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L’asset management perde la sfida dei costi, la strada per reagire

Nell'immagine delle pedine colorate sono raggruppate su un tavolo all'interno di cerchi di diverse dimensioni

L’industria dell’asset management potrebbe essere soddisfatta di come sono andate le cose nel 2023. A livello globale gli asset in gestione sono saliti a 120mila miliardi di dollari, dopo la discesa a 106.000 miliardi del 2022. Una performance ottima e tuttavia non sufficiente a cancellare uno scenario che non ha smesso di deteriorarsi. Gli asset manager si trovano infatti stretti tra la forte concorrenza che genera pressione sulle commissioni e l’aumento dei costi.

I numeri contenuti nell’edizione 2024 del Global Asset Management Report di BCG sono lì a testimoniarlo. Nonostante la crescita delle masse in gestione i ricavi sono saliti appena dello 0,2% nel 2023 rispetto al 2022. I costi, per contro, sono saliti del 4,3%. Il bilancio complessivo è una riduzione dei profitti dell’8,1%.

Per il futuro c’è da stare poco allegri. Perché se è vero che le masse in gestione sono aumentate, e altrettanto vero che la concorrenza dei prodotti a costi inferiori (i fondi passivi) e di quelli che si pongono obiettivi di rendimento più elevati (private market funds), riduce lo spazio vitale per l’industria dei fondi comuni. La via d’uscita? Crescere dimensionalmente, secondo gli analisti del BCG che vedono nel futuro dell’industria una fase di forte consolidamento, e seguire la strada delle 3 P: produttività, personalizzazione, private markets.

 

Il fallimento della corsa alla novità di prodotto

Di sicuro una strategia che si è rivelata fallimentare è quella del lancio di prodotti nuovi per differenziarsi dalla concorrenza. Sia perché oggi è difficile trovare qualcosa di veramente nuovo, a meno che non esploda sul mercato un tema come quello dell’intelligenza artificiale, sia perché alcune novità appaiono delle pure forzature.

Peraltro, come evidenziato dalla ricerca del BCG, gli investitori hanno mostrato di preferire i prodotti consolidati e con una comprovata affidabilità, nonostante tutti gli sforzi di marketing profusi dall’industria dell’asset management nel lanciare l’ultima novità. Solo il 37% di tutti i fondi comuni lanciati nel 2013 risulta ancora esistente. Nel 2010 il “tasso di sopravvivenza” dei fondi lanciati dieci anni prima era del 60%.

Ogni fondo comune deve scontrarsi con la preferenza degli investitori per i prodotti a minor costo. In questo finora i fondi passivi sono risultati imbattibili e tanti asset manager si sono dotati di una divisione dedicata, con il conseguente rischio di cannibalizzazione delle proposte attive, più costose. La preferenza degli investitori per la gestione passiva è evidente nel dato sulla raccolta netta 2023: il 70% del totale (fondi comuni + ETF) è finita in ETF.

È anche per la concorrenza degli ETF che la pressione sulle commissioni non accenna a diminuire. Nel 2023 la commissione media è stata di 22 punti base, in calo rispetto ai 25 del 2015 e ai 26 del 2010. Ha concorso alla contrazione anche la diffusione dei prodotti di risparmio monetario e obbligazionari, in seguito al ritorno in auge del mercato dei bond, che hanno commissioni inferiori rispetto ai prodotti azionari.

 

Le 3 P che portano al consolidamento nell’asset management

Già l’edizione 2023 dello studio il BCG indicava nelle 3 P – produttività, personalizzazione e private markets – la ricetta che potrebbe portare l’asset management fuori dalle secche. I gestori dovrebbero aumentare la produttività, personalizzare l’engagement con i clienti ed espandersi nei mercati privati che nel 2023 hanno rappresentato oltre 24.000 miliardi di asset in gestione e il 20% dell’asset under management complessivo, l’unico segmento del mercato insieme ai fondi passivi a guadagnare quote di mercato dal 2022 al 2023.

Secondo le proiezioni del BCG, nel 2028 gli aum dei mercati privati dovrebbero raggiungere quota 38.000 miliardi coprendo il 23% del patrimonio in gestione a livello globale. Ancora più evidente è l’importanza che i mercati privati hanno sul fronte della generazione di fatturato e profitti. Già nel 2023, con una quota di mercato del 20%, i private markets hanno generato il 54% dei ricavi dell’industria.

In questo percorso verso le 3 P oggi gli asset manager hanno la fortuna di poter essere aiutati dall’intelligenza artificiale, integrandola nelle loro operazioni. Infatti, secondo gli analisti del BCG, l’IA può migliorare la produzione permettendo di prendere decisioni migliori e più veloci, può essere utilizzata per creare e gestire portafogli personalizzati su larga scala e per adattare l’esperienza del cliente. Inoltre, l’IA può migliorare l’efficienza dei team di deal nei mercati privati e aumentare la loro capacità di generare valore.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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