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Azioni USA: costose, ma meglio non venderle secondo Goldman Sachs

La statua in bronzo di un toro davanti a Wall Street. Foto di Alberto G. Rovi da Wikimedia Commons

Le azioni USA hanno dato grandi soddisfazioni agli investitori nel 2023 e il finale d’anno è stato brillante. La tentazione di portare a casa i guadagni in attesa di una normalizzazione dei livelli di valutazione elevati raggiunti è forte. Tuttavia per gli analisti di Goldman Sachs potrebbe essere un errore. Ci sono infatti almeno 8 ragioni per mantenere l’esposizione alle azioni USA. Ragioni che Sharmin Mossavari-Rahmani, responsabile dell’Investment Strategy Group, e Brett Nelson, responsabile dell’allocazione tattica del ISG, hanno illustrato nel corso della presentazione dell’outlook della banca USA.

 

Azioni USA: ecco perché è meglio tenerle in portafoglio

Alla fine del terzo trimestre dello scorso anno l’indice degli utili per azione trailing delle azioni USA (P/E) si attestava a quota 216. La seconda area maggiormente costosa era il Giappone a 165 mentre l’eurozona si posizionava a 116. Visto l’andamento del quarto trimestre la valutazione delle azioni dovrebbe essere cresciuta ancora. Questa considerazione potrebbe spingere gli investitori a uscire dall’azionario USA per aumentare le posizioni su altri mercati o su altre asset class. Per esempio la Cina, il cui mercato azionario soffre da anni e langue a un livello di P/E a 109.

Il grafico mostra l'andamento dei livelli PE trailing dal 2001 al 2023 in differenti aree geografiche. Gli USA sono passati da 50 a 216.
Il rapporto trailing PE in differenti aree geografiche – Fonte: ISG Goldman Sachs, Datastream

 

“Strategicamente siamo in sovrappeso sugli Stati Uniti. Rispetto all’indice MSCI All Country World, che pesa gli USA circa al 63%. Noi ci posizioniamo circa 11 punti percentuali sopra” chiarisce subito Sharmin Mossavari-Rahmani. La responsabile dell’ISG, insieme a Brett Nelson, procede poi a elencare le ragioni per cui “fidarsi” delle azioni USA. La prima ragione è forse la principale, è che non esiste una nazione né un mercato finanziario grande e forte come quello statunitense.

 

