Le azioni USA hanno dato grandi soddisfazioni agli investitori nel 2023 e il finale d’anno è stato brillante. La tentazione di portare a casa i guadagni in attesa di una normalizzazione dei livelli di valutazione elevati raggiunti è forte. Tuttavia per gli analisti di Goldman Sachs potrebbe essere un errore. Ci sono infatti almeno 8 ragioni per mantenere l’esposizione alle azioni USA. Ragioni che Sharmin Mossavari-Rahmani, responsabile dell’Investment Strategy Group, e Brett Nelson, responsabile dell’allocazione tattica del ISG, hanno illustrato nel corso della presentazione dell’outlook della banca USA.
Azioni USA: ecco perché è meglio tenerle in portafoglio
Alla fine del terzo trimestre dello scorso anno l’indice degli utili per azione trailing delle azioni USA (P/E) si attestava a quota 216. La seconda area maggiormente costosa era il Giappone a 165 mentre l’eurozona si posizionava a 116. Visto l’andamento del quarto trimestre la valutazione delle azioni dovrebbe essere cresciuta ancora. Questa considerazione potrebbe spingere gli investitori a uscire dall’azionario USA per aumentare le posizioni su altri mercati o su altre asset class. Per esempio la Cina, il cui mercato azionario soffre da anni e langue a un livello di P/E a 109.

“Strategicamente siamo in sovrappeso sugli Stati Uniti. Rispetto all’indice MSCI All Country World, che pesa gli USA circa al 63%. Noi ci posizioniamo circa 11 punti percentuali sopra” chiarisce subito Sharmin Mossavari-Rahmani. La responsabile dell’ISG, insieme a Brett Nelson, procede poi a elencare le ragioni per cui “fidarsi” delle azioni USA. La prima ragione è forse la principale, è che non esiste una nazione né un mercato finanziario grande e forte come quello statunitense.
- La dimensione degli USA. Gli Stati Uniti hanno il PIL più grande del mondo, e i loro mercati finanziari i più grandi e liquidi, con oltre 70mila miliardi di dollari di asset tra azioni e obbligazioni. Dimensioni che li collocano in una posizione centrale unica rispetto a tutti gli altri.
- Potenza economica. La “diversificazione” non è solo un fondamento dell’investimento finanziario ma anche un punto di forza dell’economia di una nazione. La diversità dell’economia statunitense è un elemento fondamentale della sua superiorità. “Ad esempio gli Stati Uniti hanno più terre coltivabili di qualsiasi altro Paese – spiega Mossavar Rahmani – il che li rende il più grande esportatore di materie prime agricole. Sono il più grande produttore di petrolio e gas naturale con il 22% delle esportazioni globali di GNL. Con la presenza di settori come l’agricoltura, l’energia, l’innovazione tecnologica e altro ancora, gli Stati Uniti mostrano una robustezza economica che si riflette in una crescita continua degli utili per azione”
- Ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica. Gli Stati Uniti sono leader nella spesa per ricerca e sviluppo, soprattutto in ambito tecnologico come dimostra la leadership nelle vendite di semiconduttori (48%).
- Crescita degli utili e stabilità. Dal picco degli utili prima della grande crisi finanziaria nel 2007, le aziende USA sono riuscite a raddoppiare i profitti a fronte di una crescita ben più modesta per le società dell’MSCI All Country World ex-US. “Questo dimostra la capacità degli Stati Uniti di registrare una significativa crescita degli utili in vari settori, alimentando la stabilità e il potere di guadagno delle aziende” chiosa Brett Nelson. “La tendenza al rialzo degli utili è indicata come costante, a meno che non si verifichi una recessione o uno shock imprevisto” aggiunge Mossavari-Rahmani.
- Stabilità degli oneri finanziari. L’aumento dei tassi di interesse è visto come un pericolo per le aziende. Sale, infatti, l’onere dei loro finanziamenti. Tuttavia Rahmani sottolinea come il 92% del debito delle società quotate sull’S&P500 sia fisso. Ciò significa che sarebbero necessari diversi anni di tassi di interesse elevati per assistere a un rialzo del costo del debito.
