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Azioni e obbligazioni: i movimenti di mercato ricordano gli anni ’70

Azioni e obbligazioni: i movimenti di mercato ricordano gli anni '70

Azioni e obbligazioni stanno avendo un andamento anomalo in questi ultimi tempi. I prezzi delle azioni vanno in direzione opposta al rendimento delle obbligazioni. Solitamente tassi più alti sul mercato riflettono un’economia forte, con crescenti aspettative inflazionistiche e una domanda economica robusta. Questo significa che gli utili aziendali tendono ad aumentare, facendo salire il valore delle quotazioni azionarie.

Il problema è che adesso i maggiori rendimenti delle obbligazioni determinano un calo delle azioni. La ragione è data dal fatto che l’inflazione è cresciuta troppo, per effetto del rally esagerato del prezzo delle materie prime, alimentato dalla guerra Russia-Ucraina. Quindi i rendimenti più alti sul mercato obbligazionario, dettati dalle svendite dei titoli e dalla richiesta degli investitori di ritorni maggiori per coprire il peso dell’inflazione, non sono indici di forza economica ma anzi denunciano storture nel mercato della domanda e dell’offerta.

Di conseguenza, rappresentano una minaccia per la crescita, con gli investitori che si allontano dalle attività a rischio. Il PIL trimestrale americano corretto per l’inflazione sta mostrando che il carovita sta sgretolando i valori, che risultano fortemente influenzati da una lievitazione dei costi lungo tutta la catena produttiva.

 

Perché la situazione odierna ricorda gli anni ’70

Una situazione di questo tipo è rara a trovarsi in altre epoche storiche eccezion fatta per gli anni ’70, che sono stati contrassegnati da 2 violenti shock petroliferi. Allora l’inflazione salì in media del 10% durante il decennio, determinando ben 2 recessioni. E anche in quel periodo azioni e obbligazioni si mossero in maniera strana, con rendimenti alti ed equity in calo.

Tutto ciò dimostra come vi siano 2 tipologie di inflazione: una sana che è correlata all’aumento della domanda da parte dei consumatori, segnaletico di uno stato di salute dell’economia positivo e che accompagna la crescita di un Paese; una invece viziata da qualche forma di deficit, come quello determinato dai vincoli alla catena di approvvigionamento che si sta vivendo in questo periodo.

In altri termini, adesso come 50 anni fa è sul lato dell’offerta e non su quello della domanda che si gioca la partita sui prezzi al consumo. Ed è per questa ragione che l’intervento delle Banche centrali per calmierare l’economia difficilmente produce l’effetto sperato, anzi rischia seriamente di mandare un Paese in recessione utilizzando in maniera troppo aggressiva le leve di politica monetaria.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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