Le azioni dei produttori di auto tedeschi sono scesi oggi alla Borsa di Francoforte, invertendo la rotta dopo un inizio scintillante legato all’accordo commerciale siglato ieri tra Stati Uniti e Unione europea. Il presidente Usa Donald Trump ha salutato il compromesso raggiunto come il più grande accordo commerciale mai fatto, che si rivelerà “ottimo” per il settore delle auto. Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha parlato di un “buon accordo” dopo negoziati difficili. Quanto stabilito tra le due sponde dell’Atlantico è un abbassamento dei dazi generali imposti dagli Stati Uniti sulle merci importate dai Paesi Ue dal 30% (tariffa che avrebbe dovuto partire il primo agosto) al 15%.
In questo articolo:
- Le case automobilistiche tedesche respirano
- Auto: ancora alcune zone d’ombra
Le case automobilistiche tedesche respirano
Volkswagen, Bmw e Mercedes-Benz hanno tirato un sospiro di sollievo sui dazi. Le tre case automobilistiche tedesche sono le più coinvolte. Da quando Trump ha deciso i prelievi ad aprile, per il settore europeo dell’automotive è iniziato un calvario fatto di costi aggiuntivi per miliardi di dollari e di una catena di approvvigionamento più complessa. Molte di esse hanno abbassato la guidance per il 2025. L’ultima in ordine temporale è stata Volkswagen, che venerdì ha tagliato le prospettive di profitto per l’intero anno perché i dazi hanno colpito i marchi Porsche e Audi, le quali importano tutte le auto vendute negli Stati Uniti.
Secondo quanto riportato dall’analista di Bloomberg Intelligence, Michael Dean, Bmw e Mercedes beneficeranno di esenzioni tariffarie per circa 185 mila auto, mentre tutto il settore europeo otterrà un aumento dei guadagni di 4 miliardi di euro.
Secondo Matthias Schmidt, analista automobilistico e fondatore di Schmidt Automotive Research, quello raggiunto tra Washington e Bruxelles è “il miglior risultato in base a quella che era una brutta situazione”. A suo avviso, “gli amministratori delegati tedeschi dormiranno meglio rispetto a quanto non abbiano fatto nelle ultime settimane”.
Rella Suskin, analista azionario di Morningstar, ha affermato che quanto concordato probabilmente andrà a vantaggio delle case automobilistiche dell’Ue che dipendono maggiormente dalle esportazioni negli Usa. “Stimiamo che Mercedes, Bmw e Volkswagen, in quest’ordine, siano i beneficiari più significativi di questo accordo commerciale, con una quota maggiore di importazioni dall’Europa negli Stati Uniti rispetto al Messico e/o al Canada”, ha affermato.
Auto: ancora alcune zone d’ombra
Gli esperti del settore concordano sul fatto che si tratti dell’accordo migliore possibile, stando a come si stavano mettendo le cose nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa. Tuttavia, rimangono delle criticità. La nuova aliquota è significativamente più alta rispetto al 2,5% che era in vigore prima che Trump iniziasse “il gioco” dei dazi. Volkswagen si è già impegnata a investire di più negli Stati Uniti, specialmente con il marchio Audi. Anche Mercedes ha annunciato l’intenzione di spostare la produzione del suo suv GLC nella sua fabbrica in Alabama.
Secondo Rico Luman, economista senior del settore trasporti e logistica presso la banca olandese Ing, la nuova aliquota tariffaria del 15% sulle auto esportate dall’Ue negli Stati Uniti è chiaramente migliore del 27,5%, ma rappresenta ancora “un onere significativo”. “I margini sono sotto pressione in un mercato che presenta sfide multiple e il conto non può essere completamente trasferito ai clienti senza perdite di volumi”, ha detto. Tra l’altro, “l’indebolimento del dollaro rende anche le importazioni di auto statunitensi più costose e complica le cose. Ecco perché le case automobilistiche globali sono tutte alla ricerca di modi per adeguare la produzione all’interno delle strutture attuali”, ha aggiunto.
Il presidente dell’Associazione tedesca dell’industria automobilistica, Hildegard Müller, considera positivo il fatto che sia stata evitata una disputa commerciale transatlantica. “Tuttavia, è anche chiaro che la tariffa statunitense del 15% costerà alle aziende automobilistiche tedesche miliardi di dollari all’anno e imporrà loro un onere nel bel mezzo della loro trasformazione”, ha aggiunto.