- Prospettive economiche. Pur mantenendosi più prudenti rispetto agli altri analisi di mercato, gli esperti di Goldman Sachs hanno rivisto al ribasso le probabilità di recessione negli Stati Uniti al 30%, in calo dal 55% di inizio 2023. Lo scenario centrale della banca USA stima la crescita economica globale al 2,9% nel 2024 e all’1,9% negli Stati Uniti. Europa e Giappone rimarranno invece sotto l’1%. “La crescita del PIL USA è legata all’occupazione molto solida e al reddito da lavoro elevato che continueranno a spingere i consumi” afferma Mossavari-Rahmani. Esistono alcuni rischi su questo fronte, ma in fasi si espansione dell’economia gli utili delle imprese dovrebbero proseguire sul trend di crescita.
- Elezioni USA. L’anno elettorale degli USA è stato fonte di discussioni e confronti statistici. Per gli esperti di Goldman Sachs è importante distinguere le elezioni presidenziali in cui il presidente in carica si ripropone per un secondo mandato da quelle in cui tutti i contendenti sono al primo mandato. “Nel primo caso – spiega Nelson – per essere rieletti i presidenti al termine del primo mandato tendono ad adottare provvedimenti a favore dell’economia e dei mercati”.
- La partecipazione delle azioni al rally di Wall Street. L’ultimo elemento citato dagli esperti di Goldman Sachs per “fidarsi delle azioni USA” anche nel 2024 è il cambio di partecipazione delle azioni al rialzo verificatosi nell’ultima parte del 2023. “A ottobre l’indice S&P500 era in ribasso del 4% e poi ha terminato l’anno con un guadagno in doppia cifra”. A questo rialzo ha partecipato una parte più ampia del mercato e non solite 7 big tech. Questa osservazione è utile anche per chiarire il peso reale delle valutazioni delle azioni USA. “Mentre il rapporto P/E dei titoli tecnologici a maggiore capitalizzazione è sopra dl 17% circa rispetto alla media storica – riprende Nelson – tutti gli altri titoli dell’indice sono molto vicini ai livelli medi”. In altre parole, non sono sopravvalutati.

Dove arriverà l’S&P500?
Quale sarà il premio per chi rimane investito nelle azioni USA secondo gli strategist di Goldman Sachs? Sicuramente sarà inferiore rispetto alla performance vista nel 2023. Brett Nelson vede l’S&P500 a quota 5.000 punti entro la fine dell’anno, con un 20% di probabilità che si verifichi lo scenario più positivo e un altro 20% che si verifichi lo scenario negativo.
“Il caso positivo sarebbe essenzialmente quello in cui gli utili sono più forti di quanto atteso – precisa Nelson -. In questo caso la performance salirebbe nella parte alta della singola cifra. Il caso peggiore si paleserebbe se ci fosse uno shock esterno o una recessione forte non scontata dal mercato. Nel loro insieme, le nostre previsioni implicano una probabilità dell’80% che l’S&P 500 generi un rendimento superiore a quello della liquidità o delle obbligazioni quest’anno. E questo è un altro motivo per cui suggeriamo di rimanere investiti in azioni”.
Tra i rischi che potrebbero mettere in pericolo lo scenario descritto il responsabile dell’allocazione tattica del ISG cita in primo luogo la guerra in corso tra Israele e Hamas. “Siamo preoccupati che possa degenerare – spiega – coinvolgendo direttamente altri Paesi. Ciò potrebbe influenzare i prezzi del petrolio e, come conseguenza, il premio al rischio del mercato azionario. Siamo meno preoccupati sul fronte della guerra tra Russia e Ucraina, a meno che il sostegno occidentale a quest’ultima venga meno”.









