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Azioni cinesi: ecco quanto hanno perso i grandi investitori dopo il sell-off

Azioni cinesi: ecco quanto hanno perso i grandi investitori dopo il sell-off

La nomina di Xi Jinping a Presidente della Cina per la terza volta consecutiva ha traumatizzato gli investitori, che si sono trovati improvvisamente davanti a una catastrofe delle azioni cinesi. Nella prima seduta della settimana l’indice NASDAQ Golden Dragon, che replica le azioni cinesi quotate a Wall Street, è naufragato con una perdita del 14,4%, la più grande mai registrata in un giorno. Il mercato si è accanito contro le più grandi società tecnologiche del Dragone, ovvero Alibaba, Tencent, Meituan, JD.com, Baidu, Pinduoduo e NIO, le cui azioni sono precipitate con un passivo a due cifre.

Ciò che sta preoccupando gli investitori non è tanto il terzo mandato conferito a Xi Jinping, quanto il fatto che il leader del Partito Comunista cinese ha rafforzato la sua leadership attraverso la nomina di tutti lealisti nel comitato permanente del Politburo. Questo ha un significato ben preciso per il mercato: Xi non vuole contrasti nel perseguimento della sua politica, anche se questa sarà estremamente repressiva per il settore tech come lo è stata negli ultimi due anni.

 

Azioni cinesi: per i grandi investitori è notte fonda

Con il crollo delle azioni cinesi, sono molti ora i grandi investitori che si stanno leccando le ferite. Uno di questi è l’hedge fund Tiger Global di Chase Coleman, che in portafoglio detiene come prima posizione le azioni del gruppo di commercio elettronico pechinese JD.com. Il titolo ha chiuso l’ultima seduta con un tonfo di oltre il 13%, il che significa una perdita di 168 milioni di dollari per Tiger. L’hedge fund detiene oltre 30 milioni di azioni in JD.com, stando ai dati del 30 giugno. Allora il valore del pacchetto era circa di 2 miliardi di dollari ma, se le azioni sono state mantenute in portafoglio, ora tale valore è sceso di più di 800 milioni di dollari, senza contare la perdita di ieri. Nelle prime 10 posizioni, Tiger detiene anche le azioni del sito web Kanzhun, che ieri hanno perso il 23%, e il titolo Li Auto, sceso del 17%.

Un altro investitore che ha dovuto fare i conti con grosse perdite è la società d’investimento scozzese Baillie Gifford. Nella top ten dei maggiori investimenti dell’azienda al 30 settembre figuravano le azioni di Meituan e quelle di Tencent, crollate del 14% nella seduta di lunedì. Già cinque mesi fa il gestore del fondo, Tom Slater, si è dichiarato pentito di aver ridotto le partecipazioni nelle società occidentali di piattaforme online piuttosto che nelle equivalenti cinesi. Dopo quanto successo in queste ore, il rammarico sarà doppio.

Tra gli sconfitti figura anche Charlie Munger, socio in affari di Warren Buffett e Direttore del Daily Journal. Il 98enne imprenditore aveva contribuito all’investimento del giornale in azioni Alibaba. Al 30 settembre, la catena di quotidiani con sede a Los Angeles disponeva di una partecipazione di 300 mila azioni nell’e-commerce cinese del valore di circa 24 milioni di dollari, dopo che aveva venduto la metà delle quote durante l’anno. In occasione della riunione annuale del Daily Journal, Munger aveva affermato: “La Cina è una nazione grande e moderna. Ha una popolazione enorme e c’è un’enorme modernità che è arrivata negli ultimi 30 anni. Abbiamo investito un po’ di denaro in Cina perché potremmo ottenere più valore in termini di forza dell’impresa sul prezzo della sicurezza di quanto potremmo ottenere negli Stati Uniti”. Dopo che Alibaba ha perso circa due terzi del suo valore negli ultimi 12 mesi e il 12,5% solo ieri, chissà se Munger la vede allo stesso modo.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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