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Azioni europee: ecco perché dimenticarsi del rally di fine anno

Azioni europee: ecco perché dimenticarsi del rally di fine anno

Le azioni europee non attraggono più gli investitori. Secondo i dati forniti da EPFR Global, i fondi azionari europei hanno registrato otto mesi consecutivi di deflussi per un totale di 98 miliardi di dollari, corrispondenti al 6% delle attività in gestione. Per vedere una situazione di questo tipo bisogna tornare alla crisi del debito sovrano del 2011 e ciò potrebbe essere un vento contrario all’acquisto delle azioni in questo momento, secondo gli strateghi di Citigroup. Gli esperti sottolineano che, allorché in passato i deflussi sono arrivati al 6% del totale gestito, nei successivi 12 mesi si sono registrati importanti rialzi. Ad esempio l’indice MSCI Europe ha guadagnato quasi il triplo.

Questa volta invece sarà diverso. L’Europa sta vivendo una drammatica crisi energetica e la Banca centrale europea si trova costretta a inasprire la sua politica monetaria di fronte a un’inflazione aggressiva. Alcuni indicatori tecnici non aiutano. Ad esempio lo Stoxx 600 è sceso di oltre il 20% dal suo massimo storico di gennaio, entrando in un mercato definito ribassista. Anche se si trova in un territorio di ipervenduto, l’indicatore ha perso il supporto chiave di 400 punti e ciò potrebbe essere un segnale non positivo.

 

Azioni europee: la posizione delle banche d’affari

Le altre grandi banche d’affari manifestano poco ottimismo per le azioni europee nei prossimi mesi. La scorsa settimana gli strateghi di Bank of America hanno riferito di aspettarsi una crescita più debole, mentre un’indagine di questo mese sui gestori di fondi della banca ha riportato che le allocazioni alle azioni dell’area dell’euro sono scese a un sottopeso netto del 42%, la lettura più bassa mai registrata.

Anche gli strategist di Goldman Sachs hanno detto di aspettarsi guadagni in calo del 10% l’anno prossimo, mentre hanno gettato la spugna riguardo il rally di fine anno in Europa. “Il mercato azionario europeo raggiunge in media un minimo quando le azioni scambiano a un multiplo prezzo-utili a termine di 9,5 volte, il 13% al di sotto del livello attuale”, hanno scritto gli esperti.

Più possibilisti invece sono gli strateghi di Barclays che ieri in una nota hanno dichiarato che le azioni europee sono “molto economiche e in qualche modo prezzate al peggio”. Ciò significa che “il loro rischio-rendimento potrebbe essere inclinato positivamente rispetto alle azioni statunitensi più costose e ben possedute”. Tuttavia hanno aggiunto che se non si risolve la guerra Russia-Ucraina e quindi lo “shock delle condizioni commerciali”, sarà molto difficile che le valutazioni a buon mercato siano sufficienti per invertire le sorti dell’Europa.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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