Asset cinesi: per gli investitori la tregua commerciale non basta

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La de-escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina ha spostato l’attenzione sugli asset cinesi, in un contesto molto delicato per gli investitori. L’euforia per l’accordo che ha portato a  congelare i dazi reciproci per 90 giorni è stata smorzata dal fatto che molti ora si attendono che gli stimoli di Pechino per rilanciare l’economia cinese barcollante possano venire meno. Inoltre, a bocce ferme, c’è da considerare che durante il periodo di tregua sarà necessario raggiungere un accordo per evitare che le tariffe vengano riproposte. “I principali venti contrari sarebbero che i negoziati richiedano più tempo del previsto, mentre la Cina non ha offerto misure di stimolo efficaci per stabilizzare l’economia”, ha affermato Eva Lee, responsabile delle azioni della Grande Cina presso Ubs Global Wealth Management. Per questo, riferendosi alle azioni, l’esperta ha detto che “il rialzo può essere limitato, a meno che non arrivi ulteriore sostegno politico”.

 

Asset cinesi: un giro d’orizzonte

Qual è il punto di vista degli investitori sugli asset cinesi? Ecco uno sguardo che delinea le posizioni per ogni asset class.

 

Azioni

Secondo gli analisti, l’aumento dei dazi avrà effetti negativi sulla domanda dei consumatori e quindi sui profitti delle aziende. In un contesto di incertezza su quali saranno le tariffe finali, i gestori dei fondi si manterranno sui settori difensivi e orientati al mercato interno per contenere eventuali ribassi. “L’umore del mercato indica ulteriore volatilità in vista con i fondamentali in secondo piano”, ha detto Elizabeth Kwik, direttore degli investimenti sulle azioni asiatiche di Aberdeen Investments. “Continuiamo a privilegiare le società con un’esposizione prevalentemente domestica e dove abbiamo una maggiore visibilità degli utili”.

 

Yuan

Dopo la pausa nella guerra commerciale, lo yuan si è rafforzato e gli strategist sono diventati più ottimisti sulle prospettive della valuta. Le aspettative, però, sono che le autorità cinesi gestiscanoasset ma attentamente la tendenza al rialzo nell’ambito di una politica di controllo e contenimento delle oscillazioni, per evitare afflussi massicci. “È difficile pensare che la Cina consenta un significativo apprezzamento dello yuan, soprattutto considerando che il mercato immobiliare locale rimane debole”, ha detto Ju Wang, responsabile della strategia FX e dei tassi della Grande Cina presso Bnp Paribas.

 

Titoli di Stato

I titoli di Stato hanno perso valore e i rendimenti sono aumentati dopo l’annuncio dell’accordo, in quanto gli investitori hanno smorzato la domanda di beni rifugio. Tuttavia, gli osservatori di mercato ritengono che i rendimenti potrebbero scivolare di nuovo, scontando  un maggiore allentamento monetario per stimolare la domanda interna debole. “C’è ancora spazio per un calo dei rendimenti obbligazionari cinesi, dato che la pressione deflazionistica persisterà con i dazi imposti alla Cina”, ha detto Cary Yeung, responsabile del reddito fisso Greater China di Pictet Asset Management. “La tariffa del 30% ancora in vigore continuerà a rallentare la crescita della Cina. Pertanto, ci aspettiamo che la politica monetaria accomodante persista, il che è vantaggioso per i rendimenti obbligazionari”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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