Il contesto globale dall’inizio dell’anno è stato segnato dall’incertezza geopolitica e una volatilità persistente, alla quale il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha contribuito con le sue scelte e i suoi comportamenti. Già prima del suo avvento, tuttavia, lo scenario presentava delle complessità, a cominciare dal conflitto tra Russia e Ucraina. Si sono aggiunti, nella prima metà del 2025, la guerra commerciale e lo scontro tra Israele e Iran. “Pertanto – ha riassunto Enzo Corsello, responsabile Italia di AllianzGI – la volatilità rimarrà ancora con noi”.
Il che non significa che le cose vadano male. Al contrario, come ha sottolineato il manager, “i mercati sono scesi e sono saliti ma li ritroviamo grosso modo dove li avevamo lasciati prima del Liberation day di aprile, quello in cui Donald Trump ha annunciato i dazi reciproci”.
Corsello ha osservato che oggi ci si trova in un’espansione economica guidata dal reddito (income driven) mentre in precedenza si era in uno scenario di crescita credit driven. Come conseguenza, il nuovo contesto espone i mercati a rischi inflazionistici più persistenti mentre la crescita non appare più una preoccupazione e una recessione non rientra al momento tra i rischi visibili. “Al contrario – ha spiegato – la crescita economica rimane resiliente e le imprese sono patrimonialmente più forti mentre i governi, a cominciare dagli Stati Uniti e dalla Germania, ma anche Cina e Giappone, sono molto più attivi sul fronte fiscale”.
AllianzGI sottopesa l’azionario Usa
La concentrazione del mercato statunitense su alcuni settori, ma anche la concentrazione a livello globale sugli Stati Uniti, invita a essere prudenti sull’azionario a stelle e strisce. Già nel primo semestre dell’anno c’è stato un trasferimento di capitali verso l’Europa e i mercati emergenti che dovrebbe continuare. “Questo non vuol dire – ha sottolineato Corsello – abbandonare gli Stati Uniti, la cui centralità rimane inamovibile”.
AllianzGI si presenta ai nastri di partenza del secondo semestre del 2025 con un sottopeso sull’azionario statunitense, rispetto all’indice MSCI World. Ciò significa, come ha spiegato il manager di AllianzGI, una quota comunque superiore al 50% visto che il benchmark arriva decisamente oltre. “D’altronde non si può ignorare il mercato statunitense” ha precisato.
In ogni caso, è in opera una ricomposizione della leadership settoriale e geografica sui mercati azionari che porta l’asset manager ad aumentare le esposizioni verso l’Europa e il sudest asiatico, aree che beneficiano sia delle valutazioni più attraenti che di politiche fiscali espansive.
“L’Europa, storicamente lenta nel reagire, ha dimostrato invece capacità di azione rapida anche se dettate come sempre da situazioni emergenziali, mentre la Cina si sta muovendo in chiave difensiva rispetto alle tensioni con l’amministrazione Trump” ha evidenziato Corsello. Per quanto riguarda la Repubblica popolare, appare particolarmente interessante il settore tech cinese, alternativa più conveniente a quello statunitense.
In Europa, invece, difesa e banche emergono come comparti solidi, supportati da spese pubbliche crescenti e patrimonializzazione robusta. Una nota, infine, sulle infrastrutture, tornate ad avere un ruolo centrale nel quadro di rilancio della spesa pubblica europea, con impegni “mai visti dalla caduta del Muro di Berlino”.
Su questo tema Corsello ha preannunciato il lancio di nuovi prodotti ELTIF infrastrutturali da parte di AllianzGI, con l’obiettivo di canalizzare i flussi pubblici verso asset materiali connessi a sicurezza energetica, difesa e transizione tecnologica.
Obbligazionario: duration corta e inflation-linked
Dal punto di vista obbligazionario, AllianzGI rileva un mercato in trading range, con volatilità contenuta. Il 2025 sarà ancora dominato da curve piatte e irripidimenti selettivi, soprattutto in Europa dove la Bce ha già iniziato il ciclo di taglio dei tassi. La Fed, al contrario, potrebbe intervenire solo a partire da ottobre 2025, con un soft landing che mantiene stabile il quadro macro. Il rischio di volatilità dell’inflazione e l’incremento del premio per il rischio sono infatti aumentati, spinti dalla crescente esposizione al debito pubblico.
“Non è un caso – nota Corsello – che i Treasury statunitensi rendano oggi intorno al 4,3% contro il 4,2% del 2022, quando l’inflazione era quasi in doppia cifra e la politica monetaria diventava restrittiva”.
Il “dividendo della pace è finito – prosegue – . Le tensioni tra Stati Uniti e Cina, il conflitto in Medio Oriente e la riorganizzazione delle catene produttive globali comportano una frammentazione geopolitica di lungo periodo. In questo scenario, la sola relazione tassi-rendimenti non basta più a spiegare il prezzo dei Treasury o dei Bund”.
Massimiliano Maxia, senior fixed income product specialist di AllianzGI, vede valore nel credito investment grade, sostenuto dai solidi fondamentali societari, e nelle obbligazioni in valuta locale, ipotizzando una prosecuzione della debolezza del dollaro. Sul fronte dei titoli governativi, meglio l’Europa che gli Stati Uniti, sempre per una questione ci cambio valutario. Il rendimento ottenibile investendo in Treasury, pur partendo da un livello elevato, si riduce una volta tradotto in euro e le coperture non convengono.
Nel complesso il gestore tedesco privilegia duration contenute, tra 1 e 5 anni, focalizzandosi su obbligazioni di Paesi con tassi reali positivi e carry rispetto al dollaro. La componente corporate investment grade rimane attraente, offrendo un extra-rendimento rispetto alla governativa, in assenza di scenari recessivi. I Btp italiani, in particolare, beneficiano di rendimenti interessanti e sottoscrizioni solide. I Btp dovrebbero continuare a performare bene con il rischio principale rappresentato da accelerazioni dell’inflazione.









