Le azioni europee si apprestano a chiudere il 2024 con il più ampio divario negativo di performance rispetto alle azioni americane in oltre 20 anni. Quest’anno l’indice S&P 500 ha realizzato finora un guadagno del 26,86%, a fronte di un rialzo appena del 7,81% dello Stoxx 600.
Le Borse del Vecchio continente hanno pagato uno scenario sfavorevole che hanno messo sotto pressione società e azioni. La scarsa crescita economica dell’eurozona è stata uno dei fattori principali del sentiment negativo degli investitori, inasprito dalla persistenza delle guerre in corso in Ucraina e Medio Oriente. L’Europa ha subito anche gli effetti del rallentamento dell’economia cinese, con alcuni settori chiave come il lusso e l’automotive che hanno registrato un calo della domanda di Pechino. Tra l’altro, la guerra commerciale tra Bruxelles e il Dragone, scatenatasi dopo i dazi imposti sulle auto di importazione provenienti dalla Cina, rischia di peggiorare una situazione già al limite.
Oltre alle questioni di natura economica vi sono le crisi politiche nelle due locomotive d’Europa: Francia e Germania. I governi dei due Paesi sono affondati a causa dei dissidi nella maggioranza parlamentare che li sosteneva e nel 2025 si terranno nuove elezioni. Intanto, all’orizzonte si profilano i dazi che l’amministrazione Trump potrebbe imporre sulle importazioni europee, cosa che rischia di colpire molte aziende europee che vendono negli Stati Uniti.
Azioni europee: cosa succederà nel 2025?
Il gap di performance tra azioni americane ed europee verrà chiuso nel 2025? Secondo diversi gestori patrimoniali, c’è questa possibilità. Anzi, per gli investitori ciò rappresenta una grossa opportunità di profitto, se non altro perché gran parte delle aspettative negative è già ampiamente prezzata dai mercati. In particolare, le azioni europee potrebbero iniziare un forte rally qualora migliorasse il contesto economico e geopolitico.
“Crediamo che l’Europa potrebbe essere una sorpresa positiva per gli investitori sottoesposti”, ha detto Caroline Gauthier, co-head of equities di Edmond de Rothschild. “Siamo vicini a raggiungere un picco di negatività e questa è una buona notizia”. Della stessa opinione è Sonja Laud, direttrice degli investimenti di Legal & General Investment Management, il più grande gestore patrimoniale britannico con 1.500 miliardi di dollari di asset in gestione. “I livelli di valutazione in Europa sono ora molto più interessanti”, ha detto. Soprattutto “se il rallentamento della Cina si fermasse e i dazi statunitensi fossero meno punitivi di quanto temuto, i settori del mercato azionario come le case automobilistiche e i beni di lusso ne trarrebbero vantaggio”, ha sostenuto il gestore.
Un fattore che potrebbe portare gli investitori verso le azioni europee è la forte correzione che potrebbe interessare Wall Street nella prima metà del 2025, secondo Michael Hartnett, strategist di Bank of America. In una nota ai clienti, l’esperto ha scritto che “i potenziali dazi statunitensi spingeranno l’inflazione e i tassi di interesse Fed più in alto entro la primavera del 2025, innescando una corsa agli investimenti in alternative internazionali più economiche rispetto alle azioni statunitensi”.









