ADR cinesi: ecco i fondi che rischiano di più con delisting - Borsa e Finanza

ADR cinesi: ecco i fondi che rischiano di più con delisting

ADR cinesi: ecco i fondi che rischiano di più con delisting

La questione del delisting delle ADR cinesi da Wall Street continua a tenere banco e sta condizionando il comportamento di molti hedge fund. Alcuni stanno studiando le contromisure più opportune, anche a scopo cautelativo per prevenire una soluzione così estrema. Ad esempio, chi possiede titoli che sono quotati sia nella Borsa di New York che in quella di Hong Kong sta procedendo gradualmente allo spostamento, liquidando le azioni da una parte e investendo il ricavato dall’altra. Chi ha invece capitale in ADR che non hanno la doppia quotazione, deve decidere se rischiare di subire le sanzioni una volta materializzata l’esclusione oppure se disinvestire gli asset in essere e puntare su altri titoli. 

Durante la scorsa settimana, da Pechino sono giunti segnali di maggiore collaborazione con le Autorità americane, rendendosi disponibile a consentire l’accesso alle informazioni delle proprie società che scambiano le loro azioni a Wall Street. Da parte della Securities and Exchange Commission però non vi è stato lo stesso atteggiamento conciliatorio. 

Il Regolatore statunitense aveva messo sotto osservazione 5 società cinesi, intimandole ad allinearsi agli standard contabili USA, pena l’espulsione dai listini. Vi sono 3 anni di tempo per mettersi in regola, ma da qui ad allora i rapporti tra Washington e Pechino potranno avere risvolti imprevisti, in considerazione degli sviluppi che avrà la guerra Russia-Ucraina, la quale finirà inevitabilmente per coinvolgere la Cina in qualche modo.

 

ADR cinesi: ecco i fondi più esposti

Quali sono gli hedge fund più esposti in caso di delisting? Secondo un’analisi di MorningStar Direct, il 16% del mercato degli ETF azionari cinesi del valore di 37 miliardi di dollari sarebbe esposto al rischio. Tra questi l’11% avrebbe azioni di pura quotazione ADR. La maggiore esposizione ce l’ha l’ETF Golden Dragon China di Invesco da 212 miliardi di dollari, con gli ADR cinesi che rappresentano il 97% del portafoglio, di cui il 20,9% senza una doppia quotazione. Al secondo posto troviamo il CSI China Dragon Internet da 21,5 milioni di dollari di Samsung con il 54%. Il CSI China Internet ETF di KraneShares da 6,9 miliardi di dollari, invece è esposto al 29%, dopo aver già convertito la maggior parte delle partecipazioni ADR nelle loro controparti quotate a Hong Kong. Si prevede che il portafoglio sarà composto esclusivamente da aziende quotate a Hong Kong entro la fine dell’anno.

Delle 5 società che la SEC ha messo in black list nelle scorse settimane e che sarebbero destinate al delisting, è iShares MSCI China di BlackRock da 6,4 miliardi di dollari il più grande proprietario tra i fondi.

 

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