Azioni: non più value o growth ma difensive. Ecco perché

Azioni: non più value o growth ma difensive. Ecco perché

Azioni, non più value o growth ma difensive. Ecco perché

Dall’inizio del 2021, le quotazioni dei principali indici di Borsa statunitensi viaggiano in territorio negativo. Nello specifico l’S&P 500 sta lasciando sul terreno il 5,58%, il Dow Jones sta segnando il -4,83% e il NASDAQ 100 il -10,96%. La guerra tra Russia e Ucraina ha costituito il secondo shock esogeno in due anni dopo il Covid-19 e ha portato diverse istituzioni a tagliare le stime di crescita sul PIL globale.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, le ultime previsioni della Conference Board vedono il Prodotto Interno Lordo rallentare la sua crescita al 3% per il 2022 e al 2,3% nel 2023. Uno dei fattori che più pesa sull’economia a stelle e strisce è l’inflazione, che a febbraio ha raggiunto il 7,9%, massimi da 40 anni.

In questo quadro, la Fed ha iniziato a ritirare le sue misure ultra espansive e nell’ultima riunione (marzo 2022) ha alzato i tassi di interesse di 25 punti base per la prima volta dal 2018. Nel meeting di maggio inoltre, l’istituto centrale a stelle e strisce dovrebbe aumentare il costo del denaro di 50 punti base e iniziare la riduzione del suo bilancio da 9.000 miliardi di dollari. Per Marco Oprandi, Head of Cross Asset Solutions di Cirdan Capital, gli investitori dovrebbero scegliere le azioni difensive, indipendentemente dalla categorizzazione value o growth.

 

Azioni: 4 fattori per preferirle nell’attuale contesto

A dispetto dell’incertezza del quadro macroeconomico, i cali dell’azionario statunitense non sono così profondi come ci si potrebbe aspettare. Per Oprandi i motivi sono sostanzialmente quattro. In primo luogo, i tassi d’interesse reali, ossia i tassi d’interesse al netto dell’inflazione, che restano negativi. La rivincita dell’obbligazionario sull’equity sembra dunque ancora remota.

Le azioni non subirebbero direttamente l’impatto dei contesti di tassi in rialzo, visto che a livello globale il livello di indebitamento delle società quotate è basso.

In terzo luogo, è opportuno ricordare come l’azionario sia un mercato composto da asset che generano ricavi in funzione del PIL nominale. Quest’ultimo è una variabile storicamente in crescita, eccezion fatta per i periodi di recessione. Se ricavi e utili attesi sono destinati ad aumentare, miglioreranno sia il rapporto P/E utilizzato per valutarle sia la probabilità di stacco dei dividendi. Infine, rispetto al passato, è sicuramente un mercato più liquido, grazie alle politiche monetarie espansive dell’ultimo decennio e ad una più agile circolazione del denaro.

 

Non più value vs growth ma azioni difensive

Come testimoniano le performance da inizio 2022, gli investitori hanno privilegiato le azioni value rispetto a quelle growth. Tuttavia, l’Head of Cross Asset Solutions di Cirdan Capital, evidenzia come i titoli difensivi, indipendentemente dalla loro categorizzazione, siano da preferire. Questo perché, a prescindere dalla performance del mercato, sono soliti generare utili grazie alla continuativa domanda dei prodotti e/o servizi offerti. I difensivi tendono infatti ad essere slegati dalla volatilità del mercato e quindi risultano maggiormente stabili durante fasi come quella attuale rispetto ad altre categorie.

 

Non solo azioni difensive ma anche asset reali e opzioni put

L’asset allocation prediletta da Cirdan per il 2022 accosterà alle azioni difensive, ben diversificate geograficamente, asset reali anch’essi difensivi, come gli immobili, le materie prime e le infrastrutture. Generando flussi di cassa significativi, questi ultimi permettono all’investitore di essere remunerato in una forma di rendimento composto, ossia con i dividendi, invece che da una crescita del prezzo del titolo. Aggiungiamo anche una componente che possa coprire l’investitore dal rischio di forti ribassi, acquistando delle opzioni put, ad esempio sull’ indice S&P 500”, conclude Oprandi.

 

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