  1. La dimensione degli USA. Gli Stati Uniti hanno il PIL più grande del mondo, e i loro mercati finanziari i più grandi e liquidi, con oltre 70mila miliardi di dollari di asset tra azioni e obbligazioni. Dimensioni che li collocano in una posizione centrale unica rispetto a tutti gli altri.
  2. Potenza economica. La “diversificazione” non è solo un fondamento dell’investimento finanziario ma anche un punto di forza dell’economia di una nazione. La diversità dell’economia statunitense è un elemento fondamentale della sua superiorità. “Ad esempio gli Stati Uniti hanno più terre coltivabili di qualsiasi altro Paese – spiega Mossavar Rahmani – il che li rende il più grande esportatore di materie prime agricole. Sono il più grande produttore di petrolio e gas naturale con il 22% delle esportazioni globali di GNL. Con la presenza di settori come l’agricoltura, l’energia, l’innovazione tecnologica e altro ancora, gli Stati Uniti mostrano una robustezza economica che si riflette in una crescita continua degli utili per azione”
  3. Ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica. Gli Stati Uniti sono leader nella spesa per ricerca e sviluppo, soprattutto in ambito tecnologico come dimostra la leadership nelle vendite di semiconduttori (48%).
  4. Crescita degli utili e stabilità. Dal picco degli utili prima della grande crisi finanziaria nel 2007, le aziende USA sono riuscite a raddoppiare i profitti a fronte di una crescita ben più modesta per le società dell’MSCI All Country World ex-US. “Questo dimostra la capacità degli Stati Uniti di registrare una significativa crescita degli utili in vari settori, alimentando la stabilità e il potere di guadagno delle aziende” chiosa Brett Nelson. “La tendenza al rialzo degli utili è indicata come costante, a meno che non si verifichi una recessione o uno shock imprevisto” aggiunge Mossavari-Rahmani.
  5. Stabilità degli oneri finanziari. L’aumento dei tassi di interesse è visto come un pericolo per le aziende. Sale, infatti, l’onere dei loro finanziamenti. Tuttavia Rahmani sottolinea come il 92% del debito delle società quotate sull’S&P500 sia fisso. Ciò significa che sarebbero necessari diversi anni di tassi di interesse elevati per assistere a un rialzo del costo del debito.
  6. Prospettive economiche. Pur mantenendosi più prudenti rispetto agli altri analisi di mercato, gli esperti di Goldman Sachs hanno rivisto al ribasso le probabilità di recessione negli Stati Uniti al 30%, in calo dal 55% di inizio 2023. Lo scenario centrale della banca USA stima la crescita economica globale al 2,9% nel 2024 e all’1,9% negli Stati Uniti. Europa e Giappone rimarranno invece sotto l’1%. “La crescita del PIL USA è legata all’occupazione molto solida e al reddito da lavoro elevato che continueranno a spingere i consumi” afferma Mossavari-Rahmani. Esistono alcuni rischi su questo fronte, ma in fasi si espansione dell’economia gli utili delle imprese dovrebbero proseguire sul trend di crescita.
  7. Elezioni USA. L’anno elettorale degli USA è stato fonte di discussioni e confronti statistici. Per gli esperti di Goldman Sachs è importante distinguere le elezioni presidenziali in cui il presidente in carica si ripropone per un secondo mandato da quelle in cui tutti i contendenti sono al primo mandato. “Nel primo caso – spiega Nelson – per essere rieletti i presidenti al termine del primo mandato tendono ad adottare provvedimenti a favore dell’economia e dei mercati”.
  8. La partecipazione delle azioni al rally di Wall Street. L’ultimo elemento citato dagli esperti di Goldman Sachs per “fidarsi delle azioni USA” anche nel 2024 è il cambio di partecipazione delle azioni al rialzo verificatosi nell’ultima parte del 2023. “A ottobre l’indice S&P500 era in ribasso del 4% e poi ha terminato l’anno con un guadagno in doppia cifra”. A questo rialzo ha partecipato una parte più ampia del mercato e non solite 7 big tech. Questa osservazione è utile anche per chiarire il peso reale delle valutazioni delle azioni USA. “Mentre il rapporto P/E dei titoli tecnologici a maggiore capitalizzazione è sopra dl 17% circa rispetto alla media storica – riprende Nelson – tutti gli altri titoli dell’indice sono molto vicini ai livelli medi”. In altre parole, non sono sopravvalutati.
La tabella mostra le aspettative di crescita dell'ISG di Goldman Sachs e quelle di consensus per il 2024. Gli USA cresceranno almeno il doppio di altri Paesi sviluppati
Le previsioni di crescita del ISG di Goldman Sachs e quelle di consensus – Fonte: ISG Goldman Sachs

 

Dove arriverà l’S&P500?

Quale sarà il premio per chi rimane investito nelle azioni USA secondo gli strategist di Goldman Sachs? Sicuramente sarà inferiore rispetto alla performance vista nel 2023. Brett Nelson vede l’S&P500 a quota 5.000 punti entro la fine dell’anno, con un 20% di probabilità che si verifichi lo scenario più positivo e un altro 20% che si verifichi lo scenario negativo.

“Il caso positivo sarebbe essenzialmente quello in cui gli utili sono più forti di quanto atteso – precisa Nelson -. In questo caso la performance salirebbe nella parte alta della singola cifra. Il caso peggiore si paleserebbe se ci fosse uno shock esterno o una recessione forte non scontata dal mercato. Nel loro insieme, le nostre previsioni implicano una probabilità dell’80% che l’S&P 500 generi un rendimento superiore a quello della liquidità o delle obbligazioni quest’anno. E questo è un altro motivo per cui suggeriamo di rimanere investiti in azioni”.

Tra i rischi che potrebbero mettere in pericolo lo scenario descritto il responsabile dell’allocazione tattica del ISG cita in primo luogo la guerra in corso tra Israele e Hamas. “Siamo preoccupati che possa degenerare – spiega – coinvolgendo direttamente altri Paesi. Ciò potrebbe influenzare i prezzi del petrolio e, come conseguenza, il premio al rischio del mercato azionario. Siamo meno preoccupati sul fronte della guerra tra Russia e Ucraina, a meno che il sostegno occidentale a quest’ultima venga meno”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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