano Pacifico: il trattato prevede anche una collaborazione maggiore su sicurezza e difesa. Al centro dell’intesa militare ci sono lo scambio di informazioni classificate e la cooperazione operativa, dalla protezione delle frontiere e la cooperazione giudiziaria alle tecnologie antidrone e la tutela delle infrastrutture marittime critiche.
Il vertice ha approvato inoltre un’agenda strategica congiunta per il periodo 2026-2030. Al suo interno sono incluse oltre cento iniziative su mobilità, sostenibilità ed energia pulita, tecnologia ed innovazione, governance globale e connettività. Alla firma sarà attivato pure un nuovo quadro per facilitare lo spostamento di studentesse e studenti, ricercatrici e ricercatori, lavoratrici e lavoratori qualificati. In aggiunta, è sul tavolo la possibilità di associare l’India a Horizon Europe, il programma dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione.
I settori commerciali coinvolti: il nodo auto
Sul piano economico si gioca la fetta più importante dell’accordo: secondo lo studio di impatto della Commissione europea, 47,9 miliardi di euro in termini di crescita di Pil per l’Ue, che è il più grande partner commerciale dell’India con un commercio di beni per un valore di 120 miliardi nel 2024. La riduzione dei dazi coinvolge innanzitutto l’automotive, dove Nuova Delhi rappresenta il terzo mercato al mondo per volumi di vendita, dopo Stati Uniti e Cina. L’accordo è molto importante per le case automobilistiche europee.
Attualmente l’India applica tariffe comprese tra il 70% e il 110% sui veicoli made in Eu. In base all’accordo, le tariffe vengono ridotte al 40% con la promessa di un abbassamento fino al 10% su una quota annuale di 250.000 veicoli, ma solo per le auto a combustione interna con un prezzo medio all’importazione superiore a 15.000 euro. Sono quindi escluse dall’accordo le auto elettriche, almeno per i primi cinque anni. È invece inclusa nell’intesa la componentistica auto.
L’India è il nono partner commerciale dell’Unione europea, ma nel 2024 gi scambi con l’Ue sono aumentati di quasi il 90%. Quello automobilistico è un comparto fondamentale, tuttavia le case europee detengono ancora una quota di mercato inferiore al 4%. Il settore è dominato dalla giapponese Suzuki Motor e dai marchi nazionali Mahindra e Tata, che insieme controllano due terzi delle vendite.
Dai vini e l’olio al no all’agricoltura
L’Ue è uno dei principali investitori esteri nell’India: gli Ide (investimenti diretti esteri) hanno raggiunto 140,1 miliardi di euro nel 2023. L’accordo di libero scambio incrementerà questa quota con diminuzioni tariffarie nell’industria chimica (22%), nella produzione di plastica e sui macchinari (fino al 44%), sui farmaceutici (11%) e nel commercio vitivinicolo. A beneficiarne saranno specifici settori strategici. Nell’accordo sono compresi la tecnologia dell’informazione e le telecomunicazioni, l’intelligenza artificiale, la manifattura avanzata e i semiconduttori, l’idrogeno, le apparecchiature solari, la finanza e i servizi legali.
In cambio di tariffe su vino (dal 150% a livelli progressivi tra 75% e 20-30%), olio d’oliva (dal 45% allo 0%), birra e liquori (dal 110-150% al 40-50%) e prodotti trasformati come pane, pasta e cioccolato (dal 50% all’azzeramento), l’India avrà maggiore accesso per elettronica, farmaci, gioielli e tessili. Rimane fuori dall’intesa il resto dell’agroalimentare: è un segnale forte arrivato in seguito al blocco dell’accordo con il Mercosur, il mercato comune sudamericano di cui sono membri Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay. Il Parlamento europeo ha infatti votato per chiedere un parere alla Corte di giustizia dell’Unione europea riguardo alla compatibilità del patto, bloccando di fatto il processo di ratifica per un periodo tra i 18 e i 24 mesi.
“È necessario che questi accordi di libero scambio siano anche protettivi. Ne è prova l’accordo in discussione con l’India: non c’è produzione agricola e questo è un bene”, ha dichiarato Annie Genevard, la ministra francese dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare. “Per quanto riguarda l’accordo di libero scambio con l’India, non c’è una classica parte agricola. Ed è proprio questo l’aspetto che, nel caso di Mercosur, è particolarmente sotto accusa”, ha aggiunto Gunther Krichbaum, il sottosegretario tedesco agli Affari europei.
Se l’agricoltura è un nodo sensibile per entrambe le parti, l’Ue dovrebbe cedere su alcune regole climatiche e determinati standard di qualità dei prodotti. L’India avrebbe chiesto esenzioni sui regolamenti che si applicano alle merci importate – come il meccanismo Cbam, la tassa sulle emissioni di carbonio incorporate in acciaio, alluminio, cemento, elettricità, fertilizzanti e idrogeno – e non riconoscerà le certificazioni agroalimentari sugli alimenti europei quali Dop, Igp, Stg e marchio biologico.